una nota diplomatica sui Balcani
Londra/Balcani - Tra i fantomatici documenti 'shock' annunciati dalla ONG Wikileaks, e pubblicati dai media occidentali come The Guardian, The New York Times e El Pais, compare incidentalmente anche una <a href="http://www.guardian.co.uk/world/us-embassy-cables-documents/225319">nota diplomatica che fa riferimento alla situazione nei Balcani</a>.
Si tratta dello scambio di opinioni tra l'ambasciatore americano Charles Rivkin e il consulente diplomatico dell'Eliseo Jean-David Levitte, tenutosi a Parigi il 16 settembre 2009, in occasione della visita dei sottosegretari del Premier britannico Gordon. Le discussioni hanno spaziato dalla Russia ai successivi sviluppi nei Balcani (Bosnia, Croazia, FYR Macedonia e Kosovo), dalle elezioni in Germania e in Afghanistan sino all'adesione della Turchia all'UE. Da notare che non è la situazione nei Balcani ad essere segnalata come rilevante dal Guardian, bensì gli accenni alla posizione della Russia verso la Georgia, nonché alle preoccupazioni dell'escalation della situazione dell'Iran.<a href="http://sites.etleboro.com/download.php?id=3465"></a><br />
<br />
Per ciò che riguarda i Balcani, è il funzionario dell'Eliseo a parlare. Levitte ha osservato che delle cinque condizioni necessarie per trasferire le autorità dall'Alto rappresentante internazionale ad un funzionario UE (cosiddetto 5+2), quattro sono state soddisfatte, mentre resta solo la questione della divisione delle proprietà statali. "<em>Tale ultima condizione non deve "bloccare ogni progresso", e di fatti la missione attuale delle Nazioni Unite in Bosnia non è più efficace. La Francia vuole il trasferimento delle autorità ad un nuovo team dell'UE già da novembre, mentre l'avvicinamento verso l'Europa sarebbe un premio per incoraggiare i bosniaci a progredire sulle riforme necessarie"</em>, afferma Levitte. Secondo l'Eliseo - stando ad una posizione relativa al settembre dell'anno scorso - la transizione è l'obiettivo numero uno, chiedendo così agli Stati Uniti di appoggiare il trasferimento delle autorità, che avrebbe presto aperto nuovi scenari alle aspirazioni della Bosnia, verso una maggiore integrazione nelle istituzioni europee.
Per quanto riguarda i rapporti tra Kosovo e Serbia, già nel settembre del 2009 si parlava di trattative tra Pristina e Belgrado su tematiche tecniche, che non avrebbero avuto alcun impatto sullo status dell'indipendenza. A tal proposito, Levitte ha criticato il Ministro degli Esteri serbo Jeremic, dicendo che "non fa nulla per incoraggiare il ritorno dei serbi o la partecipazione nel Governo del Kosovo". "Jeremic fa grandi promesse ogni volta che viene in Francia, ma non va fino in fondo", afferma Levitte, precisando che Parigi non lo considera il volto moderno di Belgrado", come lui pretende di essere.<br />
In riferimento alla Croazia, e ai suoi rapporti con la Slovenia, viene solo constatato il progresso delle trattative sul confine, mentre viene espressa la fiducia che un nuovo governo greco sarà "più solido" e consentirà una maggiore flessibilità per la chiusura della questione del nome. Tra i documenti di Wikileaks, sbuca anche un file pubblicato dal New York Times che riporta le conversazioni dei diplomatici americani con gli omologhi sloveni, in merito al trasferimento dei detenuti di Guantanamo. Secondo uno stralcio della nota, alla Slovenia sarebbe stato proposto di accettare un prigioniero in cambio di un incontro con Barack Obama.