Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
All'indomani dell'approvazione del progetto di risoluzione della Serbia in seno all'Assemblea Generale della Nazioni Unite continuano le polemiche e le critiche, volte così accertare se l'azione diplomatica serba mostri un inganno o un segnale di…
All'indomani dell'approvazione del progetto di risoluzione della Serbia in seno all'Assemblea Generale della Nazioni Unite continuano le polemiche e le critiche, volte così accertare se l'azione diplomatica serba mostri un inganno o un segnale di saggezza politica, o ancora una “bandiera bianca” alzata a causa delle pressioni da parte dell'Alleanza euroatlantica. Il Presidente serbo Boris Tadic conferma che “la Serbia non ha rinunciato al Kosovo, che deve essere difeso soltanto in modo pacifico, legislativo e diplomatico all'interno delle istituzioni dell'ONU”, ma non si fermano i dubbi su quali debbano essere i prossimi passi per la strada legislativa della Serbia sulla questione del Kosovo. La presenza dell'ONU dovrà continuare in Kosovo come punto di riferimento legale, nonché come un possibile intermediario tra Belgrado e Pristina, afferma lo stesso segretario generale Ban Ki-Moon. Tutto viene però subito smentito dall'Alto Rappresentate UE per la politica estera,Catherine Ashton, sottolineando che l'ONU non dovrà aver un ruolo da intermediario nelle trattative tra Pristina e Belgrado, in quanto è un peso politico che spetta all'Unione Europea. Continua così la politica ambigua nei confronti della Serbia da parte dell'UE, mentre l'opposizione chiede che vi sia una risposta alle responsabilità per lo “sfascio della politica dello Stato” . Alcune speculazioni parlavano anche delle possibili dimissioni del Ministro degli Esteri Vuk Jeremic, che da un lungo tempo ha assunto l'immagine di “provocatore” tra i diplomatici esteri. L'opposizione considera come un grave errore togliere dal testo della Risoluzione la dichiarazioni in cui si conferma“che la Serbia non accetta la secessione unilaterale” come strumento per risolvere delle controversie territoriali. Una decisione che può essere intesa nel senso che "non vi è stata una secessione unilaterale e neanche al di fuori del quadro legislativo internazionale. di concetto leggislativo. L`oposizione, ma anche i Paesi amici nell'ONU, come Russia e Cina, si sono così dette deluse e sono rimaste stupite per la decisione serba di cambiare la sua risoluzione. Come spesso si sente dire da parte dei diplomatici russi, "potevano essere più serbi che serbi stessi”, ma hanno rispettato la decisione della Serbia. Secondo altri, l'emendamento del testo si può spiegare come un atto provocato da ragioni economiche in cui il governo serbo spesso sostiene che nulla si può risolvere senza un aiuto dall'estero. D'altra parte, questo chiaramente mostra una crisi morale della classe politica attualmente al potere in Serbia, che un giorno potrà seriamente compromettere la stabilità dello stato. Non dobbiamo dimenticare che già si sono risvegliate altre richieste per l'autonomia di Sangiaccato come “processo sociale inevitabile” da parte della Comunità islamica e il suo mufti Muamer Zukorlic, che si affianca a quella della comunità albanese a Presevo e Bujanovac e quella della Vojvodina. Nei rapporti tra Serbia e Russia, questa risoluzione potrebbe anche provocare un clima di sfiducia, dove la Serbia pensa che la Russia non abbia fatto abbastanza per i serbi. Dall'altra parte, la Russia pensa che la Serbia non è "molto onesta nei suoi atteggiamenti, perchè prima guarda ad Occidente e poi eventualmente a Mosca”. Altri esponenti dei circoli diplomatici ritengono anche che i cambiamenti nella risoluzione serba erano più importanti per i paesi occidentali, non soltanto per dimostrare la loro forza davanti alla Serbia, ma anche davanti alla Russia, pensando di dare così un grande colpo ai rapporti serbo-russi. Così, le forti parole del Presidente Tadic sembrano come una demagogia, in quanto la “Serbia non doveva confrontarsi con UE e USA”. In tutto questo nessuno ha chiesto alcun confronto, bensì un atto legislativo garantito dalla Carta ONU. Sulla base delle vari analisi sulla risoluzione “ammorbidita”, il testo è stato il frutto dei negoziati tra UE e Serbia per l'accelerazione dell'adesione della Serbia all'UE. In una situazione di gravissima crisi europea interna, diventa sempre più evidente che molti Stati si sono ormai pentiti di aver aperto le porte agli extracomunitari, mentre la Serbia viene vista alla luce della crisi greca, tale che la sua prospettiva di integrazione non giungerà prima del 2020. Così restano ancora molti anni per ascoltare le altre promesse e le concessioni che la Serbia deve dare all'Europa. Questo quanto conferma l'autore del libro “Tramonto ad Ovest”, esperto britannico per i rapporti internazionali e le questioni della sicurezza, Crisotpher Cooker, ritenendo che il Kosovo sarà la colonia dell'UE ma potrà diventare anche un narco-stato, e dunque sarà un pericolo sia per l'UE che per la NATO. Con le sue previsioni, per certi versi molto oscure, la zona dei Balcani e la Serbia entreranno in Europa fra quindici anni, ma tutto è anche relativo se in BiH avvengono nuovi scontri tra le varie etnie, chiedendo ancora una volta un intervento europeo. Così l'adesione della Serbia sarà ancora in ritardo, approfondire la sfiducia neo confronti dell'UE da parte dell`opposizione con il chiaro orientamento russo. Gli scontri a Kosovska Mitrovica tra serbi e gli albanesi per una partita di basket, preceduti dalle esultanze degli albanesi per la vittoria della Turchia contro la Serbia, mostra chiaramente che il processo di riconciliazione tra serbi ed albanesi nel Kosovo sarà lunga e difficile. Evidentemente, la questione del Kosovo non sarà chiusa, sia garantire una certa sicurezza dei cittadini nel Kosovo mediante le forze Eulex, sia perchè ancora non sono state risolte le questioni sociali, economiche e sopratutto lo status del popolo serbo che vive in Kosovo. Quelli che hanno considerato che il governo serbo abbia fatto la sua difficile scelta con l'aiuto della comunità internazionale, non dovranno ignorare poi come Bruxelles avanza nel suo aiuto in intermediazione. Forse le parole più sagge sono quelle del Ministro degli interni della Serbia Ivica Dacic, il quale sottolinea che la politica internazionale non è un elenco dei bei desideri ma l'accettazione di una realtà. Il Kosovo, anche dopo risoluzione, rimane una realtà molto delicata ed ancora con tante differenze, tale che probabilmente le trattative sara,no lunghe e fatico, con un impatto più ampio nall'estero, on solo alla zona balcanica. <em><strong>Biljana Vukicevic<br /> <br /> </strong></em>
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