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Mosca - Entro la fine del 2011 la Russia e la Cina sigleranno un accordo sulle forniture di gas russo a Pechino. Ad annunciarlo è stato il Vice Presidente della Gazprom, Alexander Medvedev, il quale ha rettificato quanto affermato in precedenza dal…
Mosca - Entro la fine del 2011 la Russia e la Cina sigleranno un accordo sulle forniture di gas russo a Pechino. Ad annunciarlo è stato il Vice Presidente della Gazprom, Alexander Medvedev, il quale ha rettificato quanto affermato in precedenza dal Consigliere Economico del Cremlino che indicava il mese di giugno come data entro la quale si sarebbero conclusi i negoziati. Le due potenze sarebbero quindi pronte ad attuare una sinergia derivante dalle loro rispettive caratteristiche. La Cina deve far fronte all’aumento interno della domanda di gas, mentre la Russia ha bisogno di aprirsi un altro mercato rispetto a quello europeo, dove poter vendere il gas di cui è ricca. Per sostenere la sua crescita, dunque, la Cina ha bisogno dei rifornimenti energetici russi, e anche se non sono ancora entrati a regime i gasdotti, ha deciso di aumentare di circa il 30% le importazioni di carbone dalla Russia e, in attesa del perfezionamento dell’accordo sul gas, via pipeline continua a ricevere l’oro blu dal Turkmenistan che dai 4 miliardi di metri cubi del 2010, quest’anno dovrebbero raggiungere la quota di 17 miliardi. Ma è una cifra comunque ancora inferiore rispetto al fabbisogno energetico della Cina. Dunque, la partnership con la Russia ha un’importanza strategica, in quanto permetterebbe all’una di avere le capacità per sostenere la crescita, e all’altra di avere la liquidità per poter realizzare le infrastrutture necessarie. Secondo le stime Mosca possiede le più grandi riserve del cosiddetto “oro blu” a livello mondiale, pari a quasi 50 miliardi di metri cubi, mentre l’ultimo rapporto della International energy agency (Iea), ha indicato che nel 2035, la domanda proveniente in particolare dalla Cina dovrebbe essere equivalente a quella di tutta l'Unione europea. Una cooperazione energetica tra le due potenze, quindi, sembrerebbe una scelta naturale. Infatti, il Viceministro degli Esteri cinese, Chen Guoping ha reso noto che la Russia, in base all’accordo generale raggiunto il 31 maggio 2011, dovrebbe consegnare a Pechino fino a 68 miliardi di metri cubi di gas annuali per almeno i prossimi 30 anni. Tuttavia, tale capacità è comunque inferiore rispetto all’aumento registrato nel 2010, quando la domanda ha raggiunto i circa 90 miliardi di metri cubi. In più, bisogna costruire la capacità di farlo ed è con questa intenzione che a giugno il Presidente Medvedev lancerà un Fondo Sovrano per attrarre investitori esteri al fine di rimodernizzare l’economia russa e, soprattutto, le sue infrastrutture. Il China Investment Corp (CIC), ha dichiarato di essere interessato alle opportunità d’investimento poiché la Russia “rappresenta un forte potenziale di sviluppo alla luce delle dimensioni del suo mercato e delle sue vaste risorse”. L’esposizione del progetto probabilmente è prevista per il Forum di San Pietroburgo che si svolgerà il 15-17 giugno e Vladimir Dmitriev, Direttore dell’istituto di credito che si occuperà del Fondo, ha dichiarato che l’obiettivo dovrebbe essere raggiunto in cinque anni. Nel frattempo, le trattative per i rifornimenti di gas sono ancora in corso, e al momento ciò che manca è un accordo sul prezzo che permetterebbe la chiusura definitiva dei negoziati. Questa problematica era nata anche in seguito all’apertura di una condotta, a gennaio scorso, che collega la città di Skovorodino alle raffinerie di Daqing, nel nordest della Cina. Pechino, aveva aperto un contenzioso con la Russia sostenendo di voler acquistare il petrolio ad un prezzo inferiore rispetto a quello stabilito. All’epoca della firma, ad aprile del 2009, la società russa Transneft, operatore dell'oleodotto, e la Rosneft, fornitore del greggio, avevano sottoscritto una serie di documenti con la China National Petroleum Corporation (Cnpc) per accordarsi su un maxiprestito da 25 miliardi di dollari, di cui 10 elargiti a Transneft e 15 miliardi a Rosneft. Le compagnie russe avrebbero ripagato il debito con le forniture di petrolio (Rosneft) e con la costruzione della diramazione verso la Cina, quella cioè che parte da Skovorodino, della lunghezza di 60 km. Il prezzo del petrolio, secondo Pechino, avrebbe dovuto basarsi su questo percorso, e non sull’intero tragitto che inizia a Kozmino ed ha una lunghezza totale di 2.046 km. La Russia, invece, ha insistito per quest’ultima soluzione. Di risposta, la China National Petroleum Corporation ha continuato a pagare di meno il petrolio, tagliando i pagamenti del 7% fino agli inizi di giugno, quando ha ripagato circa tre quarti del debito acceso nei confronti delle società russe per poi concordare con Mosca di lasciare invariato il prezzo pattuito inizialmente. <em><strong>Pamela Chiodi</strong></em>
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