I servizi d`intelligence occidentali scoprono un carico spettacolare di esplosivo in un container del porto di Gioia Tauru. Si tratta di 7 tonnellate di materiale esplosivo del tipo “esogeno” (RDX o T4 noto anche come C4 ) che, secondo gli inquirenti, proviene dall'Iran e sarebbe destinato alla Siria.

Oltre ai sospetti, il settimanale "Investigim" ha accertato mediante fonti attendibili che si tratta di una produzione albanese, venduta all'Iran quattro anni fa dall'impressa MEICO del Ministero albanese della Difesa. Il settimanale pubblica oggi documenti esclusivi sul commercio di armi con uno degli Stati definiti come parte dell' "asse del male".

Viene cos&igrave; alla luce una transazione su come la MEICO vende a Iran 100 tonnellate di esplosivo tra i pi&ugrave; potenti. <strong>Il tritolo proveniente dall'Iran: il percorso del container</strong>. Con circa un mese di ritardo, Roma rende pubblica la grande operazione sulla prevenzione degli attentati terroristici.

Cos&igrave; il 21 settembre la Guardia di Finanza italiana scopre in uno scanner che un container del porto di Gioia Tauro trasporta due tipi di carichi, uno del quale si sospetta sia esplosivo. Una volta aperto il container viene rilevato che dietro il carico di 800 sacchi di iuta con latte in polvere, vi sono circa 7 tonnellate di materiale esplosivo di tipo esogeno, che &egrave; diversamente noto come &ldquo;RDX&rdquo; oppure anche &ldquo;T4&rdquo;.

L`esplosivo era imballato in sacchi di plastica e tessile con un peso di circa 10 chili ciascuno. Le autorit&agrave; italiane, dal questore di Reggio Calabria&nbsp;Carmelo Carbone&nbsp;fino al direttore delle Dogane di Gioia Tauro &nbsp;Saverio Marrari, descrivono ampiamente il ritrovamento dell'esplosivo in due conferenze stampa.

Chiarimenti furono dati anche dal procuratore&nbsp;Giuseppe Pignatone, dal colonnello della Guardia di Finanza&nbsp;Albert Reda, dal questore di Reggio Calabria&nbsp; Carmelo Casabona, e dall`ex generale del Genio Fernando Termentini. Questi spiegano che, infatti, la genesi del successo &egrave; stata la collaborazione con i servizi d`intelligence israeliani, in particolare lo &ldquo;<strong>Shin Bet</strong>&rdquo; (Servizio sicurezza interna di Israele).

Sui &quot;radar&quot; israeliani, alla fine del luglio 2010, vengono tracciati i dati sui carichi di materiale militare. La &ldquo;Quds Force&rdquo; (unit&agrave; speciale dell'esercito iraniano alle dirette dipendenze di&nbsp;Ayatollah Khomeini, per operazioni extra-territoriali) avrebbe inviato del materiale esplosivo all'inizio di agosto in Libano, destinato all`organizzazione palestinese &ldquo;Hezbollah&rdquo;.

Un numero di container sospetti furono caricati su una nave la prima settimana d`agosto. &nbsp; <strong>Bander Abaas-Amburgo-Gioia Tauro-Pireo-Latakia</strong>. Il container viene caricato su una nave cargo e parte dal porto iraniano di&nbsp;Bandar-Abbas&nbsp;(Bandar Khomeini) il 6 agosto.

Non desta l'attenzione delle agenzie anti-terrorismo questo container che, secondo il documento e la polizza di carico, aveva come destinazione il porto d`Amburgo, nella Repubblica Federale di Germania. Le agenzie d`intelligence tedesche furono quindi urgentemente allertate, anzi fu informato anche il capo leggendario, Reinhard Kesselring.

Cos&igrave; furono informati anche gli altri funzionari del&nbsp;MAD&nbsp;(Milit&auml;rischer Abschirmdienst), il servizio del controspionaggio dell'esercito tedesco. Il container con l'esplosivo non usc&igrave; dalla zona fiscale del Porto di Amburgo, anzi fu trasbordato sulla nave cargo &quot;MSC Finland&rdquo;&nbsp;battente bandiera liberiana, propriet&agrave; di una compagnia italo-svizzera.

La nave scaric&ograve; il container nel Porto calabrese di Gioia Tauro in attesa di essere caricato a bordo della nave cargo di 26.000 tonnellate, la&nbsp;DWT&nbsp;&ldquo;MSC Malaga&rdquo;, battente bandiera tedesca. La destinazione era il porto greco di Pireo.

Secondo i servizi d`intelligence italiana, dopo Pireo, la destinazione dell'esplosivo sarebbe stata il Porto siriano di Latakias, poi il T4 sarebbe stato caricato a bordo di una nave di carico generale verso il porto libanese di Tarabulus. &nbsp;

<strong>Gli analisti: RDX &egrave; albanese</strong>. Le agenzie dell'anti-terrorismo sono allarmate, perch&eacute; pensano che il&nbsp; carico di 7 tonnellate non sia&nbsp; l`unico, ma parte di una partita di cento tonnellate in mano all'Iran.

