La guerra a perdere dell'Italia
Roma - Per anni abbiamo finto, cacciato funzionari intelligenti, finanziato 'pappagalli', abbiamo nominato capi-centro raccomandati o figli di generali, e anche definito 'eroe' chi è stato per trent'anni dietro di una scrivania.
Possiamo continuare, ma preferiamo non farlo, e dire solo che "le nostre antenne non sono sintonizzate sul buon canale". A dimostrazione di ciò potremmo citare l'ultima grande guerra diplomatica della Farnesina in difesa della ragazza iraniana Sakineh, seguendo a ruota le petizioni di Facebook e la propaganda dei media anglo-americani.
Ma cosa succederebbe se le parole di Admadinejad si rivelassero veritiere, se veramente non esistesse alcuna condanna per lapidazione? Sarebbe un vero disastro per tutti coloro che hanno abbracciato così alacremente questa causa, facendone un cavallo di battaglia diplomatico, e sarebbe la dimostrazione che la politica estera si basa di una grande bolla di disinformazione, alimentata dalle intelligence americana o inglese, che pone i Governi europei in una posizione di grande vulnerabilità.
Crediamo sia giunto il momento che i nostri burocrati si sveglino, perchè le nostre aziende stanno perdendo terreno, sono indifese all'estero, ed i finanziamenti versati al mondo degli Italiani nel Mondo non varranno a nulla, se non ad alimentare un circolo vizioso, vespaio di 'impicci e imbrogli'. La verità è questa, dinanzi alla quale possiamo solo scegliere di mettervi fine o continuare con questa strategia 'a perdere'.
Se dovessimo fare i conti di quanto è stato speso, e quali siano stati i risultati e i benefici delle ONG oppure delle Camere di Commercio, troveremmo solo un enorme buco nero. Dobbiamo invece dare dignità alle nostre aziende all'estero, il Governo non deve fidarsi di queste strutture che non hanno un rigido protocollo di lavoro e non fanno dell'interesse nazionale una priorità. (A.M.)