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NOTIZIE · OI-320240 · 23/01/2015 15:15:00 · 4166 g fa11 min lettura
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Reclutamento in Albania; le indagini della Procura albanese

DiOsservatorio ItalianoSommario

Tirana - I due imam autoproclamatesi, ovvero non riconosciuti dalla Comunità Musulmana Albanese, Genci Balla e Bujar Hysa (moschea di Mezezi) sono sospettati di star portando avanti il reclutamento anche dalle celle del carcere. Le autorità…

Tirana - I due imam autoproclamatesi, ovvero non riconosciuti dalla Comunit&agrave; Musulmana Albanese, Genci Balla e Bujar Hysa (moschea di Mezezi) sono sospettati di star portando avanti il reclutamento anche dalle celle del carcere. Le autorit&agrave; albanesi della lotta al terrorismo stanno indagando in relazione alle persone che hanno visitato Balla e Hysa durante il periodo di detenzione, da marzo dello scorso anno. Secondo il quotidiano &quot;Shqip&quot;, il quale ha fatto riferimento a fonti all&#39;interno della Polizia di Stato, le indagini sono partite dopo un incontro con la Polizia italiana e gli ufficiali italiani dell&#39;Interpol. Secondo le autorit&agrave; italiane i due imam sono ancora responsabili del reclutamento dei giovani estremisti da parte dello Stato Islamico. Tale azione &egrave; stata intrapresa pochi giorni fa ed andr&agrave; avanti finch&eacute; non verr&agrave; fatta luce sulla posizione delle persone che hanno incontrato in carcere i due imam condannati. Seguiranno dunque ulteriori riunioni con gli alti rappresentati della Polizia italiana e gli ufficiali italiani dell&#39;Interpol, in quadro alla comune lotta al terrorismo. <a href="http://cdn.agenzia.etleboro.com/photo/34cb1bb67cdf90965ef9298180e485d6.jpg"></a> I sospetti che Balla e Hysa fossero a capo di un gruppo reclutante combattenti da spedire in Siria, dopo aver trascorso un certo tempo in Italia, hanno spinto le autorit&agrave; albanesi a prendere sul serio questa informazione e a realizzare i dovuti controlli. Di recente, la pubblicazione di una foto su &quot;Facebook&quot; di un giovane albanese, Denis Jonuzi con un kalashnikov ed il Corano, cosi come di un messaggi pro la jihad, ha allarmato le autorit&agrave; italiane. Negli ultimi giorni i media del bel Paese hanno pubblicato vari articoli, relativi ad un gruppo di albanesi e kosovari residenti in Italia, conosciuti con il nome di &quot;Filiera dei Balcani&quot;, dedito al reclutamento e all&#39;invio di jihadisti verso la Siria. Dalle osservazioni eseguite dagli agenti italiani dell&#39;Interpol, Balla e Hysa, sebbene in carcere dallo scorso marzo, hanno proseguito la loro azione anche dietro le sbarre. In particolare sono stati individuati alcuni finanziatori, specialmente dal Kosovo e dalla Fyrom-Macedonia, in contatto con i due imam autoproclamatesi del &quot;Nuovo Anello&quot; (quartiere Tirana dove &egrave; situata la moschea). Nello specifico, &egrave; stata notata la comparsa di un nuovo personaggio sulla scena, ovvero Ebu Usejd, dalla citt&agrave; di Elbasan, che insieme ad altri donatori, provenienti da Elbasan e Tirana, hanno finanziato Balla e Hysa, creando le condizioni per l&#39;invio in Siria di alcuni albanesi. Il terrorismo islamico e la minaccia proveniente dalla &#39;Filiera dei Balcani&#39; sono stati alcuni dei temi pi&ugrave; discussi nel corso dell&#39;incontro, avvenuto alcuni giorni fa con il vice Direttore Generale della