Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Lo scorso 21 novembre di 15 anni fa viene firmato a Dayton, nello stato americano dell'Ohio, l'Accordo quadro generale per la pace in Bosnia, conosciuto come l'Accordo di pace di Dayton, con il quale ufficialmente si chiude la guerra in BiH che durava da…
Lo scorso 21 novembre di 15 anni fa viene firmato a Dayton, nello stato americano dell'Ohio, l'Accordo quadro generale per la pace in Bosnia, conosciuto come l'Accordo di pace di Dayton, con il quale ufficialmente si chiude la guerra in BiH che durava da oltre tre anni e mezzo. Seduti allo stesso tavolo presso la base militare Right-Peterson a Dayton, dopo negoziati di tre settimane, il Presidente della Repubblica della BIH, Alija Izetbegovic, della Croazia Franjo Tudjman e della Serbia, Slobodan Milosevic, alla presenza dell'allora segretario americano statale Warren Cristopher. Ufficialmente l'accordo è stato firmato tre settimane più tardi, il 14 Dicembre del 1995, presso il Palazzo dell'Eliseo a Parigi. L'accordo preliminare è stato il frutto delle trattative che duravano da tre settimane, con le quali i leader dei paesi balcanici si sono accordati insieme con i rappresentanti americani che “la Bosnia venga divisa in due entità, Republika Srpska e Federazione BiH”. I firmatari si sono impegnati a regolare i rapporti reciproci, sulla base della Carta ONU, dell'Atto finale di Helsinki e di altri documenti di OSCE, nonché ogni altra controversia in maniera pacifica. Uno dei principi più elementari su cui si basa l'Accordo di Dayton è la divisione della Bosnia su base territoriale, affidando il 51 per cento del territorio alla Federazione e il 49 per cento alla Repubblica Srpska, coordinata dal cosiddetto gruppo di contatto. I principali partecipanti, oltre ad Izetbegovic, Milosevic e Tudjman, erano principale ol mediatore americano Richard Holbrook e generale Wesley Clark.La delegazione di RS era costituita allora dal Vice Presidente della Srpska, Nikola Koljevic, dal presidente di Assemblea nazionale Momcilo Krajisnik,dal ministro di affari esteri Aleksa Buha, dall'esperto legislativo Radomir Lukic, dall'esperto per le questioni di confini, Vladimir Lukic, e dal consigliere del Presidente della repubblica Jovan Zametica e il Generale Zdravko Tolimir. Radovan Karadzic, che allora era Presidente di RS, non era presente. I primi cinque anni dopo la firma dell'Accordo, a Dayton ogni novembre, alle riunioni internazionali, si celebrava l'anniversario della fine della guerra finita in Bosnia. L'ultima volta i rappresentanti dei paesi firmatari e mediatori internazionali, si sono riuniti presso la base Right-Peterson nel novembre del 2000, ma alla celebrazione dell'anniversario non era presente nessuno dei firmatari. All'inizio di 2008, l'allora capo della Presidenza della BIH, Zeljko Komsic, ha dichiarato che dall'archivio della Presidenza è stato sottratto il documento originale dell'Accordo di Dayton. Dopo che il Parlamento della BiH ha chiesto una nuova copia, la Francia ha inviato una copia autenticata del documento, la cui traduzione è stata finanziata dall'SNSD. Un documento così complesso, dopo 15 anni, continua a solleva nuovi dilemmi, quali la composizione dello stato centrale e le ingerenze che hanno le due entità. Proprio sulla base dei disaccordi tra i politici locali , anche i rappresentanti della comunità internazionale, fino ad oggi hanno fermato ed ostacolato molti sviluppi e passi avanti della Bosnia. Un altro elemento con cui spesso si manipola la questione del Dayton è l'esistenza o meno di un documento originale che ancora oggi non è stato trovato. Il dubbio resta anche da parte degli esperti giuridici, che confermano il ruolo degli alti rappresentanti come fattori di pressione per apportare dei cambiamenti che hanno danneggiato la Bosnia. Lo stresso Ufficio OHR, che dovrebbe essere “interprete dell'atto di Dayton” spesso, attraverso i suoi funzionari ha violato tale documento usandolo come strumento di una politica di parte. Oggi si parla di nuove riforme dell'Atto Costitutivo, senza prendere in considerazione che dopo quindici anni non sono stati risolti i principali problemi esistenti tra gli enti nazionali. Si parla anche di violazione dell'Atto di Dayton mentre restano sempre