Parliamone.
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Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Pristina - La Corte Fondamentale di Pristina, ha stabilito la carcerazione preliminare di 30 giorni come misura di sicurezza nei confronti degli imputati Besnik Latifi, Enis Latifi, Milazim Haxhiaj (28 anni), Gazmend Haliti e Fehmi Musa, arrestati con…
Pristina - La Corte Fondamentale di Pristina, ha stabilito la carcerazione preliminare di 30 giorni come misura di sicurezza nei confronti degli imputati Besnik Latifi, Enis Latifi, Milazim Haxhiaj (28 anni), Gazmend Haliti e Fehmi Musa, arrestati con l'accusa di terrorismo. La condanna, come viene citato, è stata disposta in quanto i cinque cittadini kosovari sono sospettati di aver commesso reati penali come "preparazione di attacchi terroristici contro l'ordine Costituzionale e la Sicurezza della Repubblica del Kosovo derivanti dal art.144 comma 4 associato all'art. 135 comma 1.7 del Codice Penale della Repubblica del Kosovo". I cinque imputati sono finiti in manette sabato scorso grazie a due operazioni condotte dalla Polizia. In questo caso tre di loro sono stati arrestati nei pressi del Lago di Badovci, circa sei chilometri a est di Pristina, tra i fornitori principali di acqua potabile della Capitale. Le persone sospette, secondo la Polizia, stavano viaggiando a bordo di due macchine che sono state confiscate in qualità di prova materiale. Le forze della Polizia le hanno trovate in possesso di maschere, guanti ed una bandiera del gruppo dello Stato Islamico. A seguito delle indagini, nella giornata di sabato, sono state arrestate altre due persone sospette, connesse alle prime tre. Dopo gli arresti la società pubblica dell'acquedotto regionale "Prishtina" in coordinamento con la Polizia del Kosovo, ha interrotto l'approvvigionamento in diversi quartieri della Capitale, che vengono riforniti dal Lago di Badovci. I funzionari hanno comunicato che la manovra è stata compiuta per motivi di sicurezza, al fine di evitare il rischio di qualche possibile intossicazione dell'acqua da parte degli arrestati. La stessa notte l'Istituto Nazionale della Salute Pubblica dopo aver effettuato i test sull'acqua, ha riferito che la stessa era pulita, facendo rientrare così l'allarme circa l'eventuale avvelenamento. La Corte ha stabilito la carcerazione preliminare, accettando come fondate le accuse della Procura secondo la quale, restando in libertà, gli imputati potrebbero darsi alla fuga, annientare, modificare o falsificare le prove del reato penale o influire sui testimoni che non sono stati ancora interrogarti". D'altra parte, i deputati del Parlamento del Kosovo a conoscenza delle circostanze della sicurezza nel Paese, hanno dichiarato che le istituzioni responsabili come la Polizia del Kosovo, l'Agenzia Kosovara dell'Intelligence (SHIK) e le altre istituzioni per l'attuazione della legge, devono essere vigili, preparate e devono lavorare maggiormente nella prevenzione dei casi di estremismo in Kosovo. Skender Perteshi, analista dal Centro Kosovaro per Studi della Sicurezza, ha stimato che il Paese è orientato verso l'integrazione europea e la NATO che vengono visti dal gruppo militante dello Stato Islamico come nemici. Tuttavia, le eventuali minacce in Kosovo, a suo dire, hanno a che fare, maggiormente, con la propaganda. "Questa è solo una parte, una propaganda delle organizzazioni estremiste, nello specifico l'ISIS che regna in un modo o altro nell'opinione pubblica, per coltivare paura, insicurezza e preoccupazione nei cittadini", ha asserito Perteshi, il quale riferendosi al gruppo arrestato, ha riferito che ancora non vi sono informazioni chiare per quanto concerne gli obiettivi da prendere di mira. Da parte sua l'avvocato degli arrestati per terrorismo presso il lago di Badovci, Sabrie Jashari, ha smentito le informazioni in circolazione, stando alle quali oltre alla bandiera dell'ISIS, alle maschere ed ai guanti, nella borsa trovata vicino agli arrestati è stato rinvenuto anche un veleno. "E' sorto un malinteso", ha comunicato il legale tramite un sms. L'affermazione dell'avocato è giunta qualche ora dopo aver detto ai media, che il suo cliente, Enis Latifi è stato trovato in possesso della bandiera dell'ISIS e di un veleno. La stessa ha spiegato di essere stata fraintesa dai media, ma la sua dichiarazione è stata registrata dai giornalisti. "Giornalista: Cosa c'era nella borsa? Avvocato: Vi era la bandiera dell'ISIS, e qualcos'altro! Giornalista: Di cosa si tratta esattamente? Avvocato: Veleno...", si sente sul video. Anche il portavoce della Polizia del Kosovo, Baki Kelani e il pubblico ministero della Procura Speciale, Drita Hajdari, hanno affermato che non c'era il veleno. Secondo Kelani nelle borse degli arrestati "oltre alle bandiere e ad altri