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Pristina/Belgrado/Aia - I testimoni dei crimini di guerra imputati all'Esercito Liberatorio del Kosovo (UÇK), chiamati a deporre davanti alla Corte Speciale, sono ufficialmente entrati nel programma di protezione.…
Pristina/Belgrado/Aia - I testimoni dei crimini di guerra imputati all'Esercito Liberatorio del Kosovo (UÇK), chiamati a deporre davanti alla Corte Speciale, sono ufficialmente entrati nel programma di protezione. Gran parte di loro sono sparsi per il mondo con nuove identità - così scrive il quotidiano serbo Danas, facendo riferimento a fonti diplomatiche, secondo cui oltre 400 persone hanno fornito la propria testimonianza in relazione ai crimini imputati all'UCK, ma probabilmente solo circa 30 di loro deporranno davanti alla Corte. Secondo "Danas" le testimonianze sono state già ottenute, e sono state archiviate su un sistema software protetto che si trova a Bruxelles. Da quanto riferito sul quotidiano, la Corte Speciale che verrà istituita entro il 2016, sarà costituita solo da giudici internazionali, avrà sede presso gli ex edifici dell'Europol all'Aia (Olanda), e agirà sotto l'ombrello dell'Unione Europea. Le persone condannate da questo tribunale sconteranno la pena in Olanda, mentre secondo "Danas", insieme alla Corte Speciale lavorerà anche la Corte dell'Aia e la Procura dei crimini di guerra in Serbia. Il Governo olandese ha informato che la Corte si occuperà "di gravi crimini che si afferma siano stati commessi dai membri dell'UCK verso le minoranze e gli avversari politici nel corso degli anni 1999-2000". Nenad Golcevski, portavoce del Tribunale dell'Aia, ha riferito che questa Corte sostiene il lavoro di tutte le istituzioni che si occupano dei crimini di guerra, ma che ancora non sono state stabilite le modalità di cooperazione con la Corte Speciale. [1] [2]<br /> Intanto, la Commissione per il Kosovo nel Parlamento della Serbia ha formato un gruppo di lavoro che creerà l'archivio che "potrà portare ai principali responsabili per crimini commessi dall'UCK". L'archivio, relativo agli anni 1998, 1999 e 2000, verrà classificato in sette zone operative dell'UCK. L'affermazione è stata fatta dal presidente di questa commissione, Milovan Drecun.<br /> "Per la prima volta abbiamo attuato un coordinamento tra tutti i nostri servizi, organi competenti statali e la Commissione Parlamentare, che sono in possesso di fatti e testimonianze su crimini concreti commessi dall'UCK. L'archivio, sulla base dei dati raccolti, avrà intera conoscenza sui mandanti, esecutori e testimoni dei suddetti crimini. Mediante la nostra Procura sui Crimini di Guerra, porteremo tutte queste conoscenze alla Corte Speciale per i crimini di guerra imputati all'UCK e in tribunale verranno giudicati i suoi membri", ha dichiarato Drecun, aggiungendo che il gruppo di lavoro ha conoscenza sull'esistenza di diari di guerra dell'UCK, confiscati dalla KFOR, in cui si parla dei crimini commessi. [3]<br /> Drecun ha affermato che la Task Force dell'inchiesta dell'UE si prevede a trasformarsi nella Procura Speciale. I "Diari di Guerra", che appartenevano ai funzionari dello Stato Maggiore dell'UCK, furono confiscati dai corpi della NATO e secondo il quotidiano serbo "Vecernje Novosti", mirano a fornire la prova di accusa contro gli alti funzionari dell'UCK. Infatti, il Parlamento della Serbia elaborerà 7 fascicoli completi sulle Zone Operative dell'Esercito Liberatorio del Kosovo per presentarli alla Corte Speciale in Olanda. La KFOR ha consegnato i suddetti diari a Belgrado quando venne disarmato l'UCK dopo la guerra del 1999. Nel concreto, si tratta di Diari di Guerra per sette Zone Operative: Drenica, Dukagjin, Llapi, Pashtriku, Shala, Karadaku e Nerodima. In base allo scenario serbo, i primi accusati dalla Serbia presso la Corte Speciale, saranno gli alti ufficiali responsabili per le sopracitate zone: Sami Lushtaku - Drenica; Ramush Haradinaj - Dukagjin; Rahman Rama - comandante di Shala; Rustem Mustafa - Llapi; Sadik Alitjaha - Pashtrik; Ahmet Isufi - Karadak; e Shukri Buja, comandante della zona Nerodime. Sull'elenco compare anche Fatmir Limaj, comandante della zona liberata di Malisheva.[4]
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