Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Tripoli - I primi colloqui sulla Libia, in corso a Rabat, sono terminati per consentire ai team dei negoziati di consultarsi con Tobruk e Tripoli e riprenderanno questo mercoledì, sempre in Marocco. Al termine del dialogo, per la prima volta, in…
Tripoli - I primi colloqui sulla Libia, in corso a Rabat, sono terminati per consentire ai team dei negoziati di consultarsi con Tobruk e Tripoli e riprenderanno questo mercoledì, sempre in Marocco. Al termine del dialogo, per la prima volta, in un'occasione informale e fuori dai negoziati, i delegati di Tobruk e di Tripoli hanno avuto un incontro, hanno riferito fonti ben informate, aggiungendo che il contatto è avvenuto al termine dei tre giorni di Rabat. "E' stata un'occasione sociale", hanno sottolineato le fonti aggiungendo che "non ci sono stati negoziati ma sono solo intervenuti il Ministro marocchino degli Esteri e Bernardino Léon", l'inviato dell'Onu. Comunque è stata la "prima volta" di un contatto diretto. Le fazioni libiche che partecipano al dialogo nazionale mediato dall'Onu a Rabat hanno raggiunto un accordo sui criteri di selezione del nuovo capo del Governo di unità nazionale. Questo è l'annuncio fatto da un membro del Parlamento di Tripoli (non riconosciuto dalla comunità internazionale). Le fazioni coinvolte nel conflitto hanno concordato che ogni parte dovrà scegliere un singolo candidato che non dovrà essere di nazionalità straniera, non dovrà appartenere a nessun gruppo politico e non dovrà essere un membro dei due Parlamenti attivi nel paese. I delegati delle due parti dovranno quindi riunirsi con le rispettive assemblee per redigere le liste dei possibili candidati che saranno presentati in Marocco questa settimana durante una nuova sessione del dialogo. Non c'è ancora intesa invece su quale Parlamento (tra quello di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale, e quello di Tripoli) potrà ratificare il nuovo Governo di unità nazionale e approvare il nuovo bilancio. Prendendo la parola ai margini di una conferenza stampa congiunta con il Ministro marocchino degli Esteri, Salaheddine Mezouar, l'inviato dell'Onu in Libia, Bernardino Léon, ha reso noto che nei colloqui sono stati compiuti "progressi sia sulla formazione del Governo di unità nazionale che sui temi relativi alla sicurezza". <strong>Léon invita a un blocco navale italiano davanti la costa libica</strong> "In Libia è stata adottata una misura che permette all’Italia, con il sostegno dell’Unione Europea, di poter fin da subito presidiare il lembo di mare davanti la Libia, e l’Onu appoggerà questa iniziativa" Questa è l'asserzione dell’inviato speciale delle Nazioni Unite Bernardino Léon, ai margini di in un’intervista rilasciata per il quotidiano, Il Corriere della sera, mentre sono in corso i negoziati in Marocco. Léon è favorevole a un blocco navale. "In questo momento è l’unica cosa che può essere fatta concretamente: ce n’è bisogno, anche se da sola questa misura non risolve il problema, e non penso che ci sia qualche problema per ottenere il sostegno del Consiglio di sicurezza. Al Palazzo di vetro è diffusa la consapevolezza che l’Italia deve fare fronte a un compito molto pesante", ha comunicato Léon. Senza un accordo preliminare tra le parti, cioè le due fazioni di Tripoli e Tobruk, secondo Léon è "poco realistico pensare a un qualsiasi tipo di intervento militare estero, compresa una missione di peacekeeping. Noi stiamo lavorando su un’altra ipotesi: organizzare missioni specializzate della polizia da schierare in diverse aree molto pericolose". Sul possibile affiancamento, nel suo compito, di Romano Prodi, Léon ha risposto che il mandato "scade la prossima estate" e non sa cosa deciderà l’Onu, ma - ha aggiunto - "tutte le volte che ho parlato con il Governo italiano ho ricevuto pieno sostegno e incoraggiamento a continuare su questa strada". Mentre sull'ipotesi di un blocco navale si è espresso l'ammiraglio Fabio Caffio, esperto di diritto internazionale marittimo e ha informato che, "il blocco navale è un termine improprio, poiché indica una misura di guerra, come quella attuata da Israele nei confronti del Libano e di Gaza nel 2006 e nel 2009. L’Onu potrà attuarlo soltanto come sanzione, e soltanto le autorità di Tobruk e quelle egiziane, al momento opportuno, potranno avvalersi di questo strumento". Tuttavia, "le Nazioni Unite - ha continuato Caffio - dispongono però della possibilità di intraprendere un embargo