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Le strade libiche stanno vivendo uno stato di cauta tranquillità, a seguito della diffusione delle notizie che parlano di una campagna contro Daash in Libia. La maggior parte della classe politica libica ritiene che l'intervento…
Le strade libiche stanno vivendo uno stato di cauta tranquillità, a seguito della diffusione delle notizie che parlano di una campagna contro Daash in Libia. La maggior parte della classe politica libica ritiene che l'intervento occidentale non ha lo scopo di eliminare Daash, ma solo indebolirlo, per favorire la diffusione dell'Islam politico rappresentato al gruppo al-Ikhwan, assoldato dall'Occidente nel plasmare la sua strategia in Libia. Mohammed Ali Zubaydah, professore di diritto internazionale, ha dichiarato che l'intervento straniero ha lo scopo di consentire l'avanzata dei gruppi fedeli alla sfera occidentale, per consentire così il trionfo di al-Ikhwan. Infatti, il Governo di Martin Kobler, definito di unità nazionale, include per i due terzi membri della corrente di al-Ikhwan al-Muslimin. Ha inoltre spiegato che l'intervento della NATO in Libia nel 2011, senza giustificazione legale, ha avuto come scopo l'eliminazione di un sistema politico, per cui le forze libiche alleate ai raid della Nato erano fazioni dell'Islam politico, tra cui al-Ikhwan al-Muslimin. Egli ha aggiunto che dopo il fallimento di questa strategia, sono apparsi molti gruppi estremisti che cercano di governare con la forza. Per porre quindi fine a tali deriva, è tornata in auge la soluzione di un intervento della NATO con il pretesto della lotta al terrorismo e il potenziamento dell'Islam moderato affinché prenda il controllo sulla scena politica. Di contro, la rivista libica "al-Musikar" ritiene che presto l'intervento della NATO sarà a tutti gli effetti legalizzato, dietro il pretesto di proteggere i civili, giustificando così l'appropriazione indebita delle risorse di uno Stato con il pretesto della lotta al terrorismo. Osserva che l'Occidente e l'America vogliono eliminare il terrorismo in Libia annunciando le loro guerre prima di iniziare le trattative tra gli alleati, per cui il preannuncio dell'intervento è coerente con la teoria dello shock e della intimidazione, su cui si basano tutti i piani militari del Pentagono. Il giornalista tunisino, specializzato negli affari libici, Basil Torgoman, spiega che qualsiasi attacco militare contro Tripoli avrà pesanti ripercussioni umanitarie ed un impatto anche sulla Tunisia. Egli ha aggiunto che la situazione è molto complessa e si aprirà una vera e propria crisi a livello sociali e della sicurezza. Vi sono infatti 50 mila tunisini che lavorano nella regione occidentale e torneranno in Tunisia, e vi sono circa cinquemila infiltrati in Libia, e il Governo tunisino non ha informazioni chiare su di loro. L'autore e giornalista Abdul Razzaq Al-dahish ha detto che l'intenzione di dare il via libera ad intervento straniero per combattere i gruppi estremisti in Libia si basa sulle minacce di Daash e altri gruppi terroristici, che non rappresentano altro che gli interessi di determinati paesi. Egli ha aggiunto che l'intervento straniero potrebbe essere chirurgico e ben circoscritto, e che l'Italia è il Paese più entusiasta di intervenire in Libia, mentre la Francia ha un forte di desiderio di farlo, ma l'America è ancora esitante. Secondo l'analista politico, Saeed Rashwan, esiste una reale intenzione di dare il via libera ad incursioni aeree, senza armare nessuna delle forze armate libiche, aggiungendo che l'Occidente vuole indebolire Daash ma non per eliminarla. L'attivista politico Mohammed Abdullah ha aggiunto, infine, che i gruppi terroristici hanno cominciato a disporre i propri militanti all'interno di quartieri e ospedali densamente popolati a seguito della diffusione della notizia di un intervento occidentale in Libia contro di loro.
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