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NOTIZIE · OI-329557 · 30/11/2015 16:40:00 · 3856 g fa7 min lettura
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Sarei ritornato a combattere in Siria!

DiOsservatorio ItalianoSommario

Tirana - Un ex combattente albanese della Jihad in Siria, ha raccontato la sua versione su quanto facile sia intraprendere la via della guerra attraverso i Balcani, con soli 400 euro in tasca. Il suo primo viaggio in Siria lo ha fatto proprio così,…

Tirana - Un ex combattente albanese della Jihad in Siria, ha raccontato la sua versione su quanto facile sia intraprendere la via della guerra attraverso i Balcani, con soli 400 euro in tasca. Il suo primo viaggio in Siria lo ha fatto proprio così, con una mappa stampata da internet e con la fiducia nel compiere il proprio destino agli occhi di Allah. La sua destinazione era la prima linea della guerra in Siria, ma la sua jihad è terminata prima ancora di iniziare. Due anni dopo, lo stesso si trova in un bar di quartiere nella sua città, a nord dell’Albania, con una lunga barba e pantaloni corti sopra la caviglia, e un palmo sotto il ginocchio. L'uomo di 37 anni è semplicemente un disoccupato, padre di due figli minorenni, e da 17 anni pratica la religione dell'islam. Nella sua intervista lo stesso ha spiegato perché ha deciso di partecipare ad una guerra che non apparteneva al suo Paese. "Se mi venisse data l'occasione, andrei anche oggi in Siria", ha riferito Ebu Mejrem, nome col quale si fa chiamare da quando si è recato in Siria. "E' Dio che ha creato la jihad, e tu amerai con l'anima qualcosa che Dio stesso ama", ha aggiunto questi. Mejrem che ha vissuto tutta la vita in Albania, crede che la sua casa sia ovunque vivano i fedeli mussulmani e non teme neanche di difenderli, per questo si è recato in Siria il 17 novembre del 2012, insieme ad altri tre fedeli albanesi. In tre mesi, lo stesso è passato da un campo all'altro, ma non ha avuto mai la possibilità di combattere in prima linea alle frontiere, neanche un solo giorno. Questo lo ha deluso moltissimo. Ebu Mejrem fa parte di quei 90 albanesi che sono andati in Siria tra gli anni 2012-2014 per partecipare a quella che è stata chiamata la Guerra Santa. Da quando ha avuto inizio il conflitto in Siria, 10 jihadisti albanesi hanno perso la vita. Altri 30 sono ritornati a casa appena è stata approvata la legge che vietava la partecipazione in conflitti all'estero. Secondo i documenti della BIRN, circa 50 jihadisti albanesi, combattenti attualmente in Siria, sono stati identificati dai servizi segreti. Gran parte dei combattenti albanesi si sono radicalizzati nelle moschee gestite da imam non riconosciuti ufficialmente dalla Comunità Mussulmana dell'Albania. L'utilizzo di internet e social network ha reso popolare la jihad ed ha attirato molti giovani. I fedeli sono stati fermati all’Aeroporto di Rinas nell’autunno del 2012, ma tutti hanno affermato che sarebbero andati in Turchia per problemi di salute. Dalla Turchia, hanno superato la frontiera illegalmente e sono entrati in Siria, avendo come destinazione le aree dove si combatteva. Il leader della Lega Albanese degli Imam, Justinian Topulli, ha elencato una serie di ragioni sul perché i musulmani si sono uniti alla guerra in Siria. Lo stesso è convinto che la loro solidarietà verso i musulmani siriani contro il regime dittatoriale di Bashar al Assad, fosse anche un modo per fuggire dalla realtà albanese, in cui molti musulmani non si sentivano a proprio agio. Un’altra ragione, non meno importante, secondo Topulli, è l'incomprensione e la cattiva interpretazione dei testi religiosi circa l'Apocalisse, che alcuni predicatori, errando, collegano agli attuali accaduti in Siria. Dall’inizio della guerra in Siria ad oggi molte cose sono cambiate, anche in Albania. La Polizia albanese ha arrestato una serie di combattenti musulmani, altri invece sono fuggiti mentre altri sono ricercati. A marzo, durante una vasta operazione i servizi segreti, in cooperazione con la Polizia hanno arrestato 8 persone, e hanno lasciato in libertà condizionata altri cinque. Nel mese di agosto, in Albania è entrata in vigore la legge che condanna a 15 anni di carcere chiunque sia coinvolto nei conflitti in Siria, o chiunque recluti persone per tali fini. Tra questi vi sono gli autoproclamati imam: Genci Balla e Bujar Hysa che predicavano la jihad in due moschee, una nella periferia di Tirana e l'altra a Mezez a pochi chilometri dalla