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BiH - Il presidente dell'Associazione Marittima della BiH, Seval Kovacevic, nel corso dell'intervista rilasciata per i media locali, martedì 21 gennaio, si è espresso in merito all'annuncio della Croazia circa la costruzione del…
BiH - Il presidente dell'Associazione Marittima della BiH, Seval Kovacevic, nel corso dell'intervista rilasciata per i media locali, martedì 21 gennaio, si è espresso in merito all'annuncio della Croazia circa la costruzione del ponte di Peljesac nelle acque di Neum e delle eventuali conseguenze della decisione presa dalle autorità croate. Kovacevic ha affermato che Zagabria sta considerando la delimitazione con la BiH come una questione tecnica relativa alla realizzazione del ponte di Peljesac, aggiungendo che si tratta di un assurdità. Infatti, la Croazia per poter costruire una qualsiasi infrastruttura presso Neum deve prima risolvere il problema del confine marittimo. Si tratta di un obbligo stabilito dalla Convenzione di Vienna sulla successione degli Stati i quali sono stati chiamati a definire le proprie frontiere. D'altra parte questo Paese, il 25 giugno 1991, ha ratificato, a livello del Comitato parlamentare, una Dichiarazione sulla proclamazione della sovranità e dell'indipendenza della Repubblica di Croazia. Quest'ultima è stata valida fino al 12 gennaio 1992 quando la Conferenza Internazionale sulla Jugoslavia ha approvato una serie di decisioni, tra le quali quella inerente alla trasformazione delle frontiere amministrative in frontiere statali con l'obbligo di stabilire anche i confini marittimi a seconda del principio uti possidetis iuris (il principio dell'acquis) da parte di 4 Stati: Slovenia, Croazia, BiH e Montenegro, ha spiegato Kovacevic. Questi ha aggiunto che la Croazia pensa di realizzare un'ostacolo fisico: il ponte di Peljesac. Dato che il progetto per la fabbricazione della struttura si aggira intorno ai 200 milioni di euro, è chiaro che si tratta di un ponte grande capace di separare la BiH dal mare aperto, qualora Zagabria riceva il consenso ed i fondi dell'UE - ha asserito il presidente della suddetta Associazione. Kovacevic ha precisato che la Croazia non dispone di una base giuridica per costruire il ponte di Peljesac, (alto 35 metri con una campata di 150 metri) impedendo l'accesso della Bosnia-Erzegovina al mare aperto. La Croazia con questa manovra intende isolare la BiH e reindirizzare tutti i trasporti marittimi verso i porti croati - ha evidenziato Kovacevic. Questi ha spiegato che il ponte rappresenta una questione politica rimasta aperta tra i due Paesi ed ha asserito che prima della sua costruzione dovranno essere soddisfatte alcune condizioni: la questione della delimitazione di Neum, delle acque internazionali, ovvero del canale navigabile che collega la BiH al mare aperto, della zona commerciale, ecc. Alla domanda circa la possibilità che la BiH citi in giudizio la Croazia per questo progetto, Kovacevic ha risposto che esiste la base giuridica per farlo. Infatti, la BiH dovrebbe comunicare all'UE il proprio diritto al mare aperto ed alla zona commerciale, senza tralasciare il fatto che la Commissione Europea approverà i fondi per la Croazia che non ha la base giuridica per la costruzione del ponte. Inoltre la BiH dovrebbe fondare un team di esperti per la preparazione della denuncia contro la Croazia e contro la Commissione Europea, se quest'ultima darà luce verde al finanziamento del disegno dato che l'opera, verrà costruita presso le acque internazionali che rappresentano l'unico accesso della BiH la mare aperto - ha affermato Kovacevic. Questi ha aggiunto, che l'eventuale denuncia per la costruzione del ponte di Peljesac dovrebbe essere presentata al Tribunale dell'Aia oppure alla Corte Internazionale per i diritti marittimi di Amburgo. Inoltre, bisogna avvisare anche l'Organizzazione marittima internazionale di Londra, essendo esperta delle Nazioni Unite sulla decisione della Croazia di costruire il ponte di Peljesac - ha concluso Kovacevic.
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