vive le richieste da parte del popolo croato per la creazione di una terza entità e di una più ampia autonomia della RS, accusata di essere promotrice della secessione. Molti esponenti della Comunità Internazionale hanno confermato che la Bosnia è uno Stato non funzionale e che la miglior soluzione per essa sarebbe una dissoluzione pacifica. Questo significherebbe peggiorare una crisi già esistente, che la BiH ancora oggi non è stata capace di risolvere sia al livello politico, economico, ma anche sociale. Intanto nessuno può dire che in Bosnia non è stato fatto nulla. Con la sua ultima dichiarazione, l'Alto Rappresentante Valentin Inzko, conferma che essa è in una fase “in cui il successo è a portata di mano, ma occorre solo con un pò di buona volontà politica e maggior rispetto per gli altri” . Allo stesso modo il Segretario di Stato americano ha richiamato i leader politici in Bosnia per un consenso su questioni di interesse comune e di compromesso. Secondo la Clinton i politici si devono dedicare a risolvere maggior problemi costituzionali affinchè la Bosnia possa continuare a progredire. Quello che ancora resta un pericolo per lo Stato della BIH, se anche si vedono i passi avanti, è la frantumazione politica all'interno di uno Stato sottoposto a protettorato della comunità internazionale , ma anche per le molte richieste per i cambiamenti dell'Atto di Dayton.Non bisogna dimenticare che il paese nel periodo post-Dayton ha fato un passo significativo, e la prova di questo è la ratifica dell'Accordo di Stabilizzazione ed Associazione con EU, l'adesione non permanente del Consiglio di sicurezza ONU e la liberalizzazione dei visti. Quello che dopo un lungo periodo ancora si ripete continuamente è che l'atto di Dayton ha fermato la guerra, ma non ha soddisfatto le aspettative che porteranno alla stabilità nel lungo termine politico, economico e sociale. La mancanza di un consenso, per il quale ogni parte vede nell'altro “un vincitore”, è senz'altro colpa della comunità internazionale. Spesso favorevole ad una sola parte, viene così dimenticato che in BIH vivono tre popoli costitutivi ma non quelli considerati minoranze. La comunità internazionale, pian piano, sta cambiando i suoi atteggiamenti in tale ottica, dinanzi ad una situazione politica in Bosnia , non soltanto perchè ha visto i “suoi errori”, ma anche perche non ha più forza di agire per i propri problemi. Oggi loro si accontentano anche dei minimi cambiamenti che certe volte possono essere la causa di grandi passi avanti. Nessuno parla più del Dayton 2 prendendo in considerazione il fallimento totale delle trattative a Prud e Butmir. La possibilità di un cambiamento potrà essere possibile solo nel caso in cui si possono accontentare le richieste del popolo croato per la loro entità dentro lo Stato BIH, ma soltanto sulla base di una riforma dell'Atto costitutivo della Federazioen BiH. In tale caso si possono ridurre i numeri dei cantoni a due, uno croato e uno bosniaco. Altri cambiamenti sicuramente provocheranno un'altra grave crisi interna, cosa che ultimamente è stata appresa con coscienza anche dalla stessa UE. Il delegato d`affari della delegazione UE, Boris Jarocevic, conferma che “lo stato forte non significa necessariamente soggetti deboli , né viceversa, considerando che sono molti esempi in merito al funzionamento dei Paesi decentralizzati”. La sua dichiarazione, vista alla luce di pochi anni fa, è una notevole conferma di quanto altri hanno sostenuto, ossia che per fare della BIH come Stato funzionale occorre cambiare le loro idee rispettando la presenza degli altri. La Bosnia a volte ha visto una via si uscita dai suoi problemi, ma può andare avanti soltanto nel caso in cui si rispetti un consenso delle tre parti che vivono in BIH prendendo nel considerazione il desiderio dei popoli costitutivi. Le prossime trattative per le riforme della Costituzione dovranno sempre avere come base l'Atto di Dayton e i modelli di tutti quei paesi che funzionano come confederazioni. Così sarà lasciato più spazio per i politici locali, ma anche a quelli internazionali che operano in modo più efficace senza violare l` integrità del Paese. <br /> <br /> <em><strong> Biljana Vukicevic</strong></em>
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