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NOTIZIE · OI-333862 · 20/06/2016 13:00:23 · 3653 g fa7 min lettura
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La lotta del Kosovo contro il terrorismo si sta trasformando in farsa?

DiOsservatorio ItalianoSommario

Pristina - Gli studiosi della religione dell'islam hanno affermato che l'approccio sbagliato di alcuni imam delle moschee in Kosovo ha provocato l'aumento del fanatismo religioso tra i giovani, trasformandoli in estremisti, seguaci e soldati delle…

Pristina - Gli studiosi della religione dell'islam hanno affermato che l'approccio sbagliato di alcuni imam delle moschee in Kosovo ha provocato l'aumento del fanatismo religioso tra i giovani, trasformandoli in estremisti, seguaci e soldati delle organizzazioni terroristiche. Queste valutazioni sono state fatte nel corso di una conferenza organizzata dal portale "Foltash" (parla ora), dal tema: "L'approccio della società all'estremismo".<br /><br /> La studioso di religione islamica nonché professore presso la Facoltà degli Studi dell'Islam a Pristina, Lulzim Esati, ha affermato che alcuni imam delle moschee in Kosovo sono riusciti ad aumentare il fanatismo religioso sui giovani. Mentre, il sociologo, Ardian Gola, ha riferito che le istituzioni del Kosovo, con tutto il desiderio che hanno di prevenire l'estremismo e il radicalismo, con alcune loro azioni hanno influito nel rafforzamento di questi fenomeni.<br /><br /> Il Kosovo ha affrontato, già nel 2012, i primi casi di partenza dei suoi cittadini in Siria. Da allora, circa 300 cittadini del Kosovo si sono uniti al conflitto in Siria mentre attualmente secondo le stime degli organi della sicurezza il numero si aggira attorno a 60 cittadini. Oltre 60 di questi sono stati dichiarati morti.<br /><br /> Dal 2013, le autorità in Kosovo hanno indagato 180 persone coinvolte in reati connessi al terrorismo. Circa 90 persone sono state arrestate e sono state sollevati oltre 40 atti accusatori. <a href="#footnote-1" id="footnote-marker-1-1" rel="footnote"></a> <br /><br /> Intanto i processi contro il terrorismo stanno risultando con condanne basate in prove non serie ed inesistenti, sollevando dubbi di casi politicamente motivati per pulire l'immagine del Kosovo nel mondo. Albert Berisha, un giovane di Pristina che è stato in Siria, ha affermato che è un mussulmano praticanteò<br /><br /> "Il bene e il male sono più che una valutazione istituzionale, sono incorporati nel nucleo dei valori universali, è una parte integrale inseparabile", ha sottolineato lo stesso.<br /><br /> Berisha, 29 anni, si è laureato presso l'Università di Pristina e ha fatto un master nell'Università di Tirana di scienze politiche. Lo stesso è stato arrestato nel 2014 e il 29 aprile di quest'anno, il Tribunale lo ha proclamato colpevole per partecipazione ad organizzazione terroristica. Durante il processo, Berisha ha ammesso di essere stato in Siria dal 6 al 20 ottobre 2013, per aiutare l'opposizione siriana nei confronti del regime di Bashar al-Assad, ma ha detto che non è stato mai coinvolto nei combattimenti. Secondo la Procura, lo stesso ha riferito di esser stato inviato ad una base nei pressi di Aleppo.<br /><br /> "Quando mi hanno chiesto perché ero andato li, ho risposto che volevo aiutare il popolo siriano, ma che non volevo far parte di Al-Qaeda", ha riferito lo stesso alle autorità durante l'interrogatorio.<br /><br /> Il giovane ha parlato anche delle conversazioni con gli esponenti del gruppo che controllava la zona, i quali quando hanno sentito la sua risposta, si sono messi a ridere e hanno detto "Tutti siamo di Al-Qaeda qui!". La Procura kosovara ha ammesso che Berisha è rimasto solo pochi giorni in Siria. Ma questo non ha impedito di accusarlo per partecipazione ad organizzazione terroristica, nello specifico Al Nusra. L'atto accusatorio non comprende altre prove contro Berisha oltre alla sua dichiarazione, che in pratica nega il coinvolgimento in gruppi terroristici.<br /><br /> Albert Berisha non è l'unico ad essere soggetto di tali processi. Finora, il Kosovo mantiene il record europeo per quanto riguarda le rigide misure di estremismo violento, con un totale di circa 120 arresti e circa 60 sospettati. Secondo le autorità della sicurezza, circa 300 kosovari hanno viaggiato verso la Siria e l'Iraq e circa 130 sono ritornati in Kosovo. Il Paese ha approvato una legge nel mese di marzo del 2015 che considera un reato penale la partecipazione ai conflitti in formazioni militari all'estero. Tuttavia, dato che gran parte dei sospettati che sono attualmente nel processo, sono accusati di aver combattuto in Siria nel 2013 e 2014, non possono essere giudicati in base alla nuova legge. La magistratura ha utilizzato la vecchia legislazione del Codice Penale del Kosovo che tratta il terrorismo per accusare e processare i sospettati. Decine di questi hanno ammesso la loro colpa ed hanno espresso pentimento, anche se il loro numero preciso non è stato reso noto. Su un gruppo di 