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Bruxelles - Lo scorso 25 maggio, a Bruxelles è stato presentato il progetto del gasdotto South Stream. Sviluppato congiuntamente dalla russa Gazprom e dall’italiana Eni ha l’obiettivo di collegare la Russia all’Europa…
Bruxelles - Lo scorso 25 maggio, a Bruxelles è stato presentato il progetto del gasdotto South Stream. Sviluppato congiuntamente dalla russa Gazprom e dall’italiana Eni ha l’obiettivo di collegare la Russia all’Europa centro-orientale e meridionale passando nei fondali del Mar Nero, all’interno delle acque territoriali turche, per poi giungere nei Balcani e dividersi in due ramificazioni principali; la prima diretta a Nord verso Vienna, la seconda verso la Grecia e l’Italia. All’incontro ha partecipato l’Amministratore Delegato della joint venture “South Stream Ag”, Marcel Kramer, il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, il Ministro dell’Energia russo, Sergej Shmatko, l’Ad di Gazprom, Alexei Miller e quello dell’Eni, Paolo Scaroni. I rappresentanti dell’UE hanno continuato a sostenere che la priorità per Bruxelles è la realizzazione del gasdotto Nabucco, che entro il 2015 dovrebbe consentire l’importazione, a fronte dei 63 miliardi di metri cubi dell’antagonista russo, di oltre 31 miliardi di metri cubi di gas naturale, convogliato dalle regioni del Caucaso, del Mar Caspio, e potenzialmente del Medio Oriente, collegando la Turchia all’Austria. Tuttavia, nei confronti del South Stream, qualcosa è cambiato. Anche se il Nabucco è un progetto nato con l’intenzione di ridurre la dipendenza europea dal gas russo, l’UE pare aver modificato l’atteggiamento di totale diniego nei confronti del concorrente South Stream. Infatti, nel comunicato diramato dagli organizzatori dell’incontro, il progetto russo-italiano è stato considerato “di importanza strategica” in quanto il gasdotto “mira a migliorare la sicurezza energetica dell’Europa ed avrà un impatto positivo sull’economia del continente”, oltre a diventare, a lungo termine “un approvvigionamento affidabile di gas per i consumatori europei”. Posizione, questa, probabilmente derivante dal riassetto della stessa joint venture russo-italiana. A metà marzo, Gazprom ed Eni hanno esaminato l’eventuale ingresso nella società del gruppo francese EDF e della tedesca Wintershall AG, le quali, rispettivamente acquisirebbero il 10% e il 15% delle azioni detenute dall’Eni; la quota di Gazprom, resterà quella di maggioranza, ovvero del 50%. Decisione, questa che qualora dovesse andare in porto, modificherebbe il progetto fornendolgi un carattere europeo e aprendo a nuovi scenari di cooperazione. Secondo alcuni analisti, tale scelta è stata forse conseguenza diretta della mancanza di rifornimenti provenienti dai giacimenti azeri, citando in tal senso l'accordo che lo scorso 13 gennaio il Presidente della Commissione Europea Josè Manuel Barroso e il Presidente azero Ilham Aliyev hanno firmato con una dichiarazione congiunta in base alla quale i 10 miliardi di metri cubi annui del giacimento azero di Shah Deniz saranno convogliati nel progetto Nabucco. Tale accordo fornirebbe le risorse upstream a scapito del South Stream, il quale, per far fronte alla mancanza di tali rifornimenti avrebbe optato per la collaborazione con le compagnie europee. Tuttavia, nonostante la posizione di Bruxelles si sia successivamente ammorbidita nei confronti del gasdotto russo, verso il quale, come ha specificato il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, “si agirà come partner”, sostenendone il suo procedimento amministrativo, senza imporre “richieste irragionevoli ed ingiustificate”, una delle principali incognite resta il Terzo Pacchetto dell’Energia (direttive 2009/72, 2009/73 e 2008/92, in materia di mercato interno del gas naturale e trasparenza dei prezzi al consumatore finale di gas e di energia elettrica), che prevede la liberalizzazione dell’accesso dei paesi terzi all’infrastruttura per il trasporto del gas. Tenendo conto che la Russia è il principale rifornitore di gas per il vecchio continente, e tenendo conto soprattutto del fatto che la normativa suddetta va applicata ad ogni singolo paese, e poiché una legislazione che regolamenti l'interconnessione energetica tra più Stati non è ancora stata formulata, è plausibile che diminuiranno i contrasti verso il South Stream. <br /> <em><strong>Pamela Chiodi</strong></em>
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