simboli dell'ISIS, non è stata trovata alcuna traccia di materiale tossico". Tuttavia, nonostante le affermazioni che non c'è motivo di essere preoccupati, il Lago di Badovci, più precisamente l'area dove sono state arrestate tre persone, viene sorvegliata 24 ore su 24 delle unita speciali della Polizia del Kosovo. Come scrive il quotidiano "Koha Ditore" gran parte delle società regionali degli acquedotti del Kosovo hanno incrementato le misure di sicurezza con guardie e telecamere. Il motivo di tutto ciò, secondo i funzionari, sono le segnalazioni ai media di rischio di vari attacchi. Il direttore esecutivo di KUR Pristina (acquedotto della Capitale), Gjelosh Vataj, ha affermato che le misure sono aumentate da un mese anche se non vi sono minacce o informazioni riguardanti qualche possibile attacco. Le misure di sicurezza sono aumentate da tre settimane a Gjilan, Peja, Ferizaj e Gjakova, ma non a seguito dell'arresto dei sospetti. I funzionari della società dell'acquedotto "Bifurkacioni" a Ferizaj hanno affermato, in condizioni di anonimato, di esser stati minacciati "nel corso del Ramadan di possibile avvelenamento dell'acqua potabile". Subito dopo, sul posto, è giunta la Polizia per monitorare la fabbrica d'acqua nel villaggio di Pleshina e la città. "Hanno detto che durante il Ramadan attaccheranno" ha ricordato il funzionario citando che la minaccia arriva da persone che, secondo le Forze dell'ordine fanno parte del gruppo terrorista ISIS. Tuttavia, davanti all'eventuale avvelenamento dell'acqua, i funzionari affermano che l'acquedotto è dotato di attrezzature che monitorano l'aumento del valore del PH segno di intossicazione, pertanto il servizio può essere subito interrotto. <strong>La dinamica del caso</strong> Besnik Latifi e Gazmend Haliti, i due arrestati perché sospettati di pianificazione di attacchi terroristici, sono stati prima in Siria e sono ritornati in Kosovo. Così riferisce KTV, secondo la quale esiste la possibilità che abbiano partecipato alla guerra in Siria come membri dell'ISIS. Nei confronti di entrambi è stata disposta la carcerazione preliminare lo scorso anno, ma in seguito sono stati rimessi in libertà. Dal canto suo la Procura sostiene che gli imputati avevano come finalità quella di spaventare seriamente la popolazione nonché distruggere le strutture fondamentali della politica, quelle costituzionali e sociali del Kosovo. "Secondo le indagini preliminari, poco dopo la mezzanotte gli imputati, muniti di uniformi militari, maschere sul viso, guanti e bandiera dell'organizzazione terroristica ISIS, sono giunti sul Lago di Badovci con due macchine, una Golf 2 e una Passat. Dopo essersi fermati nei pressi della diga del lago, importante per la vita e la salute delle persone, sono stati notati dai guardiani che hanno allertato la Polizia del Kosovo", ha spiegato il pubblico ministero Drita Hajdari avanzando la richiesta per la carcerazione preliminare. Gli agenti hanno arrestato sul ponte Besnik Latifi, Enis Latifi e Milazim Haxhiaj, mentre Gazmend Haliti è fuggito con l'aiuto di Fehmi Musa, giunto dopo aver ricevuto una sua chiamata dove chiedeva di andarlo a prendere a Badovc. Milazim Haxhiaj, è arrivato con una macchina presa in affitto da Rakoshi di Istog, a circa 85 chilometri dal Lago di Badovci, secondo il suo avvocato, per il namaz della notte (preghiera dei mussulmani). La moschea di questo villaggio è stata perquisita dalla Polizia, lo scorso mese, sospettando la presenza di armi e altri mezzi esplosivi. Besnik Latifi dalla città di Vushtrria, è stato attivista del Movimento Vetevendosje (VV) già dall'inizio della fondazione di questo movimento, dal 2005-2009. Il portavoce di VV, Frasher Krasniqi, ha reso noto che Besnik Latifi, figura nel database di questo movimento, si è dimesso nel 2009, ma non sono sicuri se si tratta o meno della stessa persona. Nel comunicato stampa del VV del 2006 si apprende che Latifi è stato arrestato mentre protestava con gli attivisti a Mitrovica contro il Gruppo Negoziatore del Kosovo. Prima degli ultimi arresti, la Polizia kosovara ha riferito di aver aperto delle inchieste ed esercitato delle denunce penali su oltre 130 persone, in merito alla partecipazione nelle organizzazioni terroriste, il reclutamento, la promozione e il finanziamento di individui pronti ad unirsi alle organizzazioni terroriste. In relazione a questo fenomeno, secondo la Polizia kosovara sono state arrestate oltre 80 persone e perquisite 100 abitazioni. Le istituzioni pubbliche hanno preso misure di sicurezza dall'inizio di giugno quando un documentario dell'organizzazione terrorista "ISIS" parlava della possibilità di attacchi terroristi alle istituzioni e ai luoghi pubblici. https://www.youtube.com/watch?v=sa_dVrM-Cqs
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