Polizia Italiana, Fulvio Della Rocca, in visita ufficiale a Tirana. Al centro dei colloqui &egrave; stato posto il gruppo di jihadisti albanesi e kosovari residenti in Italia, con legami nei rispettivi Paesi d&#39;origine, che possono inviare dei volontari mediante la strada balcanica (Italia, Grecia, Turchia, Siria). &nbsp; <a href="http://agenzia.etleboro.com/files/image/e1279bef1f7aaf47a9230183b35ac286.jpg"></a> <strong>Arresto</strong> L&#39;11 marzo 2014, su ordine della Procura dei Crimini Gravi, sono finite in manette 8 persone mentre altre 5 sono state proclamate ricercate dall&#39;Interpol di Tirana. Gli arrestati sono: Genci Balla, Bujar Hysa, Edmond Balla, Zeqir Imeri, Verdi Morava, Fadil Muslimani, Astrit Tola, Orion Re&ccedil;i, considerati dalla Procura come assistenti e finanziatori della rete addetta al reclutamento dei fedeli convinti che in Siria vi sia la jihad per fondare uno Stato pan-islamico. Il&nbsp;cittadino Gerti Pashja, invece, studente di teologia in Turchia, dopo essere stato proclamato ricercato internazionale per il reclutamento degli albanesi in Siria, &egrave; stato arrestato il 15 aprile 2014, presso l&#39;Aeroporto Internazionale di Rinas, mentre tentava di tornare in Albania. Il 30enne, dopo il suo arresto, ha negato qualsiasi coinvolgimento con le persone detenute e ha dichiarato di essere caduto vittima dei servizi segreti che hanno cercato di reclutarlo. Lo stesso &egrave; stato accusato dalla Procura come organizzatore dell&#39;invio degli albanesi in Siria. Pashja era infatti sull&#39;elenco delle cinque persone proclamate ricercate insieme a: Almir Daci, Shkelzen Dumani, Mehdi Manallari e Shyqyri Kaca. <br /> <strong>Comandanti in Siria: denaro e nuove forze da Tirana</strong> <a href="http://cdn.agenzia.etleboro.com/photo/0204aa751b41c61c20895e0ffb0deec7.jpg"></a> <br /> Le indagini che hanno fatto seguito all&#39;arresto dei due imam insieme ad altre sei persone accusate di reclutamento, hanno provato che i comandati della guerra in Siria, hanno chiesto denaro e nuove forze provenienti da Tirana. In base alle intercettazioni telefoniche, durante i contatti con i dirigenti della rete in Albania, venivano chiesti &quot;ragazzi giovani e forti per il fronte della guerra e denaro per acquistare le armi&quot;. I dettagli esposti dalla Procura sul modo in cui funzionava la rete utilizzata per adescare nuove reclute albanesi, hanno mostrano che il contatto per &quot;i comandanti&quot; albanesi in Siria era Bujar Hysa, il quale prendeva gli ordini sui bisogni dei combattenti albanesi. Nel corso di una telefonata intercettata verso la fine del 2013, tra Bujar Hysa, imam autoproclamatosi della moschea di Mezezi e Shkelzen Dumani, uno degli albanesi che, stando ai sospetti, ancora &egrave; presente in Siria quest&#39;ultimo ha asserito &quot;Mi servono soldi per acquistare nuove armi&quot;. Hysa, secondo la Procura, era la persona che realizzava il coordinamento tra gli albanesi in Siria e Genci Balla, ossia il numero due e veniva dunque dopo Balla, che gli agenti hanno considerato come il capo della rete. In ogni modo non tutti gli albanesi avevano il lusso di parlare con Bujar Hysa; tale compito spettava ad Almir Daci, comandante della formazione albanese in Siria, come anche agli altri due ricercati, al momento in Siria. Durante un&#39;altra intercettazione risalente alla fine del 2013, Almir Daci, ha chiesto a Bujar Hysa, di inviare in Siria ragazzi giovani e forti