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NOTIZIE · OI-330321 · 30/12/2015 17:25:00 · 3825 g fa5 min lettura
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Disaccordi sulla scena politica della Serbia

DiOsservatorio ItalianoSommario

Belgrado - Il Governo della Serbia, lunedì 28 dicembre, ha riportato al giornale serbo Danas, che le elezioni presidenziali del 2016 non si terranno. Confermate, invece, le elezioni parlamentari anticipate, insieme a quelle locali e provinciali. Alle…

Belgrado - Il Governo della Serbia, lunedì 28 dicembre, ha riportato al giornale serbo Danas, che le elezioni presidenziali del 2016 non si terranno. Confermate, invece, le elezioni parlamentari anticipate, insieme a quelle locali e provinciali. Alle elezioni parlamentari anticipate seguirà la modifica della Costituzione della Serbia. Il mese in cui verranno indette le elezioni locali, provinciali e parlamentari anticipate è probabilmente aprile. Nel caso delle elezioni generali, a tutti i livelli, il fulcro della campagna sarà forse incentrato sul candidato presidenziale, il che, secondo quanto stimato dall’opposizione, risulterebbe sconveniente per il Primo Ministro della Serbia, Aleksandar Vucic. Il Presidente della Serbia, Tomislav Nikolic, durante un’intervista al giornale russo Sputnik, ha dichiarato che esiste la possibilità di una sua candidatura alle elezioni presidenziali e che potrebbe vincere anche senza l’appoggio della SNS, ma che non lo farà. Secondo lui, la Serbia deciderà di chi ha bisogno e di chi non ha bisogno. Nikolic deciderà se presentare la propria candidatura dopo il colloquio con Aleksandar Vucic, in cui si valuterà se la Serbia ha bisogno di lui o meno. Il deputato e leader del Movimento per il cambiamento, Janko Veselinovic, ha reso noto che durante la riunione tenuta con i nove partiti dell’opposizione e i movimenti, è stato stabilito di richiedere un summit urgente con i rappresentanti della reggente SNS, per parlare delle condizioni per il mantenimento delle elezioni libere ed eque. Alla riunione hanno partecipato i rappresentanti del partito Democratico (DS), il Nuovo partito, la Lega dei Socialdemocratici della Vojvodina (LSV), l’Azione Socialdemocratica del Sangiaccato, Insieme per la Serbia, il Partito Democratico della Serbia (DSS), Dveri e il Movimento ‘Ne abbiamo abbastanza’ (Movimento basta). Alla riunione sono stati invitati anche il Partito Socialdemocratico (SDS) e il Partito Liberal democratico (LDP), che però non si sono presentati. Veselinovic ha affermato che l’opposizione è a favore della libertà dei media, ponendola come condizione chiave primaria per garantire delle elezioni oneste. Secondo il vice presidente del Partito Democratico (DS), Natasa Vuckovic, la riunione dell’opposizione che chiede le elezioni oneste non rappresenta la creazione della nuova Opposizione Democratica della Serbia (DOS). Lo stesso ha affermato che sarebbe corretto che il Partito Progressista Serbo (SNS) accetti di intavolare un dialogo sulle condizioni per le elezioni oneste. La proposta del leader del partito Democratico (DS), Bojan Pajtic, prende in considerazione, nel caso in cui non ci fossero le condizioni per delle elezioni giuste e oneste, l’opzione del boicottaggio, alternativa che per ora non verrà attuata poiché la maggioranza dei partiti d’opposizione è contraria. Secondo lui, è poco probabile che le elezioni vengano boicottate anche se nessuno ha mai sostenuto che le elezioni avverranno in modo libero e democratico. “Il boicottaggio ha senso solamente se l’intera opposizione aderisce”, sono le parole di Pajtic. Con i democratici, se si sceglierà questa opzione, di sicuro non aderiranno neanche SDS, LDP, Partito Nuovo, DSS, Cambiamento. Il presidente della NOVA, Zoran Zivkovic, ha sottolineato che l’obbligo della vera opposizione è di lottare per il cambiamento del regime dannoso. Djordje Vukovic del Centro per le elezioni libere e la democrazia (CeSID) ha asserito che è poco probabile che il DS neghi le elezioni perché antidemocratiche, dato che le regole elettorali non hanno subito alcun cambiamento drastico rispetto al 2008, 2012 o 2014, aggiungendo che sarà difficile per DS ottenere il pieno sostegno dell’OSCE o della Commissione europea per il boicottaggio. Secondo Zivkovic, solo quando le elezioni saranno indette si potrà considerare se esistono le condizioni minime per il loro mantenimento, ricordando che il DS ha boicottato le elezioni solamente una volta, nel 1997, quando le circostanze politiche erano molto serie. Anche per Janko Veselinovic del Cambiamento, la storia del boicottaggio è discutibile, poiché, secondo lui, è dovere di tutti incoraggiare le persone a votare. Il presidente del DSS, Sanda Raskovic Ivic, ha assicurato che il DSS lotterà per il mantenimento delle elezioni eque e non le boicotterà, perché farlo provocherebbe il caos provocando azioni non istituzionali, mentre il DSS è per il ritorno alle istituzioni. Il DS, in gennaio, inviterà tutti i partiti pro europei, democraticamente orientati ad agire insieme al partito, a impegnarsi pubblicamente a non stringere alcuna coalizione con Vucic. Durante l’incontro tra il Presidente del Partito Democratico (DS), Bojan Pajtic, e l’ambasciatore degli Stati Uniti, Michale Kirby, è stato concluso che la Serbia ha bisogno di un dialogo politico pubblico. Il Ministro degli Affari Esteri della Serbia, Ivica Dacic, ha informato che il Partito Socialista di Serbia (SPS) non entrerà nella coalizione pre-elettorale insieme al Partito Progressista Serbo (SNS), visto che tale coalizione prenderebbe tra 60 e 70% dei voti, rendendo le stesse elezioni del tutto inutili. Lo stesso ha poi invitato i partner del Partito dei Pensionati Uniti di Serbia (PUPS) e la Serbia Unitaria (JS) a presentarsi di nuovo alle elezioni ma in un’unica coalizione con la SPS. Il Ministro ha inoltre negato che sia stata la SNS ad invitare la SPS a formare una coalizione pre-elettorale, aggiungendo che in molti hanno paura di tale alleanza. A suo parere, la SPS è pronta per le elezioni locali e provinciali, ma anche per le elezioni repubblicane (parlamentari). Il Presidente del Partito Socialdemocratico di Serbia, (SDPS), Rasim Ljajic, ha dichiarato che la SNS è la prima scelta come partner per una coalizione alle prossime elezioni locali e parlamentari, e che la SPS rimarrà la seconda in assenza di un accordo con i progressisti. Per quanto riguarda il referendum sull'adesione all'UE, il presidente del Partito Democratico della Serbia (DSS), Sanda Raskovic Ivic, e il leader del Movimento Dveri, Bosko Obradovic, alla metà di dicembre, hanno dichiarato che più di 130 intellettuali della Serbia, professori universitari, accademici e anche un deputato del Partito Progressista Serbo (SNS), hanno firmato un’iniziativa con la quale si chiede il referendum su un eventuale adesione all’Unione Europea (UE). Obradovic ha sottolineato che la Serbia non ha interesse ad aderire all’UE, attualmente colpita dalla crisi, e che esiste un’alternativa di collaborazione con Russia e Cina. Lo stesso ha quindi spiegato che il Movimento Dveri è per la cooperazione con l’UE, ma senza esserne membro, perché questo rappresenterebbe un danno per gli interessi nazionali della Serbia. Il capo della delegazione dell’UE in Serbia, Michael Davenport, ha affermato che la Serbia dovrà prendere da sola la decisione di indire o meno il referendum sull'adesione all’UE.

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