32 accusati processati per reati legati al terrorismo, 18 hanno ammesso la loro colpa. Questi ultimi, così come i loro avvocati hanno affermato di aver ricevuto forti pressioni dai funzionari della giustizia in modo da ammette i crimini pretesi in modo da liberarsi dalla carcerazione preliminare. <br /><br /> Attualmente, almeno 35 sospettati godono di misure leggere di sicurezza, come arresti domiciliari e l'obbligo di presentarsi alla stazione di Polizia. Uno di questi è Irfan Haqifi, fratello dell'ex imam di Gjilan, Ridvan Haqifi, presentatosi come comandante dei combattenti albanesi nell'ISIS. Arrestato nel mese di luglio del 2014 e accusato di reclutamento per terrorismo, ed altri reati, Irfan Haqifi ha ammesso le sue colpe ed è stato messo agli arresti domiciliari. Tali misure sono state emesse nonostante le prove convincenti contro di lui ed i legami problematici famigliari. Così come Irfan Haqifi, gran parte dei sospettati sono stati liberati dalla carcerazione preliminare. Jeton Hajdini da Mitrovica, anche lui processato per essersi unito all'ISIS, ha dovuto fare i conti con un atto-accusatorio che è solo un lungo paragrafo. Dallo stesso emerge che il suo passaporto era passato nell'Aeroporto di Pristina e quello di Istanbul, e che foto di Bin Laden e dello stesso sospettato con armi in mano (in un luogo sconosciuto e senza emblemi) erano state rinvenute nel suo telefono. Hajdini, ha negato le accuse dicendo che ha perso il passaporto e non si è recato più all'estero. Lo stesso ha aggiunto di aver sfidato la Procura a controllare i video realizzati dalle telecamere di sicurezza in aeroporto per provare se è stato lui o qualcun'altro ad aver usato il suo passaporto. Hajdini, un veterano dell'UCK, ha insistito dicendo, inoltre, che le foto trovate nel suo telefono con diversi armi sono state scattate in Kosovo, quando insieme ai suoi amici ha attraversato, con armi, la foresta. Hajdini è stato arrestato nel mese di agosto del 2014 ed è stato scarcerato nel mese di maggio del 2015, dopo nove mesi dietro le sbarre. Un'altra domanda che si pone è perché lo stesso è stato accusato di essersi unito all'ISIS e non ad Al Nusra, o anche a "Harausham" un'organizzazione, la quale non esiste come ha mostrato una precedente ricerca della BIRN, nonostante due kosovari siano stati giudicati colpevoli e condannati per aver partecipato a questo gruppo terroristico.<br /><br /> Un altro sospettato, Jetmir Bushi da Hani i Elezit, è stato accusato di essersi unito all'ISIS e la prova schiacciante, contro di lui, è un numero di SMS mentre stava combattendo in Siria. Nei messaggi ricevuti lo stesso viene invitato ad unirsi alla jihad per i "benefici che giungono da quest'opera". Con la stessa prova è stato accusato anche Enis Begolli, da Mitrovica, condannato a quattro anni di carcere dal Tribunale Fondamentale a Pristina, nel mese di aprile di quest'anno. Begolli, accusato di essersi unito all'ISIS, è stato catturato quando un altro accusato ha ammesso di aver viaggiato insieme a lui presso la frontiera con la Siria, dove avevano intrapreso diversi percorsi. Vi sono almeno 10 atti-accusatori della Procura Speciale come questi, su circa 60, basati su prove similmente deboli. In alcuni casi, gli imputati sono accusati di essersi uniti contemporaneamente all'ISIS e Al Nusra - due gruppi che combattono in Siria - senza alcuna prova concreta. Intanto, nel 2015, otto accusati sono stati trattenuti, per cinque mesi, in carcerazione preliminare senza mai uscire davanti al Tribunale dal momento in cui è stata assegnata la misura di sicurezza, perché i Tribunali del Kosovo e l'EULEX non riuscivano a decidere chi doveva svolgere il processo del caso. Interrogato in merito ai suddetti casi, Shpend Kursani, autore di una ricerca dal Centro Kosovaro per gli Studi della Sicurezza sui motivi e le conseguenze del coinvolgimento dei cittadini del Kosovo come combattenti esteri in Siria ed Iraq, ha affermato che non può capire le azioni delle autorità del Kosovo per quanto riguarda i casi connessi al terrorismo. Kursani ha affermato che, mentre alcuni estremisti violenti sono stati arrestati durante il processo, altri sono stati rapidamente mesi agli arresti domiciliari e senza molte prove. Lo stesso crede che il motivo di questa campagna, con molti errori, sia politico.<br /><br /> "I politici del Kosovo vogliono vantarsi a livello internazionale come campioni della guerra al terrorismo, perciò vi è stato l'arresto di un numero così grande di persone, con molta fretta e poche prove", ha concluso Kursani.<a href="#footnote-2" id="footnote-marker-2-1" rel="footnote"></a><br /> <br />  <br /> <br /> <br />

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Strumenti del dispaccio
Entità
26
menzionate
Persone
9
menzionate
Aziende
0
menzionate
◉ Geografia della notizia · 2 paesi coinvolti
Altri luoghi citati (non mappati): Iraq · Hani i Elezit · Pristina · Mitrovica · Gjilan · Aleppo · Istanbul · Tirana
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