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Rabat - L'invito di una delegazione del "Parlamento" del Polisario alla celebrazione del 150° Anniversario della costituzione del sistema parlamentare egiziano, tenutasi a Sharm El Sheikh, lascia poco spazio per l'ottimismo nell'ambito delle relazioni di…
Rabat - L'invito di una delegazione del "Parlamento" del Polisario alla celebrazione del 150° Anniversario della costituzione del sistema parlamentare egiziano, tenutasi a Sharm El Sheikh, lascia poco spazio per l'ottimismo nell'ambito delle relazioni di Rabat ed il Cairo. Le discussioni tra il Presidente della Camera egiziana dei Rappresentanti, Ali Abdel Aal, e i membri del Polisario a margine della riunione dei Parlamenti arabo-africani, l'hanno confermato. Peggio ancora, la "Dichiarazione di Sharm El Sheikh" fornisce supporto e sostegno ai popoli nell'esercitare i loro diritti di autodeterminazione e vivere in pace secondo i principi internazionali previsti dalle Nazioni Unite. Il regime di Abd al-Fattah al-Sisi mostra la sua disposizione a ristabilire contatti con l'Algeria, come è avvenuto dopo la rimozione del Presidente Mohamed Morsi, a seguito del colpo di stato guidato dal maresciallo al-Sisi, allora Ministro della Difesa e capo dell'esercito.<br /> <br /> L'origine del cambiamento egiziano sulla questione del Sahara è da ricercarsi nel deterioramento delle relazioni tra il Cairo e Riyadh. Il Marocco è solo una vittima collaterale del "divorzio" tra i due leader del mondo arabo sunnita. Al-Sissi non condivide più lo stesso approccio dell'Arabia Saudita nello Yemen e in Siria e ha anche comunicato, la scorsa settimana presso il Consiglio di Sicurezza, la sua condivisione con la posizione della Russia, mettendo, improvvisamente, il Cairo sull'asse di Algeri-Damasco-Baghdad-Teheran-Mosca. Inoltre, gli Wahhabiti hanno deciso, negli ultimi mes,i di chiudere il rubinetto degli aiuti finanziari al regime di al-Sisi e il Governo egiziano è stato costretto a rivolgersi al FMI per ricevere un prestito di 12 miliardi di dollari nel mese di agosto. Ricordiamo che, il giorno dopo il colpo di stato del 30 giugno 2013, l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno fornito un contributo di 25 miliardi di dollari all'Egitto, però a distanza di tre anni dalla straordinaria generosità, il Cairo continua a chiedere somme ulteriori ai suoi donatori. Gli egiziani vogliono compensare anche Algeri e Mosca, per quanto possibile, circa il combustibile annuo di 2 miliardi di dollari, che gentilmente gli ha concesso, finora, Ryad.<br />
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