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Tripoli - I servizi di sicurezza algerini specializzati nella lotta contro il terrorismo hanno avviato, in collaborazione con le agenzie di intelligence internazionali, il processo di ricerca su larga scala, dei missili dell'esercito libico durante il…
Tripoli - I servizi di sicurezza algerini specializzati nella lotta contro il terrorismo hanno avviato, in collaborazione con le agenzie di intelligence internazionali, il processo di ricerca su larga scala, dei missili dell'esercito libico durante il regno di Muammar Gheddafi, saccheggiati dopo la caduta del regime. La questione relativa ai missili è tornata a far parlare di sé dopo la caduta dell'aereo passeggeri russo presso la penisola del Sinai. La provincia del Sinai, un ramo dello Stato islamico in Egitto, ha annunciato la sua responsabilità verso l'incidente, in risposta all'intervento russo in Siria, che conferma la possibilità che Daash abbia ottenuto un certo numero di "SAM-7 Strela" missili anti-aerei, saccheggiati dai depositi delle forze dell'esercito libico. Una fonte della sicurezza ha annunciato che le agenzie di intelligence hanno iniziato la ricerca di missili contrabbandati dalla Libia a causa di diversi sviluppi, come l'uso di un certo numero di questi ultimi contro le forze francesi nel nord del Mali, durante l'operazione "Serval" 2013. Gli esperti militari hanno escluso che le milizie islamiche abbiano utilizzato i missili perché il loro utilizzo richiede una certa esperienza militare ed un sistema completo, compreso il radar e i dispositivi di comunicazione sofisticati, che i gruppi islamici non hanno. Inoltre la maggior parte dei suddetti dispositivi sono stati distrutti durante gli scontri armati tra le forze libiche e i Battaglioni Rivoluzionari nel 2011, o nel 2012, quando la Air Force libica ha annunciato di volersi sbarazzare dei vecchi razzi scaduti. In questo caso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha chiesto alle nuove autorità libiche di fare del loro meglio per trovare la pista utile al ritrovamento dei missili libici smarriti. Un rapporto pubblicato sul sito della rivista americana "Newsweek" ha confermato che la proliferazione di armi in Libia è peggio del caos politico, che rischia di incendiare la Regione nel caso in cui la Libia venga divisa in regioni concorrenti. Il rapporto ha avvertito che il fallimento nel raggiungimento di un accordo politico espone il Paese sotto il controllo di Daash e dei suoi gruppi leali. Bernardino Leon, l'inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, ha comunicato che i partiti, in Libia, investono nella vendita di armi per aumentare i profitti piuttosto che nel processo politico. In base ai dati in possesso delle Nazioni Unite, dalla Libia sono state contrabbandate circa 20 milioni di armi dopo la caduta del regime di Gheddafi.
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