Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Il blocco della rotta balcanica sta causando sempre più scontri e vittime. Le forze di polizia Fyrom-Macedonia hanno respinto con l'utilizzo di gas lacrimogeni e manganelli in gomma, l'assalto dei profughi. Gli scontri più violenti, si stanno verificando sul…
Il blocco della rotta balcanica sta causando sempre più scontri e vittime. Le forze di polizia Fyrom-Macedonia hanno respinto con l'utilizzo di gas lacrimogeni e manganelli in gomma, l'assalto dei profughi. Gli scontri più violenti, si stanno verificando sul confine macedone dove oltre 300 rifugiati sono stati feriti mentre tentavano di forzare di superare la recinzione del confine greco-macedone. Gli scontri sono iniziati dopo che 500 rifugiati provenienti dal campo di Idomeni in Grecia hanno tentato disperatamente di forzare il blocco per passare verso l`Europa Centrale e, anche questa volta, si è verificata la presenza di volantini che li invitavano ad imporsi con la forza. La polizia macedone, ha negato che altri 100 rifugiati di Idomeni, tra cui donne e bambini, hanno tentato di superare la frontiera. Pare che durante gli scontri, la polizia macedone abbia utilizzato gas lacrimogeni, granate fumogene e manganelli di gomma per far arretrare gli immigrati, i quali hanno risposto lanciando pietre contro la polizia. Secondo i dati divulgati dalle autorità macedoni, alcuni rifugiati, sono riusciti a superare il recinto della frontiera ma, presi subito dopo, sono stati rimandati in Grecia. Il capo redattore del quotidiano tedesco "Deister- und Weserzeitung", Julia Niemeyer, testimone oculare nel campo d`Idomeni, ha affermato che molta gente è ritornata ferita nel campo e che alcuni fumogeni sono arrivati fino al campo e che la polizia greca non è intervenuta in nessun modo. <br /><br /> In base ai dati riportati dall'organizzazione "Medici senza frontiere" circa 200 persone hanno avuto problemi alle vie respiratori dopo il lancio dei gas lacrimogeni e altri 40, fra cui tre bambini, sono stati medicati per le ferite procurate dai manganelli in gomma. Le autorità macedoni, dal canto loro, hanno difeso l'operato della polizia che si è trovata a dover fronteggiare una folla armata di pietre e pezzi di ferro tanto che anche 25 poliziotti hanno dovuto ricorrere a cure mediche. Il governo di Skopje ha difeso l'operato delle sue forze dell'ordine e ha respinto le accuse delle autorità greche che li accusavano di eccessiva violenza verso gli immigrati. George Kyritsis, portavoce del coordinatore per la immigrazione nel Governo della Grecia, ha detto che l`utilizzo della forza da parte delle autorità della Macedonia è un atto rischioso e inumano. Atene, tramite il suo ambasciatore a Skopje, Teoharis Lalakos, ha inviato anche due note di protesta nelle quali definisce inammissibile la violenza espressa dalla polizia macedone contro i rifugiati e lo stesso Lalakos, ha dichiarato il suo sdegno, commentando che: "L'uso della violenza non contribuisce a risolvere il problema dei rifugiati ed è in netto contrasto rispetto a quanto sancito dal diritto internazionale e umanitario". <br /><br /> Tuttavia la reazione più forte è giunta dal Presidente greco Pavlopulos che ha sottolineato che visto il comportamento adottato nei confronti degli immigrati, la Macedonia non dovrebbe mai essere accolta nell'UE e, ancor meno, nella NATO. Il Ministero degli Esteri della Macedonia, da parte sua, ha dichiarato che la Grecia si trova a dover stabilire ordine e pace nella zona transfrontaliera così come, nei centri di accoglienza e che se i rifugiati reagiscono in maniera violenta, è perché sobillati dalle organizzazioni umanitarie. <br /><br /> Nei pressi del piccolo villaggio di frontiera di Idomeni, da settimane, si trovano bloccati circa 11.000 profughi che sperano che la rotta balcanica venga riaperta tanto da non volersi trasferire e registrare nei centri vicini per paura di non poter poi ripartire. Lo stato maggiore greco ha invitato i rifugiati di Idomeni a non credere alle voci circa la riapertura della rotta balcanica e, se anche la polizia greca, sta lavorando per individuare gli attivisti che divulgano queste voci, i profughi continuano a sperare. Secondo i media greci, gli attivisti autori di volantini e propagatori di disinformazione nel campo profughi, sono cittadini tedeschi e britannici, che non appartengono a nessuna organizzazione ufficiale di soccorso. A metà marzo, pare che furono questi attivisti attraverso un volantino, a suggerire il passaggio attraverso il fiume di confine verso la Fyrom-Macedonia, in cui persero la vita tre persone.<br /> <br /> <br /> <br /> <br /> <br /> <br />
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