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Sarajevo - La società croata Scout, in cooperazione con il trafficante di armi, Slobodan Tesic, grazie ad oltre cinque contratti sottoscritti con gli ex Ministeri della Difesa delle entità bosniache, hanno realizzato affari milionari…
Sarajevo - La società croata Scout, in cooperazione con il trafficante di armi, Slobodan Tesic, grazie ad oltre cinque contratti sottoscritti con gli ex Ministeri della Difesa delle entità bosniache, hanno realizzato affari milionari tramite la vendita delle armi in eccesso in BiH, scrive il quotidiano "Nezavisne novine", mercoledì 10 aprile. Il quotidiano è stato informato che Ivan Perenec, proprietario della Scout, e lo stesso Teslic, dopo la cancellazione degli eserciti dalle entità bosniache, hanno continuato ad operare abusando di 5 contratti sull'acquisto delle armi, che la società Scout aveva firmato nel 2003 e nel 2004 dal valore totale di 5,7 milioni di dollari. Infatti, la nota 11 del Contratto sui diritti e gli obblighi verso i mezzi militari mobili, riferita alle armi e alle attrezzature militari, firmata nel 2007, escludeva i cinque contratti dalla decisione di risoluzione delle attività legate alla vendita delle armi in eccesso. La nota di esclusione dei contratti della Scout era stata utilizzata per eseguire, in condizioni di apparente legalità, la sospetta esportazione delle armi provenienti dalla BiH. <strong>I punti sospetti dei cinque contratti del 2007</strong> Secondo le informazioni del "Nezavisne novine", sia Peranec che Tesic ricevevano ordini da clienti esteri e dopo modificavano i 5 contratti della Scout per fornire proprio quelle armi che erano state richieste dai committenti. Le modifiche dei contratti avvenivano con il pretesto "che il Ministero della Difesa della BiH non era in possesso delle armi richieste dalla Scout nei 5 contratti e quindi queste armi erano state sostituite con delle altre". Esistono almeno 4 punti sospetti riguardo ai 5 contratti della Scout. Il primo è il valore totale dei contratti di 5,7 milioni di dollari che è molto minore del valore reale delle armi. Questi prezzi dovevano essere decisi dall'Agenzia d'indagine e di protezione della BiH (SIPA). Il secondo problema è l'aumento delle quantità e il cambio dei tipi di armi, approvati tramite i contratti allegati. Oltre a ciò, più volte sono stati cambiati anche i termini per la realizzazione dei contratti. Il terzo problema è che i soldi provenienti dalla vendita delle armi non confluivano nell'Erario della BiH, come prevede il contratto del 2007, mentre il quarto problema è che il Consiglio dei Ministri della BiH è stato escluso dal processo di gestione delle armi in eccesso anche se il contratto del 2007 prevede che questa istituzione sia l'unica ad essere autorizzata. <strong>Business con Azerbaijan</strong> Il quotidiano "Nezavisne novine" ha riportato un esempio che testimonia come Perenac e Tesic realizzavano affari sospetti dalla vendita delle armi. Infatti, l'Azerbaijan nell'estate del 2010 era interessata all'acquisto di dieci lanciamissili di calibro 128 mm, 20.000 missili per i vettori e 1.000 cannoni. La Scout e Tesic, tramite Selmo Cikotic, allora Ministro della Difesa della BiH, avevano inserito un allegato ai contratti originali della Scout allo scopo di armonizzarlo alla richiesta azera. All'epoca della conclusione dei contratti della Scout con i Ministeri della Difesa delle entità bosniache, la Scout era stata compromessa a livello internazionale dopo che la "Amnesty International" aveva scritto riguardo alle sospette vendite dei kalashnikov bosniaci all'Iraq, realizzate dalla Scout. Per questi motivi la vendita delle armi all'Azerbaijan avveniva tramite la società "Bosniaspecexport", come esportatore formale, e l'Istituto Tecnico di Hadzici, in qualità di venditore formale. La prima parte della realizzazione del contratto con l'Azerbaijan, si svolgeva senza problemi ed in occasione della realizzazione della seconda parte del contratto, Perenec e Tesic hanno avuto dei disaccordi. Infatti, Perenec chiedeva l'aumento dei prezzi mentre Tesic non era d'accordo. <strong>Ruolo delle istituzioni bosniache</strong><br /> <br /> Comunque, il contratto viene portato a termine, e Tesic nel frattempo aveva concluso un altro contratto con l'Azerbaijan, e anche per questo contratto il tramite era Cikotic, che aveva fornito la modifica dei contratti con la Scout. In questa occasione il problema era che il contratto con la Scout, era stato esteso più volte, e il termine della scadenza era a luglio del 2011. Quindi, a causa delle forti pressioni diplomatiche era stata bloccata la conclusione del quarto allegato, e la Scout aveva annunciato una causa penale. Tesic era stato messo a rischio ma grazie all'assistenza dei funzionari nelle istituzioni della BiH aveva ottenuto la decisione in merito alla presunta distruzione delle armi, che solo formalmente erano state distrutte, perchè in realtà erano state consegnate all'Azerbaijan, cita l'articolo pubblicato da "Nezavisne novine", che sta svolgendo una ricerca sul traffico delle armi provenienti dalla BiH. Lo stesso quotidiano scrive che la BiH a causa dell'esportazione delle armi nell'Azerbaigian nel 2010, quando questo paese era sotto un embargo internazionale per l'importazione delle armi, ha subito delle aspre pressioni diplomatiche e che proprio questo è stato il motivo per cui questo paese ha aperto un'indagine sulla vendita delle armi all'Azerbaijan. Infatti, soltanto un mese dopo la vendita delle armi bosniache all'Azerbaijan, l'UE aveva chiesto alla BiH di fornire delle spiegazioni in merito all'accaduto. La relazione della missione dell'OSCE in BiH in quella occasione aveva confermato che era stata realizzata una vendita di armi dal valore di 661.000 di dollari, consegnate all'Azerbaijan il 30 agosto del 2010 e che nella transazione erano state coinvolte alcune società della Croazia, del Montenegro e di Cipro. L'OSCE aveva chiesto al Ministero del Commercio Estero della BiH la revoca dei permessi per la vendita delle armi ma le istituzioni bosniache avevano ignorato quest'ordine, conclude il quotidiano.
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