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Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Kiev – L’editore BIN.ua, lunedì 15 settembre, ha comunicato che, dal 12 settembre 2014, è entrata in vigore la legge ucraina che introduce sanzioni contro la Russia con la quale sarà possibile fare pressing sulle imprese di…
Kiev – L’editore BIN.ua, lunedì 15 settembre, ha comunicato che, dal 12 settembre 2014, è entrata in vigore la legge ucraina che introduce sanzioni contro la Russia con la quale sarà possibile fare pressing sulle imprese di provenienza russa. A tal proposito, il direttore dell'Istituto per la Ricerca Economica e le Consultazioni Politiche ha espresso l’opinione che l’Ucraina, finora, non ha attuato sanzioni economiche contro Mosca perché ha aspettato l’intervento della comunità internazionale, chiamata a pressare economicamente la Russia. In precedenza Kiev ha evitato di introdurre misure restrittive anche per evitare di peggiorare l’immagine internazionale del Paese. L’approvazione della legge sulle sanzioni non significa dunque l’entrata in vigore urgente delle stesse in quanto i provvedimenti economici inizieranno a funzionare dopo la decisione del Consiglio di sicurezza nazionale e della difesa ed il decreto del Presidente ucraino che dovrà essere approvato entro 48 ore dal Parlamento. Dal canto suo l’ex-rappresentante dell’Ucraina all’interno della Commissione Economica Eurasiatica, Viktor Suslov, ha fatto sapere che il decreto presidenziale, volto ad approvare la legge sulle sanzioni contro la Russia, non è ancora stato pubblicato ma è collegato alla necessità di risolvere il problema più importante per il Paese: regolarizzare la situazione a Donbass e mettere fine alla guerra da parte del Presidente, Petro Poroschenko. Tra l’altro Viktor Suslov, ha ricordato che le sanzioni sono state già attuate dai “maggiori partner” dell’Ucraina: gli USA e l’UE. Le proposte necessarie per la suddetta manovra, sono state approvate l’11 settembre 2014 dal Consiglio dei Ministri e limitano i diritti nel realizzare determinati tipi di business. Per esempio, si parla del divieto di ritiro di capitali dall’Ucraina a persone giuridiche residenti nella Federazione Russa ed a soggetti giuridici statali il cui capitale sociale è in parte proprietà della Russia, che hanno sostenuto l'aggressione militare nei confronti dell'Ucraina, il terrorismo e l'occupazione di una parte del territorio ucraino. Stando ai dati della Banca Nazionale ucraina, la Russia attraverso l’Agenzia Statale per la gestione dei beni, possiede il 60,9% della VTB-Banca, la Banca Centrale della Federazione Russa è gestita al 100% dalla Sberbank, mentre il 98,6% della Prominvestbank è controllata dalla corporazione statale “Banca per lo sviluppo dell’attività economica estera”. Secondo l’analista presso il Centro Internazionale di Studi di Politica, Alexander Jolud, il terrorismo e l’aggressione contro il Paese, verranno puniti attraverso una decisione giudiziaria con la quale le banche presenti sul territorio ucraino che hanno appoggiato i separatisti verranno sottoposte a delle sanzioni. In questo caso la complicità tra i conti bancari ed il terrorismo verrà stabilita dal Consiglio di Sicurezza nazionale ucraino e dal Finmonitoring (Monitoraggio Finanziario), che valuteranno qualsiasi banca senza tener conto del suo proprietario. Igor Burakovsky ha aggiunto che il Finmonitoring Statale sarà indispensabile per determinare i trasgressori. Ricordiamo che, con la dichiarazione del Consiglio di Sicurezza Nazionale (SBU) del 15 aprile 2014, è iniziata la causa penale contro i collaboratori di una banca russa che ha fornito denaro ai terroristi nell'est del Paese, però gli istituti di credito sopracitati come anche la Alfa-Bank hanno negato la propria complicità con questo tipo di attività. A sua volta il Presidente della Banca Nazionale ucraina, Valeriya Gontareva, ha dichiarato, nel mese di agosto, che è in corso il monitoraggio delle banche russe, soprattutto di quelle in mano allo Stato e che il volume del capitale russo nel sistema bancario ucraino equivale al 32%. Inoltre le misure proposte dal Consiglio dei Ministri riguardano: il blocco dei conti delle persone giuridiche che hanno sostenuto l’aggressione contro l’Ucraina ed il pressing delle attività di provenienza russa in base alla decisione del Finmonitoring e degli altri organi di controllo. Il direttore generale della Federazione ucraina di Assicurazione, Galina Tretyakova, ha comunicato che alcuni mercati, per difendersi dalle sanzioni, hanno già cambiato la giurisdizione, come nel caso del settore delle assicurazioni e delle telecomunicazioni. Nel complesso, lo spettro dei provvedimenti contro il business russo è ampio ed il Governo ha proposto l’introduzione di misure supplementari nei confronti della produzione russa dell’industria leggera, degli alimenti, dei prodotti cosmetologici e della chimica domestica. Secondo Viktor Suslov, sarebbe opportuno concordare le sanzioni con la controparte, attraverso dei canali diplomatici perché quelle russe, introdotte in risposta, potrebbero creare danni enormi all'economia. Ricordiamo che sul territorio russo operano la JSC “Biscotteria di Lipetsk “Roscen” di Petro Poroschenko che poco fa, ha dichiarato la vendita dell’attività con l’aiuto di ICU e Rothschild&Cie. Inoltre per molte società ucraine, la Russia rappresenta un mercato in cui vendere le merci e dal momento che il loro business non è stato modificato, sarà difficile trovare altri mercati commerciali. Per Viktor Suslov, un esempio di consultazione efficace è l’accordo, raggiunto di recente tra l’Ucraina e l’UE sull'associazione e la creazione di una zona di libero scambio all'inizio del 2016, che sarà vantaggioso per la Russia perché l’Ucraina manterrà i dazi sui prodotti europei e la struttura attuale del commercio con la Russia. Lo stesso risulterà favorevole all’Ucraina, perché l’UE abolirà i dazi sulle merci ucraine e la Russia non introdurrà le imposte per l’importazione delle merci ucraine e conserverà il regime di libero scambio in corrispondenza con l’accordo sulla zona di libero scambio della CSI. In ogni modo per mitigare la crisi, i diplomatici dovranno mettersi a lavoro quanto prima.<br />
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