Il settimanale &quot;Investigim&quot; &egrave; venuto a sapere che, dopo le analisi urgenti svolte in Italia dagli esperti nazionali e dagli specialisti statunitensi, presso il laboratorio della NATO in Germania, la quantit&agrave; di circa 7 tonnellate di esplosivo &egrave; risultata essere di produzione albanese, in particolar modo dello stabilimento di Mjekesi. L'RDX albanese &egrave; a sua volta una produzione di tecnologia svedese &quot;Bofors&quot;.

L`Iran ha due stabilimenti di materiali esplosivi uno di tecnologia statunitense, e l`altro di tecnologia cinese della compagnia &ldquo;Norinko&rdquo;. L`esplosivo albanese di brevetto &ldquo;Bofors&rdquo; ha come specifica caratteristica una composizione all' 1 percento.

Questa quantit&agrave; di esplosivo &egrave; stato oggetto di una <a href="http://agenzia.etleboro.com/files/image/85c323f97cab2f5a9e987d32eda9e02e.png">transazione tra la societ&agrave; della difesa albanese di import-export di armi</a>, la &quot;MEICO&quot;, rappresentata dal direttore Ylli Pinari (ora agli arresti), e la societ&agrave; militare iraniana &ldquo;MODELEX&rdquo;, rappresentata da R. Rahmani.

Secondo documenti esclusivi che dispone il settimanale, <strong>la quantit&agrave; dell'esogeno esportato in Iran dal Ministero albanese della Difesa era di circa 100 tonnellate</strong>. &nbsp; Le 4 date dell'affare Teheran-Tirana:<br /> - Il 15 febbraio 2006 fu concordata la vendita di una quantit&agrave; di 100 tonnellate di RDX, da trasportare con un imballaggio in sacchi da 10 chili, per un totale di 4 pezzi, in una cassa di legno. Il prezzo stabilito era di 5000 dollari a tonnellata, da pagare attraverso la Banca Americana d`Albania.<br /> - L'8 marzo 2006 viene chiesto con fretta dal partner iraniano l`adempimento del contratto e cos&igrave; la spedizione dell'esplosivo albanese in Iran.<br /> - Il 14 marzo 2006 vengono discussi i problemi delle compagnie di spedizione iraniane, che avrebbero curato il trasporto, dando nuovamente priorit&agrave; all'esplosivo RDX.<br /> - Il 19 aprile 2006, viene sottolineato l`alto costo di trasporto aereo per una quantit&agrave; cos&igrave; grande di esplosivo.

Una sola tratta Teheran-Tirana costava&nbsp; trenta mila dollari. Lo stesso costo viene stabilito anche per merci militari albanesi da Tirana verso l`Iran.

Il dato interessante non &egrave; il costo del trasporto delle 100 tonnellate di esplosivo, ma il fatto che armamenti e munizioni albanesi, o transitate attraverso l`Albania, finiscono nelle mani di Stati definiti &quot;canaglia&quot; con il coinvolgimento di una dozzina di servizi segreti provenienti dai tre continenti (Europa, Asia ed America) . &nbsp;

<strong>Lo stabilimento di Mjekesi: il pi&ugrave; grande nei Balcani per gli esplosivi</strong>

Lo stabilimento per i materiali esplosivi, (ULP) Mjekes-Elbasan, &egrave; la pi&ugrave; grande fabbrica nei Balcani per materiali esplosivi, costruita nel 1963 dai cinesi, e poi ristrutturata nel 1981 dagli svedesi . Nel 1982 ha inizio la produzione di esplosivi potenti dietro il brevetto della pi&ugrave; famosa compagnia al mondo, la svedese &ldquo;BOFORS&rdquo;.

Vi sono in totale 6 stabilimenti posti nelle vicinanze della citt&agrave; di Elbasan. Mjekesi &egrave; un'impresa statale che ha prodotto esplosivi e propellenti gi&agrave; dal 1963.

Produce dinamite, munizioni, polvere nera di sparo, micce di sicurezza, TNT, DNT, RDX, propellente (NG/NC) a basa singola e doppia, e nitrocellulosa, competendo con i mercati esteri. Dopo il 1990 lo stabilimento ridusse al minimo la produzione e nel 2000, andando verso la chiusura.

A partire dal 2001 fu utilizzato per lo smantellamento delle munizioni dell'esercito.

&nbsp; <strong>La scoperta del T4 a Gioia Tauro e l'interrogazione al Ministro Maroni</strong>. Lo scorso 21 settembre, fa il giro del mondo la notizia sul ritrovamento di 6,7 tonnellate di esplosivo del tipo RDX - T4, trovato in un container del porto di Gioia Tauro in Calabria.

