Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Belgrado - In una dichiarazione congiunta a margine della riunione dell'iniziativa di Igman tenutasi a Belgrado, i Presidenti di Serbia, Croazia, Montenegro e il capo della Presidenza della Bosnia ed Erzegovina, hanno espresso la comune convinzione che…
Belgrado - In una dichiarazione congiunta a margine della riunione dell'iniziativa di Igman tenutasi a Belgrado, i Presidenti di Serbia, Croazia, Montenegro e il capo della Presidenza della Bosnia ed Erzegovina, hanno espresso la comune convinzione che "la prospettiva dell'adesione all'UE sia garante della pace e della stabilità nella regione del sud-est Europa, nonchè il mediatore per sempre migliori interrelazioni". La dichiarazione dal titolo "partenariato per il futuro europeo della regione" è stata firmata da Boris Tadic, Ivo Josipovic, Filip Vujanovic e Zeljko Komsic, alla presenza del Commissario europeo per l'allargamento Stefan Füle. "Salutiamo con soddisfazione il completamento da parte della Croazia dei negoziato di adesione e alla prossimo della firma del trattato di adesione, la raccomandazione positiva che la Serbia ottenga lo status del candidato e la data per l'inizio dei negoziati, e che il Montenegro ottenga la data per l'inizio dei negoziati sull'adesione all'UE, nonchè ci auguriamo che la Bosnia ed Erzegovina presenti la richiesta per la candidatura all'UE entro la fine dell'anno", precisa la dichiarazione. "Rimaniamo fortemente impegnati nella soluzione delle questioni aperte tramite il dialogo e i negoziati, nello spirito di buon vicinato e sulla base del diritto internazionale e confermiamo la piena determinazione affinchè ognuno dei nostri Paesi agisca con interrelazioni in tale modo che aiuti gli altri paesi a realizzare tutte le condizioni necessarie per l'adesione all'UE". I presidenti hanno affermato che il processo di riconciliazione deve continuare, sottolineando che ruolo principale in questo processo va alla stretta collaborazione della magistratura dei paesi della Regione, non solo per il perseguimento e la condanna dei crimini di guerra, ma anche per tutte le forme di criminalità organizzata. "Valutiamo in particolare il ruolo della società civile, cioè ci impegniamo per il rafforzamento della democrazia partecipativa e per una maggiore apertura delle strutture politiche e amministrative, nonchè per la lotta alla corruzione", scrive la dichiarazione. "Insieme esortiamo l'UE e tutti i suoi membri che nonostante le sfide della crisi, non perdano di vista l'importanza del processo di allargamento come strumento di stabilizzazione dei paesi e dei popoli della nostra regione, ma come anche il più efficiente strumento nella costruzione interna dei sistemi democratici e dell'ordinamento giuridico in ognuno dei nostri Stati", conclude la dichiarazione congiunta. Il Presidente della Serbia Boris Tadic, a margine edlla riunione, si è detto soddisfatto della raccomandazione della Commissione europea di dare la candidatura alla Serbia ed aprire negoziati sull'adesione appena si raggiunge un progresso sulle questioni aperte nel dialogo con Pristina. In tale senso, afferma con sicurezza che la prospettiva europea è stata ed è rimasta lo slancio della stabilizzazione e del progresso di tutta la regione e che ogni scopo strategico comune può essere raggiunto con il rafforzamento della cooperazione e il dialogo fondato sulla riconciliazione reciproca. Riferendosi al ruolo della Serbia, Tadic afferma che negli ultimi anni è stato fatto un enorme passo in avanti nel campo della cooperazione regionale, che aveva confermato anche la commissione europea, nel suo ultimo rapporto.<br /> Da parte sua il commissario europeo per allargamento Stefan Füle ha detto che la cooperazione regionale e i rapporti di buon vicinato sono l'elemento chiave della politica di allargamento dell'UE, del dialogo, della riconciliazione permanente, mentre la risoluzione delle questioni aperte sono la base del progresso dei paesi dai Balcani occidentali. Lui ha in particolar modo enfatizzato la riconciliazione permanente nella regione che, come ha detto, è impossibile senza un confronto con la verità e il passato. Ha così evidenziato la cooperazione dei Paesi della regione con il Tribunale dell'Aja e l'estradizione di tutti i ricercati. Allo stesso modo, il Presidente dela Croazia, Ivo Josipovic, stima che nella soluzione delle questioni aperte nella regione, il compromesso non significa né la vittoria, né la sconfitta, ma (guadagno) per tutti, e ha aggiunto che i paesi della regione sono responsabili di non aver esportato la crisi ai vicini. "Tramite il rafforzamento della retorica negativa, alcuni tentano di costruire la propria posizione, e per me questo è inaccettabile moralmente e politicamente. Il comune sforzo deve porre fine a questo", ha dichiarato Josipovic. "Un'altra cosa importante è la fiducia. Nessun buon lavoro si può fare senza la fiducia tra le parti. L'amicizia e partenariato non sono possibili senza la fiducia, e senza questo è impossibile creare la cooperazione nella politica e nell'economia", ha detto Josipovic. Il Presidente del Montenegro, Filip Vujanovic, ha valutato che la stabilità regionale è la condizione del progresso di ogni paese individualmente e della regione in generale. "L'instabilità di qualsiasi Paese nella regione diminuisce la stabilità di tutta l'area. Se la regione è stabile come unità, esistono le condizioni per gli investimenti. la privatizzazione, l'economia fiorente, e con questo lo standard maggiore dei cittadini", ha dichiarato Vujanovic. Infine il capo della Presidenza della Bosnia ed Erzegovina Zeljko Komsic ha dichiarato che si deve intensificare l'attività sulla risoluzione delle questioni della regione, e che questioni non risolte non possono essere utilizzate nella strada europea dei Paesi della regione. "I Governi dei nostri paesi devono risolvere le questioni bilaterali e multilaterali. I nostri rapporti comuni a livello dei capi di Stato sono un esempio come dovrebbe essere la cooperazione regionale. Questo è perché condividiamo la visione dei Balcani occidentali come parte dell'UE", ha detto Komsic. <strong>Scandinavizzazione piuttosto che balcanizzazione. </strong>L'Iniziativa di Igman ha esortato ad individuare una soluzione più rapida ed efficace delle questioni in sospeso nella regione, impegnandosi nel promuovere la scandinavizzazione dei Balcani, invece della 'balcanizzazione'. Il co-presidente dalla Croazia, Zoran Pusic, ha stimato che i popoli dei Balcani dovrebbero imparare per non ripetere gli errori. "Noi balcanici siamo conosciuti come popolo che 'ripetono gli eventi' e tale termine politico è diventato qualcosa che paesi civili dovrebbero evitare", ha detto Pusic e ha aggiunto che l'avvicinamento all'UE non è fuga dai Balcani e dai vicini, come ritengono alcuni politici in Croazia. Il copresidente dell'Iniziativa della Serbia Aleksandar Popov ha detto che le frontiere, i rifugiati, i crimini di guerra, la successione e le questioni di proprietà sono le più importanti questioni in sospeso tra i paesi firmatari dell'Accordo di Dayton. Il copresidente dalla Bosnia ed Erzegovina Vehid Sehic ha stimato che non vi sono gli estremi per sanzionare in un modo obbiettivo i responsabili per i crimini di guerra, e che l'Iniziativa farà di tutto per creare un ambiente diverso nella Regione. Il copresidente del Montenegro Branko Lukovac ha detto che gli atteggiamenti della Commissione europea aprono la possibilità e la speranza che i paesi dei Balcanici si avvicinino all'Europa, se riescono, vogliono e possono.
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