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Tirana - Un altro giovane albanese è stato ucciso in Siria, mentre combatteva a fianco delle forze dell'ISIS. La vittima è Mariglen Dervishllari, 27 anni, proveniente dal villaggio Remenj di Pogradec. La notizia è stata confermata…
Tirana - Un altro giovane albanese è stato ucciso in Siria, mentre combatteva a fianco delle forze dell'ISIS. La vittima è Mariglen Dervishllari, 27 anni, proveniente dal villaggio Remenj di Pogradec. La notizia è stata confermata dalle fonti ufficiali della Polizia di Stato e la SHISH senza fornire ulteriori dettagli. Come viene reso noto, Dervishllari combatteva da gennaio del 2013 a fianco alle forze dell'ISIS ed è rimasto ucciso circa due settimane fa. Ufficialmente questo è il 14° albanese che trova la morte nel conflitto siriano. Secondo alcune fonti, Dervishllari ha lasciato l'ultima volta l'Albania il 24 ottobre del 2014, partendo dall'Aeroporto di Rinas con destinazione Turchia per poi proseguire verso la Siria, dove si è riunito alle formazioni dell'ISIS. Sul fascicolo di cui dispone la Procura per i Crimini Gravi sono contenute le informazioni raccolte dalla SHISH e si apprende che il primo viaggio in Siria per unirsi ai jihadisti, da parte del giovane albanese è stato realizzato il 28 gennaio 2013, in compagnia di Besmir Caka e a due compagni Hamit Muslija e Bledian Hamzai. Questi ultimi, hanno perso ufficialmente la vita durante i combattimenti. Durante il primo viaggio in Siria, il 27enne Dervishllari è rimasto ferito ed è stato costretto a tornare in Albania nel mese di maggio 2013. Dopo la medicazione, è ripartito nuovamente verso la Siria dove poi ha perso la vita. Sul fascicolo della Procura, è stato identificato come persona in stretto contatto con l'imam sotto accusa per terrorismo, Bujar Hysa e con la cellula di "Fatima" in Italia. Mariglen Dervishllari è un nome noto anche alle unità anti-terrorismo italiane, infatti è lui che in Italia, non molto tempo fa, è stato identificato dopo la scoperta di una cellula jihadista, composta sia da albanesi che da italiani ed è lui che ha contatti assidui con una giovane ragazza italiana convertitasi e diventata combattente con il nome di "Fatima". Secondo i servizi albanesi, Dervishllari è stato reclutato e mandato in Siria proprio dall'auto-proclamato imam della moschea di Mzezi, Bujar Hysa. Con la morte di Dervishllari arriva a due il numero dei caduti per lo Stato Islamico provenienti dal villaggio di Rremenj di Pogradec. Nel 2013, tra i combattimenti in Siria perse la vita anche Dorian Kuqo, sempre di questo villaggio. Il 27enne da Pogradeci, Mariglen Dervishllari è tra i 140 albanesi che stando ai sospetti sono andati in Siria per la guerra. D'altra parte, in ambito dell'aumento delle misure di sicurezza dopo gli eventi terroristici di Parigi, la Polizia afferma di aver bloccato l'entrata in Albania a tre cittadini stranieri. Tra le persone alle quali è stato proibito l'accesso in Albania, vi sono due cittadini arabi e un cittadino kosovaro, i cui nomi risultano sull'elenco compilato dai servizi segreti. Si apprende che, sui loro nomi, sono stati scambiati informazioni anche dai servizi segreti stranieri che hanno informato sulle loro tendenze radicali. Mentre la Polizia di Stato e gli agenti della SHISH hanno rafforzato la sorveglianza sulle persone ritornate dalla Siria che vivono e risiedono nelle città di Elbasan, Librazhd e Pogradec, perché per gli agenti rappresentano un rischio per la società a causa delle loro tendenze radicali.
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