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Tripoli - Mentre l'Algeria, che è a capo del gruppo dei paesi al confine con la Libia, sotto l'egida dell'Unione africana, contribuisce attivamente ai negoziati in corso e condivide la visione delle Nazioni Unite, Abdelmalek Droukdel…
Tripoli - Mentre l'Algeria, che è a capo del gruppo dei paesi al confine con la Libia, sotto l'egida dell'Unione africana, contribuisce attivamente ai negoziati in corso e condivide la visione delle Nazioni Unite, Abdelmalek Droukdel ricompare dopo un lungo letargo. Mentre la questione della conferma o meno della morte di Mokhtar Belmokhtar è rimasta aperta, nonostante le smentite da diverse fonti asservite ad al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), il suo capo rompe il silenzio durato diversi mesi per minacciare i cittadini stranieri che continuano a risiedere nelle terre musulmane. Queste minacce sono state divulgate tramite un messaggio audio trasmesso dai siti militanti della rete terroristica, e il suo contenuto manifesta la volontà del suo autore di ''purificare la nostra terra da tutti gli infedeli'', e denuncia che ''la coincidenza tra l'impatto sui nostri fratelli nello Yemen e quello in Libia dimostra che la campagna crociata condotta dagli americani non distingue coloro che vogliono liberare la Ummah da questa dominio''. Al di là della solita retorica di questo tipo messaggio, è opportuno notare la conferma da parte di Droukdel soprattutto della morte di Abu Basir Nasser al-Wahaychi, il leader di al Qaeda nella Penisola Arabica ucciso la scorsa settimana da un drone americano, e cose molto più importanti, come l'organizzazione di riunioni nell'arco delle ultime due settimane, dei gruppi terroristici in Libia per rafforzare le capacità di Al Qaeda nel paese, di fronte alle pressioni combinate delle forze di Fajr Libia e quelle del generale Haftar. In questo contesto, gli scontri che hanno messo alla prova le ultime due settimane, sono aumentati tra Fajr Libia e l'esercito di Tobruk, mentre Haftar è deciso a consolidare il suo obiettivo che è quello di riprendere Tripoli a tutti i costi, 'spiegando' e giustificando il processo latente del Governo riconosciuto dalla comunità internazionale, che desidera acquistare un migliaio di mezzi blindati dall'Algeria. Lo stesso Governo, per due anni inesorabilmente, ha chiesto alla comunità internazionale di revocare l'embargo sulle armi imposto alla Libia. Ma la comunità internazionale ha consegnato una risposta parziale giustificata dal legittimo timore che ciò possa andare a profitto delle tante milizie o dei gruppi terroristici che proliferano nelle parti meridionali del paese. La mediazione sotto l'egida dell'ONU pena a trovare un accordo che costringerà tutte le fazioni a sottoscrivere un Governo di unità nazionale capace di ristabilire la pace e l'unità nazionale pur dotando la Libia di un esercito vero garante della sua sicurezza e della sua stabilità. Non è la prima volta che le autorità di Tobruk si rivolgono all'Algeria per chiedere un sostegno logistico per far fronte alle milizie di Fajr Libya ma anche ai gruppi terroristici di Daash e di Al Qaeda ben armati e risoluti a progredire verso le due principali città del paese. L'Algeria, nel corso dell'ultimo round del dialogo interlibico, svolto all'inizio di giugno ad Algeri, è riuscita a riunire i capi tribali, i responsabili politici e quelli della società civile per fare avanzare il dialogo. Pertanto, è importante che tutte le possibilità siano vagliate dagli attori della pace piuttosto che soddisfare il desiderio di andare in guerra proprio quando le armi sono bene lungi dal tacere in una Libia straziata, o devastata dalla guerra civile le cui conseguenze sono drammatiche sia per tutto il popolo libico che per il Magreb circostante.<br />
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