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NOTIZIE · OI-251318 · 04/03/2009 15:00:00 · 6318 g fa3 min lettura
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resoconto di una presenza dall’Est

DiOsservatorio ItalianoSommario

La presenza croata in Italia è una costante in crescita. Nella   penisola italiana lavorano con regolare contratto di assunzione circa 26.000 croati. Resta l’industria metalmeccanica a fornire la quasi totalità dei posti di lavoro,…

La presenza croata in Italia &egrave; una costante in crescita. Nella &nbsp; penisola italiana lavorano con regolare contratto di assunzione circa 26.000 croati. Resta l&rsquo;industria metalmeccanica a fornire la quasi totalit&agrave; dei posti di lavoro, seguita dal settore alberghiero e quello degli autotrasporti, sovrastati dall&rsquo;incremento sostanziale di badanti e collaboratrici domestiche che rappresentano, nonostante svariati casi senza contratto, un terzo dei lavoratori legalmente assunti. La presenza croata in Italia &egrave; una costante in crescita, messa in primo piano dalla forte impennata che nell&rsquo;ultimo periodo ha avuto la partecipazione attiva, e di lavoro, dei paesi balcanici nell&rsquo;area mediterranea. Nella &nbsp; penisola italiana lavorano con regolare contratto di assunzione circa 26.000 croati e, sfogliando i resoconti pubblicati dal direttore dell&rsquo;Ufficio <strong>INCA-CGIL di Fiume, Erik Fabijanic</strong>, disponiamo di una panoramica esaustiva sui settori d&rsquo;impiego con il maggiore impatto d&rsquo;investimento forza-lavoro proveniente dall&rsquo;Est europeo. Dati alla mano, risulta chiaro fin da subito che &egrave; l&rsquo;industria metalmeccanica a fornire la quasi totalit&agrave; dei posti che danno occupazione ai cittadini croati. Seguono il settore alberghiero e quello degli autotrasporti, sovrastati dall&rsquo;incremento sostanziale di badanti e collaboratrici domestiche che rappresentano, nonostante svariati casi senza contratto, un terzo dei lavoratori legalmente assunti.<br /> <br /> I permessi per la mobilit&agrave; nel mercato economico italiano si aggirano sui 170.000 documenti utili rilasciati all&rsquo;anno, cifra confermata dal governo agli inizi di Gennaio e che rimane immutata nel volume delle unit&agrave; concesse rispetto al 2008, ma che vede una differente distribuzione sul territorio e sull&rsquo;effettiva competenza settoriale. I permessi di lavoro nell&rsquo;ambito della collaborazione domestica per il 2009 hanno subito un balzo in avanti a dir poco prorompente passando nel giro di un anno da 65.000 a ben 125.000 unit&agrave;, e non del tutto a discapito dell&rsquo;edilizia che nello stesso lasso temporale affronta s&igrave; una riduzione considerevole delle proprie quote, ma che in realt&agrave; corrisponde all&rsquo;esigenza del mercato stesso e del sistema previdenziale sociale italiano che internamente non riesce a far fronte alle esigenze, sempre in aumento, di forniture e servizi assistenziali per la popolazione anziana e non autosufficiente. Innegabile &egrave; il tornaconto anche a livello prettamente economico: <em>&ldquo;Importare manodopera a basso costo e ricoprire ruoli sempre meno appetibili per i cittadini italiani</em>&rdquo;. <br /> <br /> L&rsquo;Italia, d&rsquo;altro canto, comprendendo l&rsquo;importanza che deriva dal rendere accessibili certe posizioni, si &egrave; concentrata sul modo di rendere meno angusto il percorso che porta la Croazia e altri Stati all&rsquo;interno dei suoi confini. A tale proposito rievochiamo con interesse la questione del regime confinario tra Slovenia e Croazia, pi&ugrave; che mai attuale, se inserita nella prospettiva di un&rsquo;economia europea unica e non ostacolata da limitazioni ed esclusivismi nazionali. Situazione odierna che ancora risente di macchinazioni giuridiche ridotte ormai a cavilli formali capaci di frenare in maniera incoerente l&rsquo;ascesa del libero scambio. &Egrave; d&rsquo;obbligo auspicare una fruibilit&agrave; dei confini che permetta un progetto comune extra UE, all&rsquo;interno del quale evolvere il concetto di Europa senza disperdere le energie e sinergie che portano in se la necessit&agrave; di incontrarsi e farsi conoscere al di l&agrave; di un confine irrimediabilmente soltanto politico. Un regime Schengen meno rigido che non sacrifichi la mobilit&agrave; dei lavoratori stranieri e che non imponga restrizioni troppo severe nella zona transfrontaliera, ma contribuisca a creare un collegamento efficiente e propositivo fra i diversi paesi e la loro forza lavoro. <em><strong><br /> </strong></em> <em><strong>Mark Basilico </strong></em>

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8
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Persone
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menzionate
Aziende
0
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◉ Geografia della notizia · 3 paesi coinvolti
Altri luoghi citati (non mappati): Rijeka
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