Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Alla luce della decisione della Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja, potrebbe scatenarsi un vero e proprio uragano di separatismo che cambierà l'intera situazione politica a livello mondiale, provocando i più forti scontri…
Alla luce della decisione della Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja, potrebbe scatenarsi un vero e proprio uragano di separatismo che cambierà l'intera situazione politica a livello mondiale, provocando i più forti scontri in ogni paese in cui esistono aspirazioni secessionistiche. Nel pieno di grave crisi economica è più facile operare in piccoli paesi e piccole regioni, sui quali si potrà avere un maggiore controllo rispetto ad una situazione macro economica. Si parla di confederazione e si pensa all'autonomia, si parla di regionalizzazione e si pensa alla separazione. In questo modo continuano di svegliarsi i risentimenti latenti, che cominciano a scaturire nel riconoscimento degli Stati fantocci, con i quali i poteri forti esorcizzano il fallimento della loro politica per attuare quello che spesso chiamano New World Order. Non è da escludere l'ulteriore balcanizzazione della regione, visto che cominciano ad essere accreditate le varie ipotesi di divisione del Kosovo, con il conferimento di un'autonomia più ampia per Kosovska Mitrovica sotto l'ingerenza di Belgrado, come quella che Tirolo del Sud in Italia. Molte sono invece le varie situazioni che ricadono in un caso che sino ad ieri veniva considerato come “speciale”: il Nord Cipro, Somaliland, Nagorno Karabah, Ossezia del Sud, Abkhazia, Baschi, Pridnijedsovlie, Scozia, Tibet. La crisi dell'ONU negli ultimi decenni del 20simo secolo ha aperto uno squarcio nella crisi del diritto internazionale, a cominciare dalla frantumazione dei Paesi. Si apre una nuova era del diritto internazionale che non ha più oggettività giuridica, ma che si basa sulla politica delle forza delle potenze internazionali . Il diritto dei popoli all'autodeterminazione si è trasformato con il caso del Kosovo nel diritto dei popoli a separarsi dagli Stati sovrani. I vecchi piani della “regionalizzazione” mondiale, insieme con quelli fatti nei laboratori delle varie intelligenze, ora sono una realtà da cui non ci si può sottrarre. <br /> <br /> I recenti colloqui tra Germania, Austria, Italia e Francia, per inserire le regioni di confine all'interno di una confederazione Alpina, sono l'esempio di come il diritto degli Stati-nazione si sta trasformando in regionalizzazione. Un fronte di discussione si è aperto tra i cittadini della Svizzera nella regione Baden Vitenberg e nella regione autonoma dell'Austria, la Forarlberg, insieme con le regioni di Como e Varese, Lombardia, Val d`Aosta e la regione autonoma della Francia , Savoia. Il sondaggio dell'Istituto svizzero “Swiss Opinion” rileva come metà degli intervