Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Sembra che sia rientrato l'allarme sull'esistenza di disaccordi all'interno del consorzio del South Stream tra Gazprom e ENI, come riportato in un'agenzia di Interfax. La notizia è stata subito smentita, rilanciando così la ripresa dei lavori…
Sembra che sia rientrato l'allarme sull'esistenza di disaccordi all'interno del consorzio del South Stream tra Gazprom e ENI, come riportato in un'agenzia di Interfax. La notizia è stata subito smentita, rilanciando così la ripresa dei lavori di progettazione del gasdotto e così anche dell'inarrestabile cooperazione italo-russa, che ha portato ad un accordo sul progetto del giacimento petrolifero Elephant in Libia. Intanto, si fa strada l'ipotesi di una cooperazione trilaterale all'interno del South Stream, aprendo la strada alla EDF, dopo un periodo di stallo in cui il ruolo dei francesi non era molto chiaro. Inoltre, stando ad alcune informazioni citate dall'Osservatorio Italiano, la Gazprom sta seriamente valutando la reale fattibilità di tracciare un percorso alternativo per il gasdotto. La settimana scorsa l’Agenzia russa<em> Interfax</em> ha lanciato la notizia dell'esistenza di nuove tensioni all'interno del consorzio<strong> South Stream</strong>, in particolare tra la Gazprom e l’italiana Eni. <strong> Stanislav Tigankov</strong>, capo delle relazioni esterne di Gazprom, ha infatti lamentato il fatto che il partner italiano non adempie ai suoi obblighi, bloccando la realizzazione di condotti nella sezione che passa attraverso il gasdotto del Mar Nero. Pertanto, Gazprom avrebbe pensato di mettere in dubbio in discussione il partenariato con l’ENI in questo progetto, a causa dei suddetti rallentamenti e perché <em> “non è stato fatto un solo passo costruttivo. Non c'è alcuna prova materiale che stiano lavorando</em>". Più tardi, il portavoce di Gazprom,<strong> Sergei Kupriyanov</strong>, ha rilasciato un'altra dichiarazione per la stessa agenzia, smentendo qualsiasi disaccordo con Eni. "<em>Gazprom non rileva alcuna grande divergenza di opinioni nella sua cooperazione con Eni per la realizzazione di South Stream</em>", ha detto Kupriyanov. <br /> <br /> Queste schermaglie non sono però giunte senza motivo. Ricordiamo che mentre la Gazprom rimproverava l'Eni di non impegnarsi molto per il South Stream, erano in corso le trattative per un giacimento in Libia. Ora sembra che l'allarme sia rientrato, tanto che Gazprom ha annunciato lunedì di aver concordato i termini con la compagnia di energia italiana Eni sull’adesione nel progetto del giacimento petrolifero Elephant in Libia in un accordo di scambio-attivo, approvato dopo un incontro tra il CEO di Gazprom Alexei Miller e Paolo Scaroni, capo dell'Eni. "<em>Le due parti prepareranno un accordo nei prossimi giorni e lo sottoporranno al governo libico per l'approvazione</em>", si legge in un comunicato Gazprom. Secondo l'Accordo, la Gazprom dovrebbe prendere metà della quota di Eni nel deposito, con riserve recuperabili di circa 700 milioni di barili, per un totale del 33% del progetto. In cambio, l’Eni parteciperà a progetti di sviluppo nel nord-ovest della Siberia, di proprietà dell’azienda Arctic Gas. Il giacimento Elephant, noto anche come il giacimento di El Feel, si trova in Libia, nel bacino Murzuq. È stato scoperto nel 1997 e ha prodotto circa 125.000 barili al giorno nel 2006. <br /> <br /> <br /> Accanto a tale apparente battuta d'arresto, si fa strada l'ipotesi di una cooperazione trilaterale all'interno del South Stream, aprendo la strada alla EDF, dopo un periodo di stallo in cui il ruolo dei francesi non era molto chiaro. La Gazprom e il Gruppo EDF avevano infatti firmato un memorandum d'intesa lo scorso 27 novembre, in base al quale la società francese dovrebbe ricevere il 10% delle quote nel segmento marino del South Stream e gli accordi finali in merito alla questione sarebbe raggiunto in collaborazione con Eni nel 2010. <em> "Le parti hanno sostenuto l'adesione della EdF nel progetto South Stream prima di accettare di avviare i negoziati con la società francese</em>", si legge in una dichiarazione rilasciata oggi da Gazprom. Nei primi di marzo 2010, una fonte vicina agli azionisti, aveva riportato che Paolo Scaroni, CEO Eni, si era detto contrario all'entrata di EdF nel progetto e al possibile aumento del numero dei partecipanti al progetto prima della partenza dei lavori. Ricordiamo che il gasdotto South Stream, lungo circa 900 km, passerà attraverso il fondo del Mar Nero attraversando le acque territoriali della Turchia, e collegherà la città russa di Novorossiysk alla città bulgara di Varna, prima di dividersi in due rami che attraversano i Balcani per arrivare in Italia e in Austria. La sua capacità annuale è stimata intorno ai 63 miliardi di m3 di gas all'anno e , partire dal 2015, dovrebbe arrivare a fornire circa il 35% di tutte le consegne di gas russo verso l'Europa. <br /> <br /> Nonostante quindi il percorso del gasdotto e la composizione del consorzio sembravano ormai decisi, continuano in realtà le trattative per un nuovo bilanciamento dei poteri. Inoltre, stando ad alcune informazioni citate dall'Osservatorio Italiano, la Gazprom sta seriamente valutando la reale fattibilità di tracciare un percorso alternativo per il gasdotto del South Stream, ciò in considerazione della grande instabilità ed incertezza dell'esito delle trattative sui Balcani e sulle sue strade energetiche, per le quali è in atto una dura lotta. Questo quanto affermato da Michele Altamura, direttore dell'Osservatorio Italiano, commentando le recenti schermaglie tra i dirigenti Eni e Gazprom sui lavori di progettazione del gasdotto. Egli spiega che i russi hanno creato delle centrali informative nei Balcani per studiare tutti i percorsi alternativi. <em>"E' chiaro che il South Stream sbucherà da qualche parte ma l'Eni deve essere attenta, sopratutto in questi momenti, e non fidarsi troppo della Serbia perchè sta giocando su 4 tavoli -</em> avverte Altamura <em>-. C'è una grande partita in gioco: nessun russo deve avvicinarsi all'Adriatico,ordine di Londra</em>". Nelle sue parole, Altamura spiega come gli investimenti energetici in questa regione siano tutti tra di loro indissolubilmente legati, ed ogni nuova azione porta così sé una controreazione. <em>"Vi sono quindi due parti che si fronteggiano, Occidente e Russia, mentre l'Italia si trova al centro di questo scontro, nel tentativo di ottenere dei vantaggi da una parte e dall'altra. Per far questo naturalmente deve trattare con i locali, ed in questo devono lottare con gli inglesi e gli stessi russi, che vogliono avere un loro punto di riferimento. Ciò è dimostrato anche dal fatto che non appena l'Italia cerca di mettere un cavo elettrico sui fondali dell'Adriatico, subito si sollevano accuse colonialistiche, come quelle dell'opposizione montenegrina fomentata da Londra</em>", conclude Altamura. <em><strong>Iulia Crisan</strong></em>
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L'Osservatorio Italiano è un riferimento economico tra l'Italia e il mondo, al servizio delle PMI. Inizia da una breve presentazione del progetto.
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