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Belgrado - Secondo la rivista NIN, il destino dell'economia serba è nelle mani dei più grandi debitori, i quali sono anche i rappresentanti delle maggiori compagnie in Serbia, che hanno iniziato il 2013 con crediti non pagati pari a 1,3…
Belgrado - Secondo la rivista NIN, il destino dell'economia serba è nelle mani dei più grandi debitori, i quali sono anche i rappresentanti delle maggiori compagnie in Serbia, che hanno iniziato il 2013 con crediti non pagati pari a 1,3 miliardi di euro, contratti non solo con le banche interne. Il gruppo Victoria, nelle mani della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo ( BERS), di Zoran Mitrovic e Milija Babovic, occupa il primo posto nella classifica dei debitori avendo delle obbligazioni verso le banche serbe pari a 27,89 miliardi di dinari (245 milioni di euro). L'MK Group di Miodrag Kostic si trova invece al secondo posto con un debito di 22,40 miliardi di dinari (200 milioni di euro), seguito dalla Farmakom con 18,97 miliardi di dinari (170 milioni di euro). A loro volta le imprese pubbliche Elekrtroprivreda Srbije (EPS ) e Galenika hanno debiti verso le banche interne di 16,22 e 15,91 miliardi di dinari. Al sesto posto della classifica stilata dalla NIN vi è il gruppo Rudnap con un debito di 15,02 milioni di dinari mentre al settimo posto il gruppo Verano con 12,28 miliardi dinari. La lista termina con le imprese Invej (proprietà non ufficiale di Predrag Rankovic Peconi) avente un deficit di 9,96 miliardi di dinari, la Inter - kop di Sabac con 5,85 miliardi di dinari e la Farley Investors con 3,85 miliardi di dinari. Stando alle analisi condotte dalla NIN, il debito complessivo sarebbe stato ancora più grande se sulla lista fossero comparse le imprese pubbliche Srbijagas e Telekom Srbija. L'intero settore corporativo deve alle banche interne circa 10 miliardi di euro. Pertanto se lo Stato non aiuterà alcune società come la Farmakom o la Invej, i loro debiti potrebbero distruggere tutto il settore bancario, come ha spiegato uno dei più importanti imprenditori interni il cui nome non è stato svelato dalla NIN. Alla domanda riguardante il perché si debba utilizzare il bilancio statale per aiutare il settore privato, il suddetto imprenditore ha risposto che occorre seguire l'esempio del Giappone, dell'America e dell'Unione Europea che hanno cercato di salvare le maggiori compagnie a capitale privato e non statale.
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