Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Il mistero che avvolge il personaggio Julian Assange e il suo sito Wikileaks sta appassionando i media di tutto il mondo, che creano in un'atmosfera surreale lo spettro che il mondo diplomatico internazionale si stia sgretolando, per svelare i documenti “top…
Il mistero che avvolge il personaggio Julian Assange e il suo sito Wikileaks sta appassionando i media di tutto il mondo, che creano in un'atmosfera surreale lo spettro che il mondo diplomatico internazionale si stia sgretolando, per svelare i documenti “top secret” del Dipartimento di Stato. Con la sua storia, stile James Bond, Assange è riuscito ad attirare l`attenzione della massa sulle tematiche di alta diplomazia, sino ad oggi riservate agli addetti ai lavori, come un vero best seller. Descrivendosi come un uomo che si nasconde tra i bunker di Svizera, Berlino, Londra o Paesi Arabi, viaggiando senza nome o con un`identità che cambia spesso, si è mostrato al pubblico come una star di un film d'azione. Ovviamente, in tutta questa storia, non può aver fatto tutto da solo. Grazie a qualche Stato potente che lo sostiene, quelli che definisce “donatori”, e ai suoi “generali ribelli”, ha fatto del suo Wikileaks il "sito pieno di segreti che tutti temono". Per quanto riguarda i Balcani, anche se dai primi documenti non sembra trapelare nulla di spettacolare, ci si aspetta che possa cambiare qualche pregiudizio costruito negli anni sui Paesi dell'ex Jugoslavia, e magari anche la storia recente. Wikileaks pubblica non solo le note diplomatiche relative agli anni post-bellici, ma anche quelle dell'epoca del comunismo. Vi sarebbero infatti 994 telegrammi spediti da Belgrado a partire dal 1966, e da Zagabria 1686 a partire dal 1991, da Sarajevo 869, da Lubiana 836, 668 da Pristina, 552 da Skopje e 164 da Podgorica. Secondo quanto trapelato, tali documenti dovrebbero rivelare il perchè Ratko Mladic non sia stato ancora arrestato, ma anche i collegamenti di Radovan Karadzic con i vari servizi segreti e gli accordi che aveva con essi, sopratutto quello ancora non chiarito con Richard Holbrooke. Ci si aspetta inoltre la pubblicazione di 688 documenti del Kosovo, insieme con il rapporto dello State Departement della situazione politica e le reazioni dei vari stati sul riconoscimento dell'indipendenza. Già si possono leggere alcuni passaggi in cui la lobby americana si dice favorevole all` indipendenza kosovara, a differenza dei russi. Il punto importante riguarda il Qatar, secondo cui l'ambasciatore americano Joseph le Baron “chiedeva” al Primo Ministro di riconoscere il Kosovo, non riuscendo in questa opera a sostenere l'idea della Russia a non riconoscere l'indipendenza kosovara. In precedenza, l'azione diplomatica americana si è concentrata a Berlino a partire dal 200, dove il Bundestag avrebbe dovuto fare un grande dibattito circa la dichiarazione di indipendenza fatta sulla base del consenso. <strong>Serbia. </strong> Per ora si sa che il maggior numero di documenti, più o meno 35, fanno riferimento al periodo che va dal dicembre 2007, alla vigilia delle elezioni presidenziali in Serbia. In uno di questi si afferma che nel corso della visita di Boris Tadic in Germania, il 16 novembre dello scorso anno, ha partecipato anche Christoph Heusgen, consigliere del Cancelliere Angela Merkel e Philip Murphy, ambasciatore americano a Berlino, i quali pare abbiano detto che “visto che sostiene che ha un atteggiamento più forte nei confronti di Milorad Dodik, si suppone che sia ancora più forte”. Heusgen ha espresso così il suo pessimismo sul fatto che sarà mai possibile trasformare la Bosnia in uno "stato funzionale", ma si è detto d'accordo con Murphy che è importante proseguire gli sforzi in questa direzione.<br /> Nella nota sullo scambio di opinioni tra l'ambasciatore americano Charles Rivkin e il consulente diplomatico dell'Eliseo Jean-David Levitte, tenutosi a Parigi il 16 settembre 2009, viene criticato il Ministro degli Esteri serbo Jeremic. Levitte - che dal 2002 al 2007 era Ambasciatore francese negli Stati Uniti - afferma che il Ministro serbo "non fa nulla per incoraggiare il ritorno dei serbi o la partecipazione nel Governo del Kosovo". "Jeremic fa grandi promesse ogni volta che viene in Francia, ma non va fino in fondo", afferma Levitte, precisando che Parigi non lo considera il volto moderno di Belgrado", come lui pretende di essere. Levitte afferma inoltre che "l'EULEX ha incontrato dei problemi diplomatici con il governo del Kosovo e l'opinione pubblica", dopo la firma dei due protocolli tecnici con la Serbia. Philip Gordon, sua controparte nei colloqui, ha sottolineato che “i cittadini del Kosovo dovranno adottare questi protocolli. sSi dovrebbero spiegare chiaramente che si tratta di accordi tecnici che non hanno alcuna influenza sullo status del Kosovo indipendente".<br /> <br /> <strong>Croazia.