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Lunedì 29 aprile si è tenuta l'udienza del processo davanti alla Corte della Bosnia-Erzegovina contro Milorad Dodik e Miloš Lukić, accusati di aver disobbedito alle decisioni dell'Alto Rappresentante in Bosnia-Erzegovina. Contrariamente alle aspettative,…
Lunedì 29 aprile si è tenuta l'udienza del processo davanti alla Corte della Bosnia-Erzegovina contro Milorad Dodik e Miloš Lukić, accusati di aver disobbedito alle decisioni dell'Alto Rappresentante in Bosnia-Erzegovina. Contrariamente alle aspettative, che prevedevano una durata di due ore, l'udienza è stata interrotta dopo solo un'ora su richiesta della giudice Sena Uzunovic, suscitando sorpresa tra i presenti. L'accusa ha iniziato a presentare prove materiali, ma il tribunale ha rifiutato di ammettere trenta articoli giornalistici come evidenza. Questi articoli trattavano l'adozione di leggi ritenute incostituzionali dal Parlamento della Repubblica Srpska e si riferivano alla mancata pubblicazione delle decisioni dell'Alto rappresentante e della Corte Costituzionale della Bosnia ed Erzegovina nella Gazzetta ufficiale della Republika Srpska. La giudice Uzunovic ha dichiarato che gli articoli di stampa non possono essere considerati prove valide in tribunale. Durante l'udienza sono stati presentati i verbali degli interrogatori di Dodik e Lukić effettuati dall'agenzia investigativa SIPA. Tali documenti sono stati esibiti tramite proiettore per verificare la loro autenticità, dato che alcune copie erano state fornite alle difese. Tra le prove più significative figura una decisione dell'Alto Rappresentante della Bosnia di luglio scorso, che impedisce l'entrata in vigore di regolamenti relativi alla non pubblicazione delle sue decisioni e quelle della Corte Costituzionale della Bosnia ed Erzegovina. Il procuratore Nedim Ćosić ha mostrato queste decisioni tramite proiettore, anche se la difesa ha contestato che fossero stampate da un file Word e privi di firma e sigillo ufficiale. È emerso nuovamente che la Bosnia ed Erzegovina non possiede l'originale dell'Accordo di Dayton, pertanto il procuratore ha annunciato che presenterà come prova l'Annesso 10 di tale accordo, che rafforza il ruolo del rappresentante alto come unico interprete supremo dell'accordo stesso. Tuttavia, un errore formale nell'accusa ha impedito l'ammissione immediata di questa prova. Durante l'udienza, sono stati anche presentati altri documenti interni, come lo statuto e i regolamenti di sistemazione dei posti di lavoro della Gazzetta ufficiale ufficiale della Republika Srpska, per dimostrare le competenze di Lukic come direttore ad interim dell'ente. Inoltre, è stato esibito un documento della Commissione Elettorale Centrale che conferma l'elezione di Dodik come presidente della Republika Srpska, nonostante la contestazione di quest'ultimo sulla formulazione utilizzata dal procuratore riguardante il suo titolo. Il processo riprenderà il 22 maggio con ulteriori testimonianze e presentazione di prove, mentre già si prevedono problemi logistici per trovare una data adeguata a causa della non disponibilità della maggiore aula del tribunale a giugno, molto richiesta per l'alto interesse pubblico suscitato dal caso. Da parte sua, Milorad Dodik, ritiene di essere vittima di un processo giudiziario montato politicamente, e organizzato dagli Stati Uniti d'America, specialmente dall'ambasciatore Michael Murphy. Ha inoltre criticato il Tribunale di BiH, paragonandolo negativamente al Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia, affermando l'impossibilità di dimostrare la propria innocenza in una tale sede. Nel frattempo, Dodik ha provocatoriamente affermato di essere disposto a offrire due miliardi ai Bosgnacchi per una separazione pacifica, escludendo la possibilità di un conflitto armato.
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