mentre nel mese di gennaio 2014, i servizi di Intelligence hanno registrato un&#39;altra telefonata, durante la quale Daci ha chiesto ad Hysa di &quot;spedire giovani in Siria minuti di soldi&quot;. &quot;Coloro che arriveranno dovranno avere del denaro, perch&eacute; qui la situazione &egrave; peggiorata&quot;. Almir Daci, imam autoproclamatosi presso la moschea di Leshnica a Pogradec, ricercato a livello internazionale, staziona ormai da tempo in Siria, dove guida un gruppo di combattente la maggior parte dei quali albanesi. Questi ultimi sono giunti nel Paese straniero dopo il 2012 e spesso si sono scontrati uno contro l&#39;altro durante le battaglie, facendo parte di gruppi rivali. Le intercettazioni tra gli albanesi in Siria e l&#39;auto-proclamatosi imam Bujar Hysa, hanno svelato che gli scontri, talvolta, hanno avuto come conseguenza sequestri ed omicidi. I due imam autoproclamatesi Genc Balla (moschea del Nuovo Anello) e Bujar Hysa (moschea di Mezezi), sono stati accusati di aver adescato 86 cittadini albanesi.&nbsp; <br /> <strong>Indagini: Il gruppo connesso alla Jihad, le sette &quot;Selafiste&quot; e &quot;Tekfiriste&quot;</strong><br /> Sulla sentenza del Tribunale con la quale &egrave; stata assegnata la misura di sicurezza al principale personaggio del gruppo, l&#39;imam Genci Balla, &egrave; stata inserita la relazione dettagliata del Servizio Informativo (SHISH) su questa persona.&nbsp;&quot;Genci Balla, che predica la corrente Tekfirista e gli altri elementi della setta Selafi, a capo dei gruppi locali, sono stati evidenziati, in modo continuo, come i principali responsabili dell&#39;invio di cittadini albanesi (uomini, donne e bambini) in Siria, dove molti di loro sono stati addestrati ed indottrinati con ideologie radicali, per poi essere ammessi a gruppi jihadisti, sanzionati dall&#39;Organizzazione delle Nazioni Unite&quot;, &egrave; quanto si apprende dalla relazione. Per quanto riguarda Balla esistono dei vecchi sospetti che sia stato reclutato dalle cellule delle associazioni e delle fondazioni dal 1999. Da 6 anni veniva tenuto sotto osservazione per la sua attivit&agrave;.&nbsp;&quot;Da sei anni esercitava attivit&agrave; religiose non autorizzate dall&#39;istituzione KMSH (Comunit&agrave; Mussulmana Albanese). Visto il suo incoraggiamento, un considerevole numero di fedeli albanesi si sono uniti alle formazioni militari terroristiche in Siria&quot;, si apprende dalla sentenza della Corte. Gli albanesi che partivano alla volta della Siria venivano divisi in due gruppi: mercenari e militari volontari. Alcuni, in particolare, sono diventati dei &#39;jihadisti&#39; sulla base di un accordo stipulato molti anni fa. <strong>La Moschea di Kotodesh da dove giunse Genci Balla</strong><br /> Il villaggio di Kotodesh dista 10 chilometri da Librazhd e secondo i media &egrave; il luogo presso il quale avveniva l&#39;addestramento dei combattenti che partivano alla volta della Siria. Allo stesso tempo &egrave; anche il villaggio di origine di uno dai principali esponenti arrestati, Genci Balla, conosciuto come Abdurrahim Balla. Gli abitanti hanno riferito che la suddetta famiglia si &egrave; trasferita, molti anni fa, da Kotodesh e che presso la moschea del villaggio, che &egrave; rimasta chiusa per molto tempo, si sono riunite persone mai viste prima dai residenti.