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L'Aja – Nel corso del processo dinanzi al Tribunale Internazionale dell'Aja, contro l'ex Premier Ramush Haradinaj, uno dei testimoni della difesa ha descritto la rivalità esistente tra l'UCK e le Forze Armate della Repubblica del…
L'Aja – Nel corso del processo dinanzi al Tribunale Internazionale dell'Aja, contro l'ex Premier Ramush Haradinaj, uno dei testimoni della difesa ha descritto la rivalità esistente tra l'UCK e le Forze Armate della Repubblica del Kosovo (Forcat e Armatosura të Republikës së Kosovës - FARK), che hanno combattuto contro i serbi negli anni 1998 e 1999. Il testimone, definito con il codice 007, ha dichiarato questo martedì 27 settembre, che nel mese di giugno del 1998 è giunta dall'Albania una brigata della FARK, creata dal defunto Presidente, Ibrahim Rugova, alla quale però Ramush Haradinaj – comandante di una sezione dell'UCK – chiese di tornare da dove erano venuti. Secondo il testimone, Haradinaj arrivò presso il campo della FARK nel villaggio di Papracani, sparò in aria e ordinò al comandante della FARK Tahir Zemaj di andarsene. Zemaj – sempre secondo il testimone – avrebbe criticato il comportamento di Haradinaj e gli avrebbe detto: "Noi non dobbiamo combattere tra di noi". La brigata della FARK si è trattenuta per poco tempo in quel villaggio e poi ha deciso di andare via. Il testimone ha dichiarato che il collaboratore di Haradinaj, Idriz Balaj – conosciuto come "il Tenente (toger)", prese con sé cinque militari della FARK, per poi ucciderli. Il testimone sottolinea che lui riuscì ad evadere, scappando in Montenegro, e da lì in uno stato europeo dove trovò alloggio. "Avevo dinanzi a me la possibilità di essere ucciso e nessuno avrebbe saputo se ero stato ucciso dai serbi o dagli albanesi", ha dichiarato il testimone ai giudici de L'Aja. Ramush Haradinaj, dopo la guerra in Kosovo, fu per pochi mesi Primo Ministro, poi nel 2005 venne denunciato per crimini contro i serbi, i rom e i civili albanesi. Nel 2007, fu rilasciato insieme con Balaj, per mancanza di prove, mentre un terzo collaboratore, Lah Brahimaj, è stato condannato a sei anni di carcere. La Corte d'Appello del Tribunale, tuttavia chiese un nuovo processo, stimando che il primo si sarebbe svolto "in un'atmosfera nella quale i testimoni erano spaventati". Durante il processo, alcuni testimoni sono morti mentre altri si sono rifiutati di comparire in aula.
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