capitale. Delle cellule sono state isolate nel villaggio Leshnice, nei pressi di Pogradec, nella città di Elbasan, a Cerrik e Dragoshtunje, nei pressi di Librazhd. Il terzo affiliato è Gerti Pashaj, un studente radicalizzato in Turchia, che si crede abbia agito come guida per i jihadisti. Ebu Merjem ha negato di esser stato reclutato ed ha affermato di non essere stato mai pagato, aggiungendo che in Siria è andato di sua spontanea volontà e che è stato Denis Jangulli ad averlo aiutato ad organizzare ilil viaggio nei minimi dettagli. Quest’ultimo si è messo in contatto con due studenti albanesi che avevano studiato in Arabia Saudita, sostenendo che il viaggio per i jihadisti in Siria è il più facile. Da Istanbul, sono andati nella città di Rehanlia con un biglietto di soli 80 euro, lì hanno trovato una persona che li ha aiutati a passare il confine. Tutti, da Francia, Svezia o Belgio passano mediate un recinto, che è l`unica barriera tra i due Paesi. Dopodiché nella città di Aleppo, da quanto racconta, si sono ritrovati nel bel mezzo dei combattimenti tra i ribelli e militari di Assad. Tuttavia gli albanesi sono rimasti fermi per lungo tempo nei campi a Tal Rifat, una città nei pressi della regione di Aleppo, controllata da Al-Nusra. Gli jihadisti albanesi sono stati tenuti lontani dal fronte della guerra dai leader della jihad in Siria. “Loro ci guardavano con sospetto e ci controllavano di volta in volta i passaporti. A noi questo non piaceva, ma loro sospettavano ci potessero essere infiltrati fra noi", racconta Mejrem. Gli jihadisti albanesi sono rimasti i primi 10 giorni in una casa, dopodiché sono stati inviati ad un campo di addestramento, situato anche questo a Tal Rifat. Durante questo periodo, hanno dormito in una residenza lussuosa che veniva usata da un gruppo radicale islamico, un fenomeno che i media definiscono come "il Jihad a 5 Stelle". La giornata lì passava leggendo il Corano e usando armi, come kalashnikov e fucili da cecchino. "La mancanza delle armi era il principale problema e nessuno di noi aveva 1500 dollari per comprare un kalashnikov", ha detto Merjem, raccontando che gli albanesi in questa guerra civile sono stati assegnati ad una brigata di 45-50 persone che combatteva ad Aleppo sotto la guida iniziale di Numan Demolli, originario del Kosovo, sostituito dopo la sua uccisione da Lavdrim Muhaxheri. Gli stessi sono rimasti sotto la protezione di Al-Nusra, mentre oggi i 50 albanesi rimasti in Siria combattono all’ombra dell'ISIS. Nella sua intervista, Merjen dice che loro non potevano rimanere nel campo più a lungo se non prestavano giuramento ad Al-Nusra. In caso di rifiuto, allora la loro presenza risultava sospetta e indesiderata. “Gli esponenti di Jabhat al-Nusra sono venuti e mi hanno detto che dovevo giurare sotto il loro nome, ma noi abbiamo detto che abbiamo giurato per Allah e che avremmo aiutato i civili siriani", dice Merjem che, durante il soggiorno in Siria, non ha avuto il permesso di combattere nella Guerra Santa dalla madre. Questo è un fatto gravissimo per i fedeli, in quanto la jihad si considera non valida se non viene concesso il permesso dai genitori. Siccome sua madre non ha voluto dargli il permesso per combattere in Siria, Ebu Merjem ha deciso di tornare in Albania il 2 febbraio del 2013. In questo periodo, il suo migliore amico, Jangulli, è stato ucciso ad Aleppo. Da allora, le autorità hanno vietato a Merjem di lasciare il Paese. Anche se lontano, lo stesso continua ad informarsi su tutto ciò che accade in Siria, e sull'ISIS, dicendo che la guerra sta causando morte da tutte le parti, crimini senza fine, compresi quelli per mano dei fratelli musulmani dell'ISIS. Tuttavia afferma di non piacergli il fatto che i loro crimini siano giudicati dai non fedeli. Infine, Merjem ha confermato che non riesce ad adattarsi alla società albanese. A causa della sua religione, ha dovuto lasciare tanti lavori, uno dopo l'altro, e si imbatte in continue difficoltà per sostenere la sua famiglia. Lo stesso non crede nella Comunità mussulmana, nello Stato albanese o nella Comunità internazionale.

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Strumenti del dispaccio
Entità
31
menzionate
Persone
6
menzionate
Aziende
0
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◉ Geografia della notizia · 8 paesi coinvolti
Altri luoghi citati (non mappati): Aleppo · Tirana · Cerrik · Librazhd · Elbasan · Pogradec · Bar · Istanbul
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