</strong> Ivo Sanader e Stjepan Mesic sono i nomi dei politici croati che compaiono nel rapporto del 2007 dello State Departement, in riferimento all'incontro del 10 maggio a Zagabria con il vice segretaria di Stato Daniel Fried. “Sanader e Mesic considerano il premier serbo Vojislav Kostunica un nazionalista, per il suo atteggiamento sul Kosovo ma fanno i loro complimenti a Tadic, ritenendo che abbia le loro stesse opinioni”, precisa la nota. La Croazia si dice inoltre interessata al futuro della BIH, e a tal proposito rileva che Sanader “teme che in caso di secessione della Republika Srpska ed emigrazione dei croati di BIH si può creare un pericoloso giovane stato islamico in Europa”. Con questo si trova d`accoro anche il Presidente Mesic, viene precisato. Gli investimenti in Bosnia-Erzegovina - in particolare quelli con capitale russo - e la costruzione del "South Stream" sono stati i temi centrali di tali incontri. La Croazia comunque teme maggiormente i documenti collegati con l'Operazione Tempesta, e così dei possibili dettagli che possono trapelare. <strong>Slovenia</strong>. Vi è ancora poco sulla Slovenia, ma questo non significa che nei prossimi documenti non si troverà del materiale più interessante relativamente al suo ruolo negli eventi balcanici. Tra i documenti di Wikileaks, sbuca un file pubblicato dal New York Times che riporta le conversazioni dei diplomatici americani con gli omologhi sloveni, in merito al trasferimento dei detenuti di Guantanamo. Secondo uno stralcio della nota, alla Slovenia sarebbe stato proposto di accettare un prigioniero in cambio di un incontro con Barack Obama. <strong>Bosnia.</strong> Nella medesima nota dell'incontro di Levitte con la controparte britannica, osserva che delle cinque condizioni necessarie per trasferire le autorità dall'Alto rappresentante internazionale ad un funzionario UE (cosiddetto 5+2), quattro sono state soddisfatte, mentre resta solo la questione della divisione delle proprietà statali. "Tale ultima condizione non deve "bloccare ogni progresso", e di fatti la missione attuale delle Nazioni Unite in Bosnia non è più efficace. La Francia vuole il trasferimento delle autorità ad un nuovo team dell'UE già da novembre, mentre l'avvicinamento verso l'Europa sarebbe un premio per incoraggiare i bosniaci a progredire sulle riforme necessarie", afferma Levitte. Il Vice Segretario di Stato per le questioni europee e Eurasia, Philip Gordon, si è detto d`accordo che l'attuale sistema adottato dalla comunità internazionale verso la Bosnia non sia efficace, rilevando che essa perderà credibilità se va avanti prima di aver completato tutti i preparativi necessari. Levitte sottolinea che vi sono ancora due mesi a disposizione per progredire di BIH prima di prendere una decisione definitiva. Francese Roland Galaragi, Vice Segretario per l'Europa continentale, ha detto in una riunione separata che la transizione è l'obiettivo numero uno, chiedendo così agli Stati Uniti di appoggiare il trasferimento delle autorità, che avrebbe presto aperto nuovi scenari alle aspirazioni della Bosnia, verso una maggiore integrazione nelle istituzioni europee. Secondo i documenti diplomatici pubblicati, Galaragi ha sottolineato che il disaccordo tra Stati Uniti e bosniaci, che sostengono il ruolo delle Nazioni Unite (OHR) e serbi, che sostengono l'azione dell'UE, ha creato delle opportunità per la manipolazione che non sono molto utili in questo momento. Wikileaks ha anche pubblicato un documento che dichiara che la Turchia ha chiesto all'ex membro della Presidenza della Bosnia Haris Silajdzic di non usare il termine genocidio. Nel documento sono elencati anche i dettagli dei colloqui tra alti emissari Usa e i rappresentanti del Ministero degli affari esteri turco dal 25 Febbraio di quest'anno. La Turchia si oppone agli sforzi dell'Unione europea volti ad escludere Ankara dalle vicende dei Balcani, in particolare nella Bosnia. Feridun Shinirlioglu, vice capo della diplomazia turca, ha detto che il miglioramento delle relazioni tra la Bosnia e la Serbia è il principale obiettivo diplomatico della Turchia. Compare anche una lettera in cui si afferma che il Vice Segretario di Stato americano Daniel Fried, di ritorno da Banja Luka dove nel 2007 ha incontrato Dodik, ha discusso con il primo Ministro della RS e i funzionari croati. Fried, successivamente dichiara a Zagabria che il premier Dodik ha affermato che sosterrà il piano Ahtisaari sul Kosovo e così l'indipendenza di Pristina, qualora e il Consiglio di Sicurezza approvasse una risoluzione su un Kosovo indipendente. Questo invece viene smentito dallo stesso Dodik, che definisce le dichiarazioni di Fierd false. "E' vero invece che Fried ci ha minacciato con forti pressioni affinchè la RS desse il consenso all'interno delle istituzioni della Bosnia-Erzegovina al riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo, come messo a verbale nel corso della riunione", precisa Dodik. <strong>Albania.</strong> Su Tirana compare una nota, secondo la quale “grazie alla gentile concessione dell'Albania saranno trasferiti detenuti dalla base di Guantanamo". Il Primo Ministro albanese nel 2006 ha adottato così i cinque musulmani cinesi, e si è offerto di accettare 3-6 detenuti di Guantanamo. I diplomatici statunitensi hanno descritto tale gesto come un'offerta "generosa ma anche stravagante”. “Come sempre, gli albanesi sono disposti a fare uno sforzo supplementare per aiutare una delle nostre priorità fondamentali della politica estera “, precisa un telegramma. <em><strong>Biljana Vukicevic</strong></em>
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