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Sarajevo - All'inizio di luglio, i cittadini di Drvar e Grahovo sono stati sorpresi dalle enormi quantità di rifiuti tessili di provenienza sconosciuta che sono apparse nelle loro vicinanze. Dopo le proteste e l'insoddisfazione degli abitanti, il Ministero…
Sarajevo - All'inizio di luglio, i cittadini di Drvar e Grahovo sono stati sorpresi dalle enormi quantità di rifiuti tessili di provenienza sconosciuta che sono apparse nelle loro vicinanze. Dopo le proteste e l'insoddisfazione degli abitanti, il Ministero federale dell'Ecologia e del Turismo ha annullato il permesso per l'import dei rifiuti alla compagnia "Krom reciklaza" di Drvar, ordinando che i rifiuti vengano rispediti in Italia. Però, come affermano gli attivisti di Drvar, i rifiuti non sono stati ancora rimossi, ha riportato il portale Buka, il 20 luglio.<br /> <br /> Zivana Sabljic, l'attivista di Drvar, non crede nell'ispettorato né nei dicasteri e ritiene che i rifiuti rimarranno in Bosnia ed Erzegovina (BiH). Dall'Associazione dei cittadini "Eko akcija" di Sarajevo hanno precedentemente affermato che i camion arrivati a Drvar e Grahovo sono soltanto i primi di molti. La compagnia che ha importato i rifiuti aveva i permessi dei dicasteri competenti, però non i dispositivi per il riciclaggio dei rifiuti tessili. I permessi emanati alla "Krom reciklaza" si riferiscono a 6.000 tonnellate di tessuti, 1.000 tonnellate di plastica e gomma e 1.200 tonnellate del toner per stampanti. I permessi però non indicano cosa succede ai rifiuti dopo il riciclaggio.<a href="#footnote-1" id="footnote-marker-1-1" rel="footnote"></a> Nel frattempo, il capo del comune di Drvar, Dusica Runic, sta cercando di rimandare i rifiuti in Italia. Nella lettera indirizzata agli ispettorati, alla magistratura, alle procure e a tutti i lati interessati, Runic ha sottolineato che i rifiuti illegali mostrano i difetti dei regolamenti legali tra il Cantone 10 e la Federazione della BiH (FBiH) ed i cittadini ne pagano le conseguenze. La stessa ha anche ricordato che al Ministero cantonale della Progettazione Spaziale e Protezione dell'Ambiente sono stati necessari soltanto 6 giorni per emanare una decisione sull'impianto di riciclaggio inesistente, mentre il Ministero federale ha emanato il permesso per l'import in 25 giorni. Dall'altro lato, alla Corte competente sono stati necessari più di 3 mesi per pubblicare la registrazione della compagnia in questione, mentre l'avviso ufficiale sulla registrazione non è stato inviato al comune in cui è insediata la compagnia, nonostante l'obbligo legale. Runic ha avviato l'iniziativa per analizzare la legalità del permesso cantonale per la gestione dei rifiuti dopo che il Consiglio comunale ha richiesto la reazione urgente dell'ispettorato e della Procura cantonale e federale. La stessa ha affermato che non hanno ricevuto alcuna risposta salvo dichiarazione in cui si dicono incompetenti rispetto alla questione. I Ministri affermano di aver fatto tutto secondo la legge, mentre dall'ispettorato federale affermano che l'unica soluzione è raccogliere i rifiuti dispersi nel frattempo in diverse parti della FBiH e di rimandarli all'indirizzo della compagnia, cioè nell'impianto inesistente per il riciclaggio.<a href="#footnote-2" id="footnote-marker-2-1" rel="footnote"></a><br /> <br /> <br />
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