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Belgrado - L'esperto britannico per i Balcani, James Ker-Lindsay domenica, 4 gennaio, ha dichiarato che il veloce miglioramento della Serbia nel processo delle integrazioni europee nel 2015 sarà dovuto probabilmente alla richiesta del Kosovo e…
Belgrado - L'esperto britannico per i Balcani, James Ker-Lindsay domenica, 4 gennaio, ha dichiarato che il veloce miglioramento della Serbia nel processo delle integrazioni europee nel 2015 sarà dovuto probabilmente alla richiesta del Kosovo e all'apertura dei principali capitoli, mentre Belgrado prevede un lavoro difficile nell'equilibrio tra l'UE e la Russia durante la presidenza dell'OSCE. "Dopo l'inizio formale dei negoziati nel mese di gennaio è ovvia l'attenzione per quanto riguarda l'apertura dei capitoli nel 2015. Tuttavia, un progresso veloce non avverà per due motivi", ha riferito Ker-Lindsay, nominando prima di tutto un miglioramento necessario nell'armonizzazione della giustizia e dello stato di diritto e poi la domanda rilevata dal Kosovo. "Questi sono i settori nei quali la Serbia dovrà operare duramente allo scopo di dimostrare i risultati", ha aggiunto la stessa fonte. Un progresso rapido della Serbia nelle integrazioni europee mancherà a causa della domanda del Kosovo. "Per poter aderire all'UE, il Paese deve dimostrare che può applicare tutta la normativa europea in tutto il suo territorio, ma la Serbia non è in grado di farlo. Nonostante sostenga che ha la sovranità per quanto riguarda il Kosovo, la Serbia infatti non ha un controllo verso il Kosovo", ha comunicato Ker-Lindsay. La Serbia ha il problema perché la maggioranza dei membri dell'UE ha riconosciuto l'indipendenza del Kosovo. Infatti, loro non offriranno alla Serbia una strada, la quale significa che loro praticamente considerano che il Kosovo sia parte della Serbia. Inoltre, sarà necessario trovare un altro meccanismo attraverso il quale sarà possibile prendere in considerazione la situazione del Kosovo, ma che in sostanza non richieda alla Serbia di riconoscere formalmente il Kosovo come paese indipendente. Ker Lindsay ha spiegato che tutto ciò è molto più complicato rispetto a quello che la gente pensa, aggiungendo che non è sicuro che la Serbia e l'UE abbiano un'immagine chiara su come possono risolvere questo problema. "Se non sarà trovata la risposta per il Kosovo, in questo modo il processo di adesione della Serbia all'UE potrà essere affrontato con il rinvio", ha avvertito Lindsay. Lo stesso ha aggiunto che grandi sono le sfide che la Serbia dovrà affrontare, perché a partire dal, 1° gennaio, ha assunto la presidenza dell'OSCE. "La città di Belgrado è sotto la grande pressione di cominciare a concordare la sua politica estera con la Russia e con quella dell'UE", ha osservato l'esperto, aggiungendo che la Serbia, come Presidente di questa organizzazione "vorrà essere senza dubbio, una parte importante nel tentativo di migliorare il dialogo tra la Russia e l'Occidente", Secondo lui, per raggiungere questo la Serbia dovrà essere riconosciuta come un mediatore sincero e indipendente. Ker Lindsay ha comunicato che questo non vuol dire che le cose diventeranno più semplici per la Serbia, al contrario, quest'ultima dovra fare da equilibrio. "Per esempio, se la Serbia vuole proseguire la cooperazione commerciale con la Russia e se non vuole accettare l'applicazione delle sanzioni dell'UE, il suo atteggiamento sarà considerato come un tentativo di trarre profitto dalle opportunità che porta con sè l'introduzione delle sanzioni verso il mercato russo, e i membri dell'UE considereranno questo in modo negativo", ha riferito l'esperto. Il suo collega, Dimitar Bechev pensa che la Serbia nel 2015 proseguirà il suo cammino europeo, ma tuttavia sarà orientata verso la risoluzione dei problemi economici interni, rispetto ai temi della politica estera. "Le integrazioni europee saranno proseguite a un ritmo normale, mentre il dialogo tra Belgrado e Pristina sarà rinnovato", ha comunicato Bechev. Nella presidenza della Serbia dell'OSCE, Bechev vede una buona opportunità per la Serbia, soprattutto adesso che la Russia è entrata in una crisi finanziaria e subisce la pressione di chiedere un compromesso con l'Occidente. Il docente americano di scienze politiche, Jim Seroka pensa che per la Serbia infatti sia una grande sfida durante la presidenza dell'OSCE attrarre gli investimenti stranieri e resistere alle pressioni durante la presidenza. Per quanto riguarda il cammino europeo della Serbia nel 2015, Seroka ha comunicato che non prevede un progresso significativo, e neanche un passo indietro. Nelle sfide importanti, le quali sono davanti la Serbia, Seroka ha incluso l'attrazione degli investimenti stranieri, la promozione della politica energetica sicura e ha suggerito di evitare di partecipare ai conflitti tra la Russia e i membri della comunità transatlantica. "La presidenza della Serbia dell'OSCE porta con sè numerosi rischi, ma tuttavia una grande opportunità per la pace e la sicurezza in Europa", ha riferito la stessa fonte. Le occasioni riguardano insomma le potenzialità che ha la Serbia nella presidenza dell'OSCE, allo scopo di distrarre l'Europa dal rafforzamento della sfiducia e dell'ostilità, che hanno caratterizzato i rapporti durante lo scorso anno, ma anche di creare un forum dove i piccoli paesi dell'Europa potranno operare congiuntamente nella ricerca di soluzioni dei processi, i quali saranno in grado di rinnovare la cooperazione e la fiducia, ha concluso la fonte americana. Il Vice Presidente del Centro della politica estera, Dragan Djukanovic ha dichiarato che la presidenza dell'OSCE crea la condizione per riaffermare le tendenze e la posizione della politica estera della Serbia, ma allo stesso tempo offre la possibilità di riaffermare il ruolo costruttivo e proattivo della Serbia. Lo stesso ha concluso che spera che nel prossimo periodo la Serbia sia un forte mediatore nel conflitto tra l'Occidente e l'Oriente.
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