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Tripoli - In Libia, i combattenti di diverse nazionalità affluiscono ogni giorno tra le fila di EI, riportano fonti della sicurezza, aggiungendo che almeno 20 nuovi jihadisti stranieri ogni giorno raggiungono le fila dell'organizzazione islamista…
Tripoli - In Libia, i combattenti di diverse nazionalità affluiscono ogni giorno tra le fila di EI, riportano fonti della sicurezza, aggiungendo che almeno 20 nuovi jihadisti stranieri ogni giorno raggiungono le fila dell'organizzazione islamista (EI) in Libia. I nuovi arrivati provengono dalla Tunisia, dall'Egitto, dalla Mauritania, e sono sudanesi, ciadiani, egiziani, tunisini, marocchini, sauditi, emirati, kuwaitiani, qatarioti, francesi, italiani e tedeschi, i quali utilizzano tutti i filtri frontalieri per raggiungere il loro scopo. Ai margini del balletto diplomatico degli ufficiali libici a N'Djamena nell'intervallo di due settimane, due delegazioni libiche sono state spedite a N'Djamena per definire una strategia insieme al capo di Stato ciadiano, Idriss Déby. Come promemoria ricordiamo che venerdì, 5 giugno, tre diplomatici sono stati ricevuti da Idriss Déby; Bernardino Léon, inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Abdelkader Messahel, Ministro algerino degli affari Magrebini, dell'Unione africana e della lega araba e Mahamat Addahiri, Ministro libico degli affari esteri del Governo riconosciuto dalla Comunità internazionale. Un incontro organizzato per avere uno scambio di idee con il capo di Stato in previsione di una soluzione di uscita dalla crisi in Libia. Il grande vicino del nord attraversa un cattivo passaggio dal 2011 ed è oggi in preda al caos dopo l'entrata in scena di DAASH, l'organizzazione dello Stato islamico nel territorio libico. Il Ministro libico degli affari esteri, Mahamat Addahiri ricevuto il, 5 giugno, al palazzo presidenziale ciadiano, ha insistito sulla necessità di implicare e di fare appello a più concessioni le varie tribù, molto influenti in Libia. Per Addahiri, ''Idriss Déby ha un vantaggio senza misura: è rispettato non solo in Libia ma in tutta l'Africa''. L'arruolamento di 10.000 soldati nell'esercito ciadiano è stato ufficialmente lanciato dalle autorità ciadiane, la scorsa settimana, nel perimetro del governatorato, la cerimonia di assunzione dei 10.000 giovani che raggiungeranno le fila dell'armata regolare ciadiana sarà scaglionato in due mesi e i 10.000 giovani riceveranno una formazione di sei mesi prima di essere operativi sul campo. Questo massiccio arruolamento mira a dotare l'esercito ciadiano di giovani capaci di garantire la stabilità in tutto il territorio ciadiano allo scopo di affrontare le sfide nel campo della sicurezza. Lo spettro di un intervento militare rassodato in Libia a rigore di logica impone ai paesi limitrofi interessati da questa minaccia, un'implicazione militare e immediata, senza ritardare troppo. Ma con quale mezzo? L'Egitto, la Tunisia e l'Algeria sono già in guerra piena contro gli islamisti, il Sudan è asfissiato dalla guerra dei Darfur, il Niger manca enormemente di mezzi e il Ciad occupato - fuori dalle sue frontiere - dalla guerra contro la setta terroristica di Boko Haram che minaccia la Nigeria, il Camerun e il Niger. Tuttavia, il Ciad rimane il solo paese dove il virus islamista non ha ancora influito sul suo territorio ma il rischio può provenire da un avventuriero ciadiano che avrà un giorno la sfrontatezza di annunciare la sua nazionalità allo Stato islamico. Onde evitare tale possibilità, il Ciad non ha altra scelta se non quella di prendere l'iniziativa di un intervento militare rassodato in Libia. Dopo tutto è in questione la sopravvivenza e non ci sono altre scelte.
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