Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Tirana - "In Siria non si combatte in nome di Dio, ma solo per soldi ed il potere" è questa la conclusione alla quale è giunto uno dei combattenti albanesi, M.A., che ha combattuto in Siria, tra le file del gruppo islamico "Al Nusra". Nel corso di…
Tirana - "In Siria non si combatte in nome di Dio, ma solo per soldi ed il potere" è questa la conclusione alla quale è giunto uno dei combattenti albanesi, M.A., che ha combattuto in Siria, tra le file del gruppo islamico "Al Nusra". Nel corso di un'intervista rilasciata per il quotidiano "Shekulli", l'uomo di 35 anni da Puka, ha raccontato tutta la sua storia, dicendo cosa l'ha ispirato per andare e combattere in Siria. Lo stesso ha raccontato di aver intrapreso ogni azione da solo e senza informare nessuno, dopo aver visto i video pubblicati sui social network in cui si combatteva per la jihad. A suo dire, combattere in Siria non ha niente a che fare con la jihad, e tutto viene fatto per il potere.<br /><br /> "La mia storia è un po' incredibile. Tutto ha inizio nel mese di marzo del 2013. Vedevo molti video che venivano pubblicati sui social network dove venivano rivolti inviti per combattere in Siria. Sui video le chiamate venivano fatte in nome della religione ed anche i combattimenti, a loro dire, avvenivano in nome della religione. Prendo coraggio e intraprendo il viaggio per recarmi in questo Paese. Inizialmente vado in Turchia, mi ero già informato prima. Ma ogni cosa l'ho fatta pensando che in Siria i combattimenti si facevano in nome della religione", ha ammesso il ragazzo da Puka raccontando il viaggio che hanno intrapreso altri combattenti albanesi verso la Siria. <br /><br /> Pertanto dopo cinque giorni in Turchia, insieme ad altre persone giunte dall'Europa sono partiti con un'autobus verso la Siria. Come racconta il giovane, "Pensavo che era come l'immigrazione clandestina che saremmo passati attraverso le montagne, ma non è stato così. Alla frontiera i soldati e la Polizia ci salutavano. Una volta in Siria, i soldati ci hanno fatto l'addestramento. Ci stavano abituando all'idea di uccidere una persona, perché avremmo ucciso persone".<br /><br /> "C'erano alcuni ostaggi, li hanno presi e messi a sedere davanti a noi, gli hanno tagliato la testa senza alcun problema", racconta M.A, definendo questa una scena terribile.<br /><br /> Successivamente, gli hanno dato delle armi, che conosceva e sapeva usare, sicché in poco tempo ha assunto una carica direttiva.<br /><br /> "Ma non ero per niente d'accordo. Là si faceva tutto per soldi e potere. Nulla veniva fatto in nome della religione. Non sono andato lì con questo obbiettivo. Il tutto è stato diverso da quello che avevo visto sui video o sentito", ha precisato lo stesso.<br /><br /> La decisione di ritornare in Albania l'ha presa dopo diversi combattimenti, in seguito ai quali ha guadagnato una certa fama nella zona in cui stava, e questo l'ha spaventato.<br /><br /> "Questo perché di solito la fama viene rovesciata ed ho pensato che molto presto sarei stati vittima di un attentato", ha asserito, spiegando che il suo ritorno in Albania ha sollevato molti sospetti e punti interrogativi, sia tra le strutture di stato che tra i suoi compagni, che pensavano potesse essere una spia.<br /><br /> "Per svelare questi punti interrogativi, ho dovuto compiere un secondo viaggio. Ho fatto questo secondo viaggio perché volevo ripulire il mio nome. Raggiunto il mio scopo, me ne sono andato di nuovo perché non avevo motivo di stare lì", ha affermato M.A.<br /><br /> La sua famiglia non era a conoscenza né del primo né del secondo viaggio avvenuto nel mese di ottobre del 2013, quando si è trattenuto solo un mese.<br /><br /> "Andrò, ho detto alla mia famiglia, non per combattere ma per qualcos'altro (il motivo non lo posso rivelare)", ha spiegato il combattente.<br /><br /> Durante il suo secondo viaggio è incappato anche in un conflitto nel corso del quale ha perso la vita Hamit Muslija da Puka e voleva riprendere il suo corpo, essendo stato ucciso dai curdi. <br /><br /> "La seconda volta avrei potuto morire, ma alcune rischiose organizzazioni nate in Iraq in quel periodo, parlavano in nome della religione quando commettevano azioni disumane. Non avevano alcun nesso con la religione, perché la religione non esisteva nelle loro ideologie. Dicevano: O sei con me, o sarai il mio nemico", questo era il motivo per cui sono tornato indietro, perché altrimenti sarei potuto rimanere altri due mesi.<br /><br /> La seconda volta ha incontrato molti albanesi e questa è stata anche molto differente dalla prima, perché coloro che ritornavano erano visti diversamente. <a href="#footnote-1" id="footnote-marker-1-1" rel="footnote"></a><br /> <br /> <br />
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