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Zagabria - Il gigante energetico Gazprom, insieme con la compagnia tedesca E.ON, la società austriaca OMV e l'impresa britannica Shell, ha firmato la lettera d'intenti per la costruzione del Nord Stream 2, cioè il gasdotto…
Zagabria - Il gigante energetico Gazprom, insieme con la compagnia tedesca E.ON, la società austriaca OMV e l'impresa britannica Shell, ha firmato la lettera d'intenti per la costruzione del Nord Stream 2, cioè il gasdotto che seguirà il tracciato del Nord Stream, messo in funzione anni fa, e grazie al quale il gas russo, evitando l'Ucraina passa sotto il Mare Baltico e arriverà fino in Germania. L'attuale capacità di 55 miliardi di metri cubi di gas all'anno non è sufficiente per l'Europa, ed intende raddoppiare la distanza con il Nord Stream 2, del valore di quasi 10 miliardi di euro. Dato che le capacità del Nord Stream 1 non sono pienamente utilizzate, dal momento che l'UE limita l'accesso della Gazprom al gasdotto nazionale tedesco, si pone la domanda perché allora la Germania sta concordando con i russi la costruzione di un altro tubo del gasdotto Nord Stream, e quale significato questi grandi investimenti energetici europei hanno per i progetti energetici croati, prima di tutto per la costruzione del terminal a gas liquefatto (LNG terminal) sull'isola Krk, per la centrale termoelettrica Plomin C, per l'esplorazione del petrolio e del gas nell'Adriatico. A tale proposito, il consigliere energetico, Davor Stern, domenica 13 settembre, ha detto che l'energia croata, purtroppo, dipende dalla politica quotidiana, invece che da una buona strategia energetica. "Noi ci troviamo alla fine di tutto, siamo piccoli e proprio per questo dobbiamo essere più attivi rispetto ai grandi Paesi, per non restare senza nulla. Dobbiamo avere i nostri rappresentanti a tutti i grandi raduni energetici in Europa e nel mondo, i quali rappresenterebbero gli interessi ed i progetti croati", ha detto Stern. Se sarà costruito un altro gasdotto del Nord Stream, la quantità del gas, che andrà direttamente dalla Russia in Germania, sarà raddoppiata oltre a cento miliardi dei metri cubi di gas all'anno, il gas dovrebbe essere sufficiente anche per i Paesidei Balcani e così anche per la Croazia, sostiene Stern. Tuttavia, gli altri esperti dell'energia sostengono che la sospensione del gasdotto South Stream, il quale avrebbe dovuto portare il gas russo in Europa, evitando l'Ucraina, è il risultato della pressione da parte degli USA, motivo per cui molti Paesi hanno rinunciato al progetto menzionato. Considerato che gli Stati Uniti non hanno tanta influenza sulla Germania, quest'ultima sta concordando con la Russia l'affare relativo al Nord Stream 2. Ogni Paese in Europa gestisce una propria politica energetica e ha la possibilità di difendere gli interessi energetici personali, però si pone la domanda chi possa affrontare tale realtà e in quale misura politica ed economica. La Germania ovviamente può, però in Croazia succederà ciò che decidono gli altri. La Croazia sta aspettando una decisione per quanto riguarda l'inizio della costruzione della centrale termoelettrica Plomin C, la quale dovrebbe ottenere l'approvazione della Commissione Europea. Comunque, la CE sta controllando se il contratto previsto tra la compagnia giapponese Marubeni e la società HEP è conforme al terzo pacchetto energetico dell'UE. L'ostacolo maggiore potrebbe essere il prezzo elevato a cui la HEP comprerà l'energia elettrica dalla Marubeni, prodotta nella Plomin C, così come il fatto che la HEP avrà il diritto a tale elettricità. Dato il fatto che la HEP deve garantire alla Croazia una quantità sufficiente di energia elettrica, la Commissione, tuttavia, potrebbe approvare il monopolio sull'elettricità dalla Plomin C. Durante il mese corrente si prevede la firma del contratto per la ricerca e lo sfruttamento del petrolio e del gas nell'Adriatico. Dopo che recentemente la società americana Marathon Oil e quella austriaca OMV hanno rinunciato alla concessione per i sette blocchi nell'Adriatico, a causa del calo del prezzo del barile, il Ministro dell'Economia della Croazia, Ivan Vrdoljak e l'Agenzia per gli idrocarburi hanno annunciato la firma degli accordi rimanenti nel mese di settembre. Secondo le informazioni, alcune fonti ben informate hanno rivelato che solo la società italiana ENI, la quale si è aggiudicata la concessione per un singolo campo nel Mar Adriatico, ha firmato l'accordo con il Governo croato. Comunque, la società INA presumibilmente è vicina alla decisione di rinunciare alle due concessioni ottenute per la ricerca nella parte meridionale dell'Adriatico. "La perforazione sarà effettuata solamente sulla terraferma ed eventualmente su un campo nell'Adriatico centrale", dice la fonte anonima. Alcuni analisti sostengono che gli italiani accetteranno il lavoro su un piccolo campo nell'Adriatico, ma Stern considera che tutto il lavoro sull'esplorazione degli idrocarburi è stato strutturato in maniera sbagliata.
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