&nbsp;Fonti della Procura, fanno reso noto che la moschea aperta da pochi anni, &egrave; accessibile sporadicamente e che i religiosi si chiudono presso gli ambienti della struttura, costruita con fondi sospetti, per apprendere l&#39;utilizzo delle armi di vario calibro, bombe e TNT.&nbsp;La moschea &egrave; stata guidata da religiosi della corrente tekfirista, che promuove l&#39;odio tra le religioni. La stessa mira a causare rotture anche tra i religiosi della Comunit&agrave; Mussulmana Albanese, noti per la loro tolleranza. Gli incontri venivano realizzati lontano dagli occhi indiscreti delle persone escluse dal cerchio. Non tutti potevano entrare nella moschea di Kotodeshi. I reclutatori dovevano assicurarsi che le persone che approcciavano la moschea non erano dei sabotatori, ma dei religiosi &quot;umili&quot;. <strong>Reclutamento:&nbsp;&quot;Se vado in Siria sono morto. Se non vado sono comunque morto&quot;</strong> I dirigenti della corrente tekfirista erano a caccia di persone alle prese con difficolt&agrave; economiche. In questo caso la loro attivit&agrave; ha avuto inizio circa 5-6 anni fa con l&#39;apertura di cellule sospette in alcune regioni dell&#39;Albania. Stando alle informazioni in circolazione questi operavano anche nella Fyrom-Macedonia e in Kosovo. Il meccanismo per il reclutamento dei jihadisti era molto sofisticato. Secondo le indagini, la loro attivit&agrave; ha avuto inizio molti anni fa, tanto da diventare un&#39;organizzazione consolidata, nel periodo in cui la Siria non era ancora alle prese con la guerra. I dirigenti dell&#39;organizzazione approcciavano i &quot;militari&quot; e davano loro aiuti alimentari e valori umanitari. Il denaro variava mantenendosi intorno ai 200 euro e proveniva dai gruppi terroristici siriani. Inizialmente &egrave; stato comunicato che gli aiuti erano per scopi umanitari. Oltre alla distribuzione degli alimenti e dei soldi alle famiglie povere, i reclutatori effettuavano la propaganda religiosa tra i fedeli, esprimendo apertamente le loro idee tekfiriste. Una volta creata la dipendenza da tali aiuti, le parti stipulavano un accordo di servizio.&nbsp;&quot;Noi vi stiamo aiutando con denaro. Se un giorno esploder&agrave; la guerra in Siria, dovrete essere pronti a dare il vostro contributo&quot;, era questo il messaggio dei reclutatori. Se i cittadini non erano d&#39;accordo, gli aiuti cessavano. Molti poveri hanno accettato questo contratto come soluzione per la sopravvivenza. L&#39;unica cosa richiesta ai jihadisti era il rispetto del codice del silenzio. I residenti della zona hanno infatti affermato che i religiosi non hanno detto niente della loro attivit&agrave;, all&#39;interno delle mura della moschea. Al momento della partenza per la guerra non hanno comunicato nulla ai famigliari, per non mettere a repentaglio la loro vita. Buona parte dei religiosi si erano trasferiti dai villaggi di Elbasan, Librazhd, Peqin, ecc a Tirana. Gli appartamenti, finanziati da Genci Balla e dagli altri organizzatori, si trovavano nei pressi del Nuovo Anello (Unaz&euml;s s&euml; Re) e Mezez (M&euml;zez). In base alle indiscrezioni, vi sono stati religiosi che non volendo andare in Siria, sono stati minacciati dagli organizzatori terroristici. Tuttavia, quest&#39;ultima informazione &nbsp;continua ad essere sospetta dal momento che non vi sono state denunce contro Balla ed il resto del gruppo. <strong>I 65 albanesi che combattono per la jihad in Siria</strong><br /> Sul documento in possesso del Servizio Informativo Statale (SHISH) inviato alla Procura dei Crimini Gravi, a inizio settembre 2013, sono stati pubblicati i nomi delle 65 persone giunte in Siria per combattere. Nel testo, pubblicato dal quotidiano &quot;Dita&quot; a fine marzo 2014, vi sono informazioni sconvolgenti, dal momento che, alle donne dei combattenti albanesi caduti in guerra Sheid (eroe) non &egrave; stato permesso di tornare ed &egrave; stato imposto di sposare altri albanesi in Siria.