navale, come ha già fatto in altre occasioni, e come ha già fatto per la Libia nel 2011. In questo caso, l’embargo in alto mare e un eventuale blocco costiero decretato da Tobruk potrà essere considerato". "L’interdizione navale sarà un deterrente per le imbarcazioni che trasportano armi o petrolio, ma bisognerà valutare la situazione delle navi che trasportano gli emigrati, capire come le navi in seguito a un eventuale embargo potranno effettuare i soccorsi di queste persone", ha concluso Caffio. <strong>Haftar e Al-Nadouri in Egitto per convincere questo paese ad intervenire in Libia</strong> Una fonte vicina al Parlamento con sede a Tobruk ha dichiarato per "Arabi 21", che il comandante dell'operazione, "Dignità", il generale, Khalifa Haftar e il capo di Stato maggiore, Abdul Razak Al Nadouri, hanno visitato il Cairo sabato scorso, allo scopo di convincere le autorità egiziane ad effettuare un intervento militare terrestre in Libia. La fonte ha aggiunto che il Presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi ha espresso il suo accordo su un eventuale intervento terrestre, sottolineando che dovrà affrontare l'opposizione dei capi dei servizi militari e dell'intelligence. La fonte ha attribuito la causa dell'opposizione "all'incapacità di prevedere i risultati dell'intervento terrestre, soprattutto perchè l'esercito egiziano è coinvolto nella guerra in Sinai, che non è stata ancora risolta". Lo stesso informatore, ha sottolineato che l'intelligence egiziana e i consiglieri politici di Al-Sisi, hanno espresso preoccupazione per il crescente isolamento del regime egiziano, nel caso di un intervento terrestre in Libia, soprattutto alla luce della crescente opposizione regionale a un intervento militare, da parte dei paesi come l'Algeria, la Tunisia, il Qatar e la Turchia. <strong>Rapporto delle Nazioni Unite rivela che gli Emirati Arabi Uniti e l'Egitto sono coinvolti nel contrabbando delle armi verso la Libia</strong> Un rapporto delle Nazioni Unite dimostra che gli Emirati Arabi Uniti e l'Egitto sono coinvolti nel contrabbando delle armi in Libia. La stessa fonte, accusa le forze guidate dal general maggiore, Khalifa Haftar supportate dall'Egitto e dagli Emirati Arabi Uniti e le forze di Fajr Libia di complicare il processo di transizione politica e di aumentare i problemi di sicurezza nel paese. Lo stesso dossier rivela che le operazioni di contrabbando delle armi, non includono solo il trasferimento delle munizioni e delle armi, ma il trasferimento di aerei da caccia dall'Egitto verso la Libia. Il rapporto sottolinea che gli Emirati Arabi Uniti hanno esportato armi in Libia illegalmente, sottolineando che Abu Dhabi ha trasferito attrezzature militari nella città di Tobruk, a est del paese alla fine dell'anno scorso. Inoltre riferisce che l'Egitto ha fornito sostegno militare all'operazione 'Dignità', e al Parlamento con sede a Tobruk, e rivela anche il contrabbando delle armi dal Sudan alle forze di Fajr Libia in violazione dell'embargo sulle armi. Il rapporto riferisce infine che alcune informazioni attestano che le armi sono state trasferite dalla Turchia a Tripoli, come anche che alcuni esperti indagano sulle accuse, relative all'Italia che ha fornito attrezzature militari agli uomini armati di Bengasi. <strong>L'UE solleva il cugino di Gheddafi dalle sanzioni</strong> L'Unione europea,ha sciolto, Ahmed Gheddafi al-Dam, cugino dell'ex leader libico, Mu'ammar Gheddafi, e un altro funzionario della sicurezza libica dalla imposizione di eventuali sanzioni. Secondo la Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, di sabato scorso, "l'Unione europea ha deciso di sollevare l'ex assistente di Mu'ammar Gheddafi e suo cugino, Ahmed Gheddafi al-Dam dalla lista delle persone soggette a sanzioni". Come conferma il giornale ufficiale dell'Unione europea, la decisione di cancellare Ahmed Gheddafi al-Dam dalla lista nera è stata presa "dopo la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea con sede a Lussemburgo il, 24 settembre, che annullava la decisione di inserire Ahmed Gheddafi al-Dam sulla lista delle persone soggette a sanzione del mese di febbraio del 2011". La rimozione dalla lista nera dell'Unione europea, secondo il giornale, ha anche incluso "Abdel Hafiz Masood, un funzionario della sicurezza del regime di Gheddafi, e vicino al Governo", senza menzionare ragioni o cause che hanno portato a cancellare il suo nome dall'elenco.<br />
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