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Srpska smaschera il bluff della Comunità Internazionale

Banja Luka - Dopo la decisione di indire un Referendum nella Republika Srpska, tutti ormai gridano allo scandalo, ma di tutte le minacce ed ultimatum che sono volati non abbiamo visto ancora nulla, solo tante parole al vento.

Osservatorio Italiano · · Aggiornato il · OI-277429 · 3 min di lettura

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Il PIC, l'Eufor, la Caritas, i Wahhabiti: tutti hanno capito che mantenendo la crisi sempre calda, si incassa di più, e il prezzo da pagare, sono le tante figuracce, le doppie dichiarazioni, le contraddizioni e le ambiguità. La mattina si dice che bisogna sanzionare e punire i trasgressori, per poi cambiare tono nel pomeriggio ponendo delle distanze. Insomma niente di nuovo, solo tante spese sulla pelle dei contribuenti. Macchine, scorte, segretarie, aerei, grandi abbuffate, tutto in nome dell'Europa. Stipendi da capogiro per non dire nulla, ma alla fine chi paga questa gente? In tutto questo tempo si è parlato e riparlato di questo referendum, dai lanci più populisti "dei tentativi di indipendenza della Srpska", al complotto secondo cui "Mosca organizza ed orchestra un piano di non si sa bene cosa". In realtà Milorad Dodik vuole fare questo referendum per inglobare altre domande del tipo: "E' giusto che la Comunità Internazionale stia ancora qui?". Questa è in realtà la domanda di cui tante ONG e gruppi di internazionali temono, perchè significa che "con uno strumento democratico in popolo ha deciso che devono ritornare a casa". Lì devono fare i topi di ufficio, andando in giro con macchine, belle segretarie, facendo la vita da 'Nababbo' a spese dei contribuenti europei. Di fronte a questo out-out, Inzko non sa più che pesci prendere, anche perchè è pronto un altro Alto Rappresentante, questa volta dell'Unione Europea. Bruxelles da parte sua sta giocando al massacro scaricando la 'patata bollente' del referendum della RS, perchè sa benissimo che nessun potere di Bonn potrà fermare un processo in fin dei conti legittimo. Insomma il bluff è fallito, e qualsiasi sanzione non nasconderà anni di 'impicci imbrogli' di ambasciatori affaristi. La Republika Srpska è stata già vittima in passato di queste follie occidentali, a partire dalla banda Kouchner sino all'ex ambasciatore Montogomery ( che non si sa più perchè parla ancora, dopo la brutta figura di Nikolic) e infine c'è Paddy Ashdown, che è disposto a tutto pur di ritornare in Bosnia. Dinanzi a noi, un promiscuo aggregato di consulenti di tuttologi, di analisti che non ne hanno mai azzeccata una delle balle lanciate, neanche la più misera. Eleganti, con le mani nelle tasche commentano e riportano le più patetiche storielle che si raccontano nei bar di Sarajevo.

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E poi c'&egrave; la Srpska. Oggi &egrave; stato il giorno del bluff, che ha dato una speranza ai serbi di Bosnia, cio&egrave; quella di poter comunque sbattere il pugno sul tavolo ed imporre la cacciata di questi falliti, che non sono altro che la vergogna dell'Occidente, colpevoli di aver abusato della loro posizione per trarre dei profitti personali, di aver mentito ai loro e di aver raccontato che uno Stato unito in Bosnia poteva fare perch&egrave; &quot;Dodik era d'accordo&quot;. D'altro canto, la Bosnia &egrave; senz'altro un Paese senza dubbio difficile, il punto &egrave; che per capirlo bisogna entrare in questo mondo. In altre parole, non si pu&ograve; scrivere un'analisi mangiando 3 volte al giorno e prendendo stipendi di 12 mila euro. Quando mangeranno pane e latte, con 200 euro al mese, allora diranno &quot;che &egrave; giusto bombardare paesi in nome della democrazia e dell'umanit&agrave;&quot; e non predicheranno pi&ugrave; la riconciliazione e l'integrazione.

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<em><strong>Michele Altamura</strong></em>

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