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Sarajevo/Bosnia Erzegovina - Secondo una recente indagine, circa il 5% della popolazione bosniaca in Bosnia-Erzegovina appartiene al movimento wahabita, dato che porta a credere che sarebbero più di 100.000 persone. Tali stime sono state riportate in…
Sarajevo/Bosnia Erzegovina - Secondo una recente indagine, circa il 5% della popolazione bosniaca in Bosnia-Erzegovina appartiene al movimento wahabita, dato che porta a credere che sarebbero più di 100.000 persone. Tali stime sono state riportate in un'intervista per Srna da Dzevad Galijasevic, membro del Team di esperti del sud-est Europa per la lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata. Galijasevic stima che circa 400 000 persone appoggerebbero in segreto il movimento wahabita in Bosnia, il che pone una seria minaccia all'intera Bosnia-Erzegovina. "E' evidente che in questi giorni stanno verificandosi importanti cambiamenti nel movimento wahabita. Uno di questi è la nomina del Reis-l-ulema Mustafa Cerić, nel tentativo di fare pressioni sul Ministero degli Affari Interni della Repubblica Srpska, e causare la sospensione dell'inchiesta sui wahabiti, come già avvenuto nella Federazione", avverte Galijašević. Inoltre ha sottolineato che l'analisi dell'azione "Svjetlost" a Maoca, e l'ex attacco terroristico nel centro commerciale "Fis" di Vitez, come anche quello a Bugojno, hanno dimostrato che "sono state cancellate le prove prima dai media e poi a livello politico, dall'intelligence e da altre strutture". "Cerić sta cercando di fare pressione in tutti i modi possibili sulle istituzioni della RS, così come sulla comunità islamica della Srpska, al fine di proteggere i wahabiti", ha dichiarato Galijašević e sottolineando che "Cerić è sponsor e organizzatore del recente incontro a Novi Grad". Egli ritiene che la polizia serba negli ultimi tempi sia stata "abbastanza morbida verso i wahhabiti", e ha criticato il ritorno di Tarik Sadović alla posizione di consulente per l'aiuto alla polizia della BiH. "Sadovic è l'uomo che sostiene il terrorismo, motivo per cui il Governo americano cercò le sue dimissioni" ha dichiarato Galijasevic, sottolineando che "i bosniaci e la politica religiosa di Sarajevo non cambia il proprio atteggiamento nei confronti dei wahabiti, adesso tutte le attività sono dirette alla distruzione e all'umiliazione del Ministero degli Interni della RS". Secondo Galijasevic, i wahabiti sarebbero "portatori di un'ideologia militante di odio, promuovendo la violenza come mezzo per la realizzazione di obiettivi politici, e allo stesso tempo hanno contatti per il commercio di armi e attrezzature militari, ricevono denaro da fonti finanziatrici del terrorismo, per cui devono essere trattati come terroristi, così come le forze paramilitari in Bosnia-Erzegovina". Egli afferma che "Mustafa Cerić, in diversi modi ha ricevuto denaro in Bosnia, a partire dalla Conferenza islamica a Zagabria del 1992, in seguito ha ricevuto dall'Arabia Saudita, circa 400 milioni dollari a favore della preservazione dell'Islam in Bosnia e ha finanziato il movimento wahabita". I soldi non sono arrivati in Bosnia-Erzegovina solo per la costruzione di moschee, ma anche per armamenti e attrezzature, sottolinea Galijašević rilevando che il denaro arrivò nella forma delle cosiddette "lenzuola" piene di soldi, per cui si presume che siano stati raccolti più di 2,5 miliardi di dollari. "I soldi sono stati raccolti durante le preghiere a Riyadh, Mecca e Medina, Dubai e Abu Dhabi. Il denaro è stato ricevuto da Mustafa Cerić per cui lui non può essere contrario o estraneo al movimento wahabita, anzi per il suo lavoro sarà ben pagato", spiega Galijašević. Durante la campagna elettorale in Bosnia-Erzegovina, i wahhabiti avranno più partiti a lavoro per promuovere le loro idee, soprattutto il "Partito di strada giusta/ Stranka pravog puta". "Non sono politicamente omogenei in termini di argomentazioni politiche, solo sono tutti dipendenti dal sostegno estero, come quello di Teheran, Riyadh o Ankara", ha concluso Galijašević.
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