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NOTIZIE · OI-342297 · 19/10/2017 12:20:27 · 3166 g fa8 min lettura
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''Avete visto i poliziotti, sono dei nostri, ho il mio uomo presso i radar''

DiOsservatorio ItalianoSommario

Tirana - I media albanesi hanno iniziato la pubblicazione del dossier di oltre 400 pagine che rivela l'intera inchiesta sulla banda dei trafficanti di droga, smantellata dalla Polizia italiana a Catania nel corso dell'operazione "Rosa dei Venti", banda…

Tirana - I media albanesi hanno iniziato la pubblicazione del dossier di oltre 400 pagine che rivela l'intera inchiesta sulla banda dei trafficanti di droga, smantellata dalla Polizia italiana a Catania nel corso dell'operazione "Rosa dei Venti", banda guidata da Moisi Habilaj e Antonio Riela. La Polizia italiana ha identificato i principali dirigenti dell'organizzazione, ovvero gli italiani: Antonio Riela, Vincenzo Spampinato, Gianluca Passavanti, Angelo Busacca e gli albanesi: Moisi Habilaj, Maridian Sulaj, Fatmir Minaj. L'organizzazione criminale ha realizzato anche il traffico di armi, per la precisione kalashnikov. L'italiano Riela classificato tra i capi dell'organizzazione, è una persona con precedenti penali, connessa ai clan mafiosi del traffico di medicinali. <a href="#footnote-1" id="footnote-marker-1-1" rel="footnote"></a><br /><br /> Principalmente le intercettazioni interessanti sono quelle riguardanti le parti in cui viene menzionato l'ex Ministro degli Interni, Saimir Tahiri. Bisogna ricordare che il dossier completo delle autorità italiane sulla banda della droga è stato pubblicato sui social network, dal leader dell'opposizione, Lulzim Basha. Nello specifico durante una telefonata intercettata tra Florian Habilaj a Tirana e Moisi Habilaj in Sicilia, gli interlocutori discutono della riunione prevista nel pomeriggio del 6 ottobre 2013.<br /><br /> I due fratelli Habilaj parlano di un certo "capo grosso a Tirana" interessato alla situazione, che Florian ha incontrato alle ore 11:30, il quale gli avrebbe pagato anche il taxi. <br /><br /> "Gli ho detto...noi non ci facciamo screzi... ci hanno fatto preoccupare... hanno distrutto il business. E questo mi ha risposto dicendo vai tranquillo non ti preoccupare", è quanto Florian a riferito a Moisi durante la conversazione telefonica inerente al ''grande capo'' situato a Tirana. <a href="#footnote-2" id="footnote-marker-2-1" rel="footnote"></a> <a href="#footnote-3" id="footnote-marker-3-1" rel="footnote"></a> <a href="#footnote-4" id="footnote-marker-4-1" rel="footnote"></a><br /><br /> Dalle intercettazioni realizzate dalla Polizia italiana, risulta che Habilaj controllava i radar di monitoraggio dello spazio marittimo dell'esercito a Durazzo. Questo avveniva attraverso un suo collaboratore ingaggiato presso il servizio dei radar, il quale gli forniva informazioni. Inoltre, in un altro momento, Moisi Habilaj, comunica ai trafficanti italiani che controlla anche gli agenti della Polizia.<br /><br /> "Ho il mio uomo nella sala dei radar.... Avete visto i poliziotti. Sono dei nostri", ha spiegato Habilaj agli altri trafficanti.<br /><br /> Nel fascicolo italiano viene evidenziato anche il modo in cui è stata trasportata la droga a Porto Palermo. <br /><br /> Durante le conversazioni Habilaj ha menzionato l'ex Ministro degli Interni, Saimir Tahiri precisando che, nel giro di un mese ha guadagnato 5 milioni di euro dal traffico Albania-Italia. <a href="#footnote-5" id="footnote-marker-5-1" rel="footnote"></a> La conversazione intercettata è quella tra i trafficanti di droga in Italia, Moisi Habilaj e gli amici chiamati Guliano e Greko, quando il 6 maggio 2015 sono giunti presso le acque territoriali albanesi, a Porto Palermo, a bordo del peschereccio "Fatima" per caricare la droga. Parlando del suo uomo che aveva nella sala radar, Habilaj dice che è di Tirana. <a href="#footnote-6" id="footnote-marker-6-1" rel="footnote"></a><br /><br /> Sulla pagina 100 del dossier emerge invece la conversazione tra i due trafficanti Moisi Habilaj e Sabaudin Çelaj conosciuto come "Sabi" in occasione della quale viene menzionato l'ex Ministro Tahiri. I due stavano viaggiando con un Fiat Bravo con targa DG826NA in data 16.12.2013. I trafficanti sostengono, tra l'altro, che Tahiri ha utilizzato i soldi intascati per la campagna elettorale e che per una cosa simile occorrono 20 milioni. Questi discutono in merito al guadagno del politico e Sabi replica dicendo che Saimir ha solo un nome (posizione, fama), ma a suo avviso non possiede molto denaro. Moisi afferma inoltre che Saimir, in un mese guadagna almeno 5 milioni di euro mentre Sabi replica che i soldi li ha spesi per la campagna elettorale. Poi Moisi sostiene che a Tahiri non bastano neanche 20 milioni di euro per la campagna elettorale. Invece Sabi ha riferito che al nipote potrebbero bastare 10 mila euro al mese per il "lavoro" ed aggiunge che a "lui andrebbe a genio, ma il nipote è un tipo cattivo". Sabi teme ancora che questo possa parlare con altri dicendo di aver dato soldi a Saimir. <a href="#footnote-7" id="footnote-marker-7-1" rel="footnote"></a> Sul fascicolo vengono menzionati anche i nomi di Nezar Saiti, Armando Sulaj, Sabaudin Çelaj e molti altri. L'inchiesta sul gruppo ha avuto inizio dopo le intercettazioni condotte nel 2013 su Elson Zhup, mentre successivamente sono venuti alla luce anche i fratelli Habilaj. Da tempo, il gruppo di trafficanti arrestati dalla Polizia italiana per 3.5 tonnellate di hashish, è stato messo sotto intercettazione ed il materiale ottenuto ha costituito la base per la sentenza del Tribunale di Catania per il loro arresto. <br /><br /> "Abbiamo sbagliato con Antonino, sapendo che aveva una cattiva esperienza con questa storia. Perché ci siamo affrettati così tanto. Dovevamo lasciarlo sistemare i suoi affari... Dovevamo lasciarlo fare e poi portarlo in un altro posto. Questi sono errori imperdonabili... sono i nostri errori ... Non sappiamo con chi siamo in affari. Non sapiamo chi hanno e non hanno dentro questi bastardi", è quanto si apprende da un'altra intercettazione di Habilaj.<br /><br /> Invece nel corso di un'intercettazione del 2 marzo 2014, tra Habilaj e Sabaudin Çelaj viene menzionato il veicolo targato AA003GB, a bordo del quale hanno viaggiato due persone verso la Sicilia. La macchina era a nome di Saimir Tahiri. <a href="#footnote-8" id="footnote-marker-8-1" rel="footnote"></a> Il caso è stato menzionato sulla pagina 205, dove i due trafficanti cambiano la Fiat Panda (EM734WR) con la quale circolavano in Italia, per prendere l'Audi A8 (di Tahiri) per raggiungere l'Albania. La Panda è stata consegnata al cittadino Angelo Busacca, mentre la partenza di Sabi e Moisi Habilaj è stata comunicata anche da Maridian Sulaj e Florian Habilaj con diversi messaggi. <a href="#footnote-9" id="footnote-marker-9-1" rel="footnote"></a>Questi hanno menzionato somme di denaro dovute a Saimir, alludendo al cugino Saimir Bashkim Tahiri, Ministro degli Interni, come riportato sul fascicolo, al quale devono 30 mila euro. <a href="#footnote-10" id="footnote-marker-10-1" rel="footnote">[10]</a> In un'altra intercettazione, Moisi Habilaj si trova a dover render conto a Sabaudin Cela, sul modo in cui ha speso il denaro. Lo stesso sostiene di aver speso i soldi per comprare due braccialetti di diamanti, per la moglie e la madre di Saimir (Tahiri), per 9 mila euro in totale. <a href="#footnote-11" id="footnote-marker-11-1" rel="footnote">[11]</a> Nel fascicolo d'inchiesta elaborato dalle autorità italiane sono presenti anche gli pseudonimi che i trafficanti usavano tra loro, come: Sabaudin Çelaj identificato come "Daja" (lo zio), ma anche "Sabi"; Certi venivano identificati con i tratti fisici come "sopracciglia" che era l'italiano Salvatore Marleta. Invece Maridian Sulaj nelle loro conversazioni era nominato "varri" la tomba, Florian Habilaj da Valona come "Lolo", mentre