L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Risoluzione sulla "giornata della memoria per Srebrenica". A favore della risoluzione hanno votato 84 paesi, mentre 19 si sono detti contrari e 68 paesi si sono astenuti.
La configurazione del voto ha tuttavia segnato una forte spaccatura all'interno della Comunità Internazionale su questo tema. Tra i paesi che hanno votato contro la risoluzione ci sono Cina, Russia, Bielorussia, Cuba, Ungheria, Nicaragua, Nauru, Serbia, Repubblica Dominicana, Eritrea, Eswatini e Grenada.
Le nazioni che si sono astenute includono Grecia, Congo, Cipro, Etiopia, Gabon, Ghana, Guinea, Haiti, India, Messico e Namibia. Paesi come Francia, Germania, Croazia, Montenegro e Slovenia hanno votato a favore della risoluzione.
Va considerato che il testo è stato adottato con il sostegno di una minoranza molto al di sotto del consenso su cui gli Stati Uniti potevano contare all'inizio della presentazione della bozza. Oltre ai voti contrari, la grande percentuale degli astenuti e di coloro che non hanno nemmeno iniziato a votare, può definirsi l'espressione del dissenso nei confronti del potere di quella che una volta era l’unica superpotenza di riferimento, nonché a causa dell’indisciplina interna della comunità euro-atlantica, che sta perdendo credibilità nei confronti di terzi Paesi che aspirano al benessere economico e ad avere un ruolo politico per preservare i propri interessi, seguendo di conseguenza la linea tracciata da Russia e Cina.
Tra l'altro, in tale gruppo di opposizione si possono annoverare partner tradizionali e storici dell'Europa o degli Stati Uniti, i quali stanno scegliendo di aderire in maniera contestuale ad un'ottica politica differente.