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Belgrado - Alexander Babakov, il primo uomo del Presidente russo, Vladimir Putin, giovedì, 18 giugno, a Belgrado ha spiegato al capo di Stato, che la Serbia deve dire chiaramente se vuole che la Russia nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite…
Belgrado - Alexander Babakov, il primo uomo del Presidente russo, Vladimir Putin, giovedì, 18 giugno, a Belgrado ha spiegato al capo di Stato, che la Serbia deve dire chiaramente se vuole che la Russia nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ponga un veto alla risoluzione britannica su Srebrenica oppure no. Babakov venerdì, 12 giugno, durante una missione segreta a nome di Putin ha offerto un aiuto della Russia nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che include il veto o almeno l'attenuazione della formula, che riguarda le vittime di Srebrenica. "Il capo di Stato serbo era molto attento, poiché pensa alle possibili conseguenze che potrà creare l'interferenza russa. Sarà estremamente inopportuno che Mosca ci difenda da chi invece vogliamo aderire, cioè dall'UE. Questo è stato detto a Babakov, al quale è stato chiesto che Mosca senza la luce verde della Serbia non dovrà interferire nella storia su Srebrenica", hanno reso noto fonti anonime al quotidiano Blic e vicine al Governo serbo. Tuttavia, il Presidente serbo, Tomislav Nikolic pensa che il suo paese debba chiedere alla Russia di porre il veto alla risoluzione sopra menzionata. L'ex ambasciatore ucraino, Dusan Lazic ha esposto che questo sarà un grande errore della Serbia. Fonti vicine alla diplomazia russa hanno annunciato che Mosca potrà porre delle condizioni a Belgrado se vuole essere difesa al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Secondo le recenti informazioni, le condizioni sono relative al fatto che la Serbia tramite l'OSCE aiuti la Russia nella risoluzione della crisi ucraina, che aderisca alle richieste relative all'abolizione delle sanzioni alla Russia, che il Paese serbo non si avvicina di più alla NATO, e che gli investimenti russi in Serbia siano considerati in modo migliore. "Comunque, i russi metteranno un veto volontariamente, però non per la Serbia, ma per il suo personale tornaconto. Mentre la Serbia entrerà direttamente nel conflitto tra la Russia e l'Occidente. Non è possibile giocare con queste cose e la Serbia in questo momento deve essere saggia, dal momento che il supporto russo nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la Serbia lo pagherà a caro prezzo", ha ammonito Lazic. Tibor Varady, il docente di diritto internazionale, che è l'avvocato della Serbia nel processo della querela della Bosnia e Erzegovina per genocidio, ha dichiarato che la Serbia non ha motivo di temere, poichè la Corte internazionale ha sentenziato che la Serbia non è responsabile del genocidio commesso a Srebrenica e nessuna risoluzione può modificare questa decisione. Alla domanda di commentare il contenuto del documento, proposto da parte della Gran Bretagna, Varady ha comunicato che a questo tema attribuisce una grande importanza. "La Serbia non ha motivo di temere. Ben presto ricorrerà l'anniversario della tragedia di Srebrenica ed è previsto che venga adottata una risoluzione, che infatti rappresenterà un promemoria per quello che è accaduto. Questa proposta nelle Nazioni Unite non contiene nulla di nuovo. I tribunali hanno già respinto le accuse, presentate da parte della Croazia e della BiH contro la Serbia", ha spiegato Varady. Alla domanda di commentare le richieste relative al fatto che la Serbia deve chiedere l'assistenza alla Russia per bloccare la risoluzione, Varady ha dichiarato che questa è una decisione politica.<br />
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