<br /> <em>Nomi degli albanesi andati in Siria e poi tornati</em>: Isa (Pellumb) Nergjoni (Fetar– Jahja), Denis Shimili, Medat Hasani, Dritan Kosturi, &Ccedil;lirim Hate Kuqo, Ylli Kujtim Bregu, Eduart Muharrem Dursi, Leonard P&euml;rleka, Amiraldo Zdrava, (Abdullah), Kujtim Zeqir Tafa (Ebu Hatixhe), Zeqir Imeri, (nome religioso Zekeria), Edmond Balla, Erzen Gashi, Kujtim Tota, Armand Morina (Mahmud), Zyber Gurra, Dionis Qevani (Abdulla), Edmond Suparaku (Ebu Bek&euml;r), Leart Salaj, Ledio Mehmeti, Gramoz &Ccedil;engeli, Gezim Ru&ccedil;i, Jetnor Hasa, Asrimuhammed Tahiri, Enes Miska, Edmond Osmaj.<br /> <em>Nomi degli albanesi andati in Siria e mai ritornati</em>: Gerti Pashja (Ebu Muxhahid o Muhamed, arrestato al Aeroporto di Rinas) Almir Daci (Ebu Belkisa da Pogradec, ha preso con se anche la moglie) Arjan Kallanxhiu, Orges Merko (Zeyd Al Albani), Ervis Saliasi, Festim Kullaj Ermal Do&ccedil;i, Bledar Veshti, Mustafa Ku&ccedil;i, Artur Ko&ccedil;ollari, Besmir Cake, Mariglen Dervishllari, Shpresim Gjoka, Arber Zani, Mehdi Manallari, Erdet Korro (Deti), Dorian Kuqo, Ervin Duka, Shpetim Shkoza, Shk&euml;lzen Dumani con due figli, Sherif Taushani insieme alla moglie e tre figli, Erjon Basha con la moglie e due figli, Krenar Shuli, insieme alla moglie e due figli, Shyqyri Kaca con la moglie e 3 figli, Ervin Hasanaj (Ebu Ahmed) la moglie e 2 figli, Artur Korra, Enes Cami, Ilirjan Gjongecaj, Eduard Dursi, Altin Demirlika, Alimira Kastrati insieme a due figli e Mehmet Stafasani con la moglie e 5 figli.<br /> <em>Nomi degli albanesi uccisi in Siria</em>: Anri Maliqaj, Ermal Xhelo, Denis Jangulli, Hamit Muslija, Hasan Korvafaj, Diamant Rasha (Ebu Amar), Bledian Hamza (Ebu Samed).&nbsp; <strong>Il grado d&#39;importanza</strong> Le strutture della SHISH e la Procura dei Crimini Gravi, &nbsp;in 7 mesi di indagini, hanno potuto localizzare, identificare e chiarire il ruolo di ciascun membro di questa cellula terroristica. Secondo l&#39;accusa a capo della piramide vi &egrave; un cittadino kosovaro, Lavdrim Muhaxheri, ex dipendente della NATO e della KFOR. Subito dopo sono stati individuati i due imam che esercitavano attivit&agrave; religiose non autorizzate in Albania: Genci Balla e Bujar Hysa. In seguito sono stati rintracciati altri due organizzatori: Gerti Pashja e Almir Daci, che agivano in Turchia, dove accoglievano i mujaheedin provenienti dall&#39;Albania per poi spedirli verso la frontiera siriana, dove riuscivano a penetrare nella citt&agrave; di Aleppo presso la quale sono state stabilite le basi della brigata terrorista Al-Nusra, ovvero una ramificazione dell&#39;organizzazione &quot;Al-Qaeda&quot;. La struttura della piramide direttiva prosegue con altri membri ossia: Verdi Morava, Edmond Balla, Zeqir Imeri, Fadil Muslimani, Astrit Tola, Shk&euml;lzen Dumani, Shyqyri Kaca, Orion Rre&ccedil;i e Medi Manallari. Molti di questi sono stati arrestati su ordine della Procura, mentre i restanti &nbsp;sono stati proclamati ricercati a livello internazionale.&nbsp;

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