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Tirana - “<em>A partire dal gennaio 2010 l’Europa eliminerà i visti per Serbia, Macedonia e Montenegro, e soprattutto per l’Albania. Gli albanesi potranno viaggiare senza visti in Europa</em>”. Questa la notizia lanciata…
Tirana - “<em>A partire dal gennaio 2010 l’Europa eliminerà i visti per Serbia, Macedonia e Montenegro, e soprattutto per l’Albania. Gli albanesi potranno viaggiare senza visti in Europa</em>”. Questa la notizia lanciata dall’edizione serale del Tg5, citando le parole del Ministro degli Interni <strong>Roberto Maroni</strong>, che ha destato tanto clamore in Albania. Diversi i quotidiani albanesi che hanno rilanciato entusiasticamente la notizia, sulla scia dell’inaugurazione del nuovo Governo Berisha, detto anche “Governo dell’integrazione”, come si è presentato. In realtà è solo una grande speculazione mediatica, nata da una disattenzione del telegiornale italiano nel riportare la dichiarazione del Ministro Maroni. “<em>Stiamo lavorando per la liberalizzazione dei visti per i cittadini di questa parte d'Europa </em>- afferma Maroni alla riunione ministeriale del Castello di Brdo, vicino Lubiana, aggiungendo - <em>Macedonia, Montenegro e Serbia sono quasi in regola ma Albania e Bosnia-Erzegovina hanno ancora tanti passi da fare. L'Italia è disponibile a supportare l'Albania in modo che già dal 2010 possa adeguarsi alle norme che consentano ai suoi cittadini di viaggiare nei Paesi dell'Unione senza visto</em>”. Dunque nessun annuncio ufficiale, bensì il rinnovo di un impegno più volte ribadito da parte del Governo italiano. Stessa conferma giunge dall’Ufficio del Commissario europeo <strong>Olli Rhen</strong> commentando la notizia per Rinascita Balcanica. <em>“Il dialogo sui visti con il governo albanese prosegue. La Commissione Europea ribadisce il suo impegno per la liberalizzazione dei visti per i cittadini di Albania. Se le condizioni saranno soddisfatte, una proposta in tal senso potrebbe giungere entro la metà del 2010”, afferma il suo portavoce. Per gli albanesi, così come per i Balcani, c’è ancora da aspettare.</em>
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