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Belgrado - Il Vice Primo Ministro e rappresentante ministeriale degli Affari esteri, Ivica Dacic martedì, 7 aprile, ha dichiarato che nel caso in cui la Serbia riconoscerà il Kosovo, tuttavia non entrerà nell'UE, perché…
Belgrado - Il Vice Primo Ministro e rappresentante ministeriale degli Affari esteri, Ivica Dacic martedì, 7 aprile, ha dichiarato che nel caso in cui la Serbia riconoscerà il Kosovo, tuttavia non entrerà nell'UE, perché esisteranno sempre delle nuove condizioni, sottolineando che la Serbia non vuole più accettare la politica degli obiettivi mobili e l'impostazione costante delle nuove condizioni. Dacic alla richiesta di commentare la dichiarazione del Presidente serbo, Tomislav Nikolic che la Serbia, se riconoscerà il Kosovo, tra un mese entrerà nell'UE, ha risposto che non è così perchè saranno impostate sempre nuove condizioni. "Quando è stato arrestato il generale Ratko Mladic, dopo un mese è apparsa la richiesta del Kosovo. Fino a quel momento, il Kosovo non era nell'agenda. Però, noi non vogliamo parlare più di questa politica degli obiettivi mobili e non vogliamo neanche più parlare di questo tema. Noi siamo stati chiari e ci hanno risposto chiaramente che non c'erano condizioni", ha chiarito Dacic. "Magari qualcuno vuole che la Serbia riconosca il Kosovo, ma il Paese serbo non ha nessuna intenzione di cambiare la sua posizione per quanto riguarda l'indipendenza del Kosovo. Noi consideriamo che siamo pronti a stabilire un dialogo, ma non siamo pronti a osservare qualsiasi condizione e ultimatum", ha continuato il capo della diplomazia serba. Per quanto riguarda il dialogo tra Belgrado e Pristina, Dacic ha reso noto che fino ad ora non è stato definito lo statuto della comunità dei comuni serbi perché Pristina pensa che questo debba essere fatto con meno autorità e proprio per questo blocca ogni tanto l'adozione dello statuto. "In questo caso l'implementazione dell'accordo di Bruxelles corrisponde alla Serbia, poichè non è quest'ultima che ostacola la sua attuazione, ma Pristina", ha spiegato Dacic, ripetendo che Belgrado non cambierà il suo atteggiamento verso l'indipendenza del Kosovo. Commentando la firma del piano d'azione del partenariato individuale con la NATO e il rapporto della Serbia con l'Alleanza, Dacic ha riferito che la Serbia non intende entrare nella NATO, però tenendo conto che è circondata dai paesi membri della NATO, vuole stabilire dei rapporti di partenariato. "Noi dobbiamo essere coscienti che non possiamo modificare il passato ed è necessario proteggere nel modo migliore i nostri interessi nazionali e statali. Proprio per questo la Serbia, conduce una politica estera equilibrata, perché il rapporto con la NATO e con l'Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva (Organizatsiya Dogovora o Kollektivnoy Bezoposnosti, ODKB), non è soltanto una questione militare, ma una questione politica", ha comunicato Dacic. Alla domanda quanto è sostenibile la posizione neutra della Serbia, Dacic ha risposto che è sostenibile. "La Serbia, cioè l'ex Jugoslavia da sempre è neutrale. In questo senso noi siamo neutrali rispetto agli avventimenti politici quotidiani e ai giochi geostrategici, ma compiamo degli sforzi affinchè la nostra politica sia orientata verso l'adesione all'UE, ma anche all'ulteriore sviluppo dei buoni rapporti con la Russia", ha aggiunto Dacic. Il leader del Partito Socialista della Serbia, ha comunicato che non è un sostenitore delle frequenti elezioni, e ha concluso dicendo che alla Serbia manca la stabilità politica.
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