La scoperta &egrave; stata fatta il 27 agosto e fu resa nota solo un mese pi&ugrave; tardi. Il maxi sequestro (cos&igrave; definito dai media italiani) di una quantit&agrave; di un cos&igrave; potente esplosivo fu considerato uno straordinario successo delle autorit&agrave; italiane: dogana, polizia di frontiera, guardia di finanza e innanzitutto, i servizi d`intelligence.

La notizia &egrave; stata pubblicata su decine di agenzie di notizie, giornali, televisioni e portali internet, tra i pi&ugrave; prestigiosi al mondo. Una tale considerevole quantit&agrave; di materiale esplosivo, di una potenza estremamente grande, &egrave; &quot;una caccia&quot; molto rara per le forze di sicurezza e dovrebbe segnare una prima vittoria nella guerra globale dell'anti-terrorismo.

L`allarme innescato nelle strutture della sicurezza dei Paesi occidentali , viene confermato dal fatto che il Ministro italiano degli Esteri, Franco Frattini ha parlato direttamente con il Segretario di Stato americano Hillary Clinton. &ldquo;<em>E` una scoperta di grande importanza </em>- ha sottolineato Frattini, parlando della collaborazione con i servizi segreti esteri <em>- che pone la guerra al terrorismo al centro della collaborazione transatlantica</em>&quot; tra l`UE e gli Stati Uniti. &nbsp;Il risvolto dell'operazione non &egrave; riuscito a calmare l'opposizione italiana. Dopo la scoperta del container contenente materiale esplosivo a Gioia Tauro,&nbsp;Emanuele Fiano, Presidente del Forum della Sicurezza del Partito Democratico italiano ha chiesto dal Ministro degli Interni Roberto Maroni di dare delle spiegazioni, se oltre alla destinazione di Libano o Siria, possa essere esclusa il coinvolgimento delle strutture del crimine organizzato italiano.

La domanda posta fu: <em>'Perch&eacute; le organizzazioni terroristiche avevano scelto Gioia Tauro per il transito del materiale esplosivo?</em>'. &nbsp; <strong>Tanto esplosivo da distruggere l'intero porto</strong>. L`itinerario del container con il carico dell'esplosivo &egrave; una vera e propria dimostrazione della globalizzazione delle reti terroristiche all'inizio del XXI secolo.

Tutti i media parlano del fatto che l`esplosivo &egrave; stato utilizzato maggiormente nel 1992, per gli omicidi dei giudici dell'antimafia, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Le autorit&agrave; italiane sospettavano inizialmente che nel contrabbando d`esplosivi fosse collusa la 'Ndrangheta, che ha infiltrato il Comune e il Porto di Gioia Tauro.

Sospetti poi esclusi. &ldquo;<em>Noi crediamo che la grande quantit&agrave; di esplosivo</em> - afferma il questore della Reggio Calabria,&nbsp;Carmelo Casabona&nbsp;- <em>non fosse destinata ad attuare i piani criminali delle cosche locali . La quantit&agrave; davvero impressionante che abbiamo trovato ci ha condotti all'ipotesi che il destinatario possano essere organizzazioni criminali internazionali &nbsp; forse legate a movimenti terroristici</em>&quot;.

L`ex Generale del Genio,&nbsp;Fernando Termentini, uno dei principali esperti italiani di esplosivi, suppone che il T4 - presente in una quantit&agrave; tale che avrebbe distrutto l`intero porto di Gioia Tauro -<em> &quot;poteva essere utilizzato per testate di razzi, bombe d`aviazione o missili di artiglieria di grande calibro, senza escludere, naturalmente la possibilit&agrave; di utilizzo parziale per la produzione di &quot;IED&quot; (improvised explosive device - bombe artigianali)</em>&rdquo;, come quelle che furono usate negli attentati contro i giudici dell'Antimafia, Falcone e Borsellino. &rdquo;<em>Gioia Tauro era solo una tappa del viaggio dell'esplosivo</em>&quot;, ha confermato Casabona, parlando con i giornalisti. Egli ha cos&igrave; messo in luce &nbsp; aspetti dell'operazione comune della squadra mobile di Reggio Calabria e della Guardia di Finanza.

E' stata in realt&agrave; un'informazione passata dal servizio segreto israeliano che comunic&ograve;&nbsp; ai &quot;007&quot; italiani il nome della nave su cui era caricato il container pieno di esplosivo che fa riferimento alle dichiarazioni delle autorit&agrave;. Le inchieste hanno come fine quello di scoprire se a Gioia Tauro vi fosse un solo container con T4, o ve ne fossero altri, o ve ne possa essere qualcuno ancora in viaggio.

Cos&igrave;, come per le grandi quantit&agrave; di droga, spiegano gli esperti, anche per le armi non esiste un solo carico. &nbsp; <em><strong>Gjergj Thanasi </strong>e<strong> Thanas Mustaqi<br /> </strong>Giornalisti del settimanale albanese<strong> &quot;Ivestigim&quot;<br /> </strong>diretto da <strong>Alket Aliu</strong></em>