Fatmir Minaj, in alcuni casi veniva riferito come "Çaku". Un altro pseudonimo usato era "Montanaro" e in alcuni casi veniva specificato come "Montanaro da Laci". Altri erano, "goloso", "montanaro", "grosso", "ladro" ecc. con cui veniva identificato tra gli altri Erson Zhuka, che secondo gli organi italiani esercita la sua attività a Ragusa. <a href="#footnote-12" id="footnote-marker-12-1" rel="footnote">[12]</a><br /><br /> <br /><br /> <strong>Affermazioni dai giornalisti Artan Hoxha e Dario de Luca</strong><br /><br /> Il giornalista di "MeridioNews", Dario de Luca ha pubblicato altri dettagli relativi alle indagini delle autorità italiane sulla banda del traffico della droga guidata da Moisi Habilaj. Per la trasmissione su "News24", il giornalista italiano ha spiegato come sono riusciti ad assicurare i materiali per l'arresto della banda come anche le intercettazioni. "MeridioNews" è il portale italiano nel quale è stata pubblicata la prima intercettazione delle conversazioni di Moisi Habilaj con Sabaudin Çelaj. Dario de Luca ha dichiarato che l'indagine sui Habilaj è iniziata nel 2013 e nel giro di questi anni sono state sequestrate grosse quantità di droga proveniente dall'Albania, in totale 21 sequestri. Riferendosi alle conversazioni intercettate, il giornalista italiano ha menzionato il fatto che la Polizia albanese è implicata nel traffico di droga. Lo stesso ha aggiunto che i trafficanti albanesi non si incontravano con i capi delle organizzazioni criminali in Italia, ma solo con i grossisti, dunque i mediatori. De Luca ha evidenziato, inoltre, che vedendo il fascicolo, non è stata riscontrata nessuna cooperazione tra le autorità italiane e quelle albanesi. A suo dire, in merito al caso sono stati realizzati pochi arresti rispetto al numero degli indagati.<br /><br /> "Devo dire che le indagini sono in corso. Attualmente vi sono altre 8 persone ricercate in continuo movimento", ha affermato ospite della trasmissione albanese "Studio e Hapur" di News24. <a href="#footnote-13" id="footnote-marker-13-1" rel="footnote">[13]</a><br /><br /> Nella stessa occasione il giornalista Artan Hoxha ha spiegato che Moisi Habilaj appartiene al gruppo accusato tempo fa dall'ex ufficiale di Polizia, Dritan Zagani. Quest'ultimo ormai ha ottenuto asilo in Svizzera ed ha accusato proprio il suddetto gruppo di aver effettuato il traffico usando la macchina dell'ex Ministro Saimir Tahiri. Il giornalista Hoxha ha aggiunto che Habilaj, stando i sospetti, fa parte del gruppo della Laberia, che controlla il traffico della droga nel sud del Paese, e che comprende Valona, Tepelena e l'area di periferia di Gjirokastra.<br /><br /> "Non è uno, sono cinque i gruppi che controllano il traffico in questa zona. Abbiamo a che fare con gruppi forti a livello finanziario, che corrompono la Polizia, la Procura e Tribunali e influenzano anche il processo elettorale", ha affermato Hoxha. <br /><br /> A suo dire il gruppo è stato tra i primi a realizzare il traffico della droga per via aerea. <a href="#footnote-14" id="footnote-marker-14-1" rel="footnote">[14]</a> Il giornalista investigativo, Artan Hoxha ha sottolineato che i PM italiani non hanno trovato sostegno dalla parte albanese per colpire la banda la quale opera da almeno un decennio. <br /><br /> "In Albania hanno visto che non potevano avere successo, e l'hanno colpita in Italia. Un procuratore di Catania è venuto diverse volte..", ha detto il giornalista, evidenziando che il gruppo di Habilaj fa parte dei cinque che si coordinano tra loro da Valona a Gjirokastra. <a href="#footnote-15" id="footnote-marker-15-1" rel="footnote">[15]</a><br /> <br /> <br />

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Strumenti del dispaccio
Entità
24
menzionate
Persone
9
menzionate
Aziende
1
menzionate
◉ Geografia della notizia · 3 paesi coinvolti
Altri luoghi citati (non mappati): Tirana · Valona · Argirocastro · Durazzo · Ragusa · Tepelena
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