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Podgorica - L'attacco terroristico il giorno delle elezioni parlamentari in Montenegro nel 2016 non poteva essere pianificato ed eseguito da nazionalisti e individui russi, e i servizi di sicurezza russi non ne sapevano nulla, ha affermato Vladimir Milov, il…
Podgorica - L'attacco terroristico il giorno delle elezioni parlamentari in Montenegro nel 2016 non poteva essere pianificato ed eseguito da nazionalisti e individui russi, e i servizi di sicurezza russi non ne sapevano nulla, ha affermato Vladimir Milov, il leader del partito di opposizione russo Scelta democratica e uno dei più stretti alleati politici di Boris Nemtsov. Nel corso di un'intervista per il portale Antena M, Milov ha sostenuto che non ha ancora capito esattamente cosa è successo in Montenegro perché la maggior parte delle informazioni provengono dai media, aggiungendo di essere comunque sicuro che, se questa è davvero un'azione proveniente dalla Russia, la stessa non è stata fatta dagli individui. Lo steso ha spiegato che le strutture di sicurezza russe sono tali da non consentire l'autonomia dei singoli nazionalisti e hanno un monopolio assoluto per quanto riguarda la sicurezza. Stando alle informazioni note, si è trattato di un'operazione molto seria, con un serio supporto tecnico, che semplicemente non è stata svolta dai singoli pertanto si può trarre la conclusione che si tratta di un'opera dei servizi statali della Russia, ha valutato Milov. Rispondendo alla domanda sull'eventuale interferenza della Russia nelle prossime elezioni presidenziali in Montenegro, il politico russo ha affermato che è giustificabile aspettarsi qualche forma di interferenza della Russia che potrebbe essere ora focalizzata sulla destabilizzazione della scena politica del Paese e sull'indebolimento di quelle forze politiche favorevoli all'integrazione con l'Occidente.<a href="#footnote-1" id="footnote-marker-1-1" rel="footnote"></a> Allo stesso tempo, l'analista americano Janusz Bugajski ha valutato che Mosca "continuerà a generare tensioni" tra il Montenegro e la Serbia come anche tra "tutti i vicini" nella regione, "tramite la propaganda e provocazioni continue". Stando alle parole di Bugajski, la strategia con cui Mosca sfida i suoi vicini e le terre dell'Europa sud-orientale è un esempio di politica e di Governo imperiale classica. In tale contesto Bugajski ha asserito che creando le tensioni tra i vicini nel Balcani occidentali Mosca può rafforzare la sua posizione sia nei Balcani che nell'Europa centrale. Lo stesso propone agli Stati della regione di intraprendere tre misure al fine di contrastare la strategia del Presidente russo Vladimir Putin. La prima misura è l'aumento della consapevolezza dell'opinione pubblica sugli attacchi politici e di informazione del Cremlino, la seconda è l'istituzione di gruppi di lavoro bilaterali con stati confinanti composti da scienziati ed esperti di cyber propaganda per difendersi dagli attacchi, mentre la terza misura consisterebbe nel condividere esperienze sulla propaganda russa al fine di sviluppare iniziative regionali, in particolare nel settore dell'informazione. L'analista americano ha aggiunto che il Governo montenegrino ed altri nella regione devono lavorare a stretto contatto con gli Stati Uniti e l'Unione europea attraverso efficaci strategie regionali in cui le informazioni devono circolare, particolarmente nel campo della criminalità informatica, della lotta alla corruzione e del controllo dei conti bancari. Le istituzioni devono identificare i partiti, le aziende, le organizzazioni non governative ed i media che lavorano a stretto contatto con il Cremlino, è convinto Bugajski che ritiene che Mosca "interferirà in tutte le elezioni della regione" avvertendo che "la stessa a Belgrado potrebbe provare a realizzare quello che ha provato in occasione delle recenti elezioni in Montenegro".<a href="#footnote-2" id="footnote-marker-2-1" rel="footnote"></a><br /> <br /> <br />
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