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Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Belgrado - Il ruolo della cooperazione internazionale nel settore energetico è una condizione posta come necessaria allo sviluppo dello stesso. La Serbia, infatti, con la produzione interna riesce a coprire solo un quarto del suo fabbisogno. Per…
Belgrado - Il ruolo della cooperazione internazionale nel settore energetico è una condizione posta come necessaria allo sviluppo dello stesso. La Serbia, infatti, con la produzione interna riesce a coprire solo un quarto del suo fabbisogno. Per tale ragione, al fine di garantire la sostenibilità energetica, ha bisogno di significativi investimenti, ma anche dell’introduzione di meccanismi di mercato destinati alle imprese più produttive ed efficienti, e della diversificazione delle fonti energetiche. L’obiettivo che il governo ha stabilito di raggiungere consiste nel puntare alla creazione di un surplus energetico che permetta alla Serbia di diventare un Paese esportatore. Di fatti, ad eccezione dell'idroelettrico, la Serbia utilizza meno dell'1% dell'energia ricavata da fonti “green” disponibili. Su questo versante l’esecutivo considera di grande interesse lo sviluppo della cosiddetta “green energy”. Nel Paese inoltre esistono le condizioni per attrarre un rilevante potenziale per gli investimenti nel settore delle energie rinnovabili, che ammonterebbe ad almeno due miliardi di euro per i prossimi cinque/sette anni. <strong>Deficit normativo</strong>. Il problema principale per l’attuazione dei progetti è la mancanza di piani territoriali a livello comunale. Gli investimenti nelle rinnovabili sono importanti anche per l’adesione della Serbia all’UE e, in particolare, al Protocollo di Kyoto il quale ha stabilito che entro il 2020 il 20% dell’energia prodotta dovrà essere ricavata da tali fonti. Secondo il governo si deve aumentare la quota di energia generata dalle fonti rinnovabili, ma l'EPS avverte che l'elettricità generata dall'energia eolica è costosa. Per l'allaccio delle centrali eoliche è infatti necessario rafforzare il sistema di trasmissione con nuove linee. Secondo le stime del Ministero dell’Energia e delle Miniere, la modifica della regolamentazione in campo energetico, permetterebbe l’attrazione di investimenti esteri pari a circa 14 miliardi di euro, e potrebbe garantire un approvvigionamento energetico più sicuro, rendendo la Serbia meno dipendente dalle importazioni. Ciononostante, l’esplorazione di zone adatte alla green energy continua, e l’Agenzia Regionale per lo Sviluppo della Serbia orientale (RARIS), ha dichiarato che nella regione della Timočka krajina vi sono 70 siti adatti alla costruzione di piccoli impianti idroelettrici e ha invitato gli investitori a lanciare una campagna di investimenti nella regione. I rappresentanti della RARIS hanno riferito che nella regione della Serbia orientale sono in corso sei studi preliminari per la costruzione di parchi eolici. <strong>Eolico</strong>. I primi parchi eolici sono stati pianificati sul territorio di Vrsac, Indjija, Zrenjanin e Pancevo e, al momento, è possibile produrre circa mille megawatt di capacità derivante dall’energia eolica. Oltretutto, il regolamento sugli incentivi per la produzione di energia da fonti rinnovabili è in vigore fino al 2012 e corrisponde a 9,5 centesimi di euro per kilowattora, per un totale di 450 megawatt. Gli investitori sono disposti ad impegnare circa 1,5 miliardi di euro per la costruzione di altre centrali eoliche, la prima delle quali è stata appena messa in funzione, nel comune di Tutin, con una potenza di 600 kilowatt-ora. Questo progetto è stato messo in opera dalla società sloveno-serba “Hidtro wind”, che ha investito nel circa un milione di euro, mentre il comune ha fornito il terreno. Tuttavia, anche se la rete elettrica è in grado di convertire l’energia eolica prodotta, ha comunque bisogno di essere ricostruita. Per questo la “Hidtro wind”, che ha firmato con il comune un contratto per la costruzione di un totale di 30 centrali eoliche, dovrà aspettare che venga sistemata. Anche la società serba SEWEA ha deciso di investire nell’eolico nonostante abbia rilevato la prioritaria esigenza di armonizzare una nuova normativa che migliori il clima economico e che sia corrispondente alla legislazione dell’UE. <strong>Fotovoltaico.</strong> Inoltre, ad assumere un’importanza sempre maggiore è anche il fotovoltaico. In proposito, il direttore del Segretariato Provinciale per l'Energia e le Risorse minerarie, Radoslav Striković, e i rappresentanti dell'impresa cinese statale China Huadian Corporation (CHD), hanno firmato un memorandum di cooperazione, che prevede la possibilità della costruzione di un impianto solare dalla capacità di 30 megawatt, la cui ubicazione probabilmente sarà collocata a Kikinda, utilizzando, forse, un terreno di proprietà dello Stato. Gli investitori utilizzeranno le proprie attrezzature e tecnologie. Il costo approssimativo per la costruzione di questo ambizioso progetto oscilla tra i 75 ai 105 milioni di euro, oppure tra i 2,5 ai 3,5 milioni di euro per megawatt. <strong>Idroelettrico</strong>. Negli ultimi mesi, l’Eps ha pianificato un investimento di circa 80 milioni di euro, concessi dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, al fine di modernizzare 17 centrali idroelettriche e costruirne altre 18, per un potenziale totale di 80 megawatt. Ha anche firmato un contratto con la Simens, dal valore di quasi 30 milioni di franchi svizzeri per realizzare la prima fase di modernizzazione del sistema di sorveglianza e controllo della centrale termoelettrica “Nikola Tesla B”. Il progetto fa parte del programma di cooperazione bilaterale tra la Serbia e la Svizzera. Quest’ultima, che finora ha investito in progetti simili circa 200 milioni di franchi svizzeri, ne ha assicurati altri 10,5 milioni, a fondo perduto; il restante importo sarà fornito dall’Eps la quale ha anche pianificato di mettere in funzione nel mese di settembre la prima nuova centrale idroelettrica "Prvonek" a Banjska reka vicino a Vranje. Il piano di lavoro include anche gli impianti sui flussi idrici in tutta la Serbia; ci sono diversi siti sul territorio di Nis, Ivanjica, Arilje e Valjevo e la relativa documentazione è pronta. Molti investitori sono interessati, e anche le banche che operano in Serbia stanno approvando i prestiti, sia per la costruzione sia per l'elaborazione dello studio di fattibilità. Con la fine dei lavori, la produzione annuale di elettricità da 52 milioni di chilowatt ora aumenterà a 150. In più, l’Eps entro la fine di maggio dovrebbe considerare la progettazione preliminare, e il precedente studio di fattibilità, per la costruzione di tre centrali idroelettriche sul fiume Drina dalla potenza totale di 312 megawatt. Il valore complessivo dell'investimento è stimato in circa 819 milioni di euro, e la prima fase di elaborazione della documentazione tecnica è stata determinata dall'accordo, firmato nel mese di settembre dello scorso anno, dalla "Elektroprivreda Srbije" e dalla "Elektroprivreda Republike Srpske". Secondo la progettazione preliminare che è stata realizzata dall'Istituto per la gestione delle acque "Jaroslav Cherni", è previsto che sul fiume Drina, tra le centrali idroelettriche "Bajina Bašta" e "Zvornik", si possano costruire altre tre centrali idroelettriche, con una produzione annuale di 1,2 miliardi di chilowatt ora. Si tratta delle centrali idroelettriche "Dubravica", dalla potenza di 87 megawatt, "Tegare" che ne produrrebbe 121 e "Rogačica" con 113 megawatt. Lo studio di fattibilità precedente, insieme all'opinione del revisore indipendente, dovrebbe essere considerato dalla Commissione statale di revisione dopo l'approvazione dell'EPS nel mese di giugno. <em><strong>Pamela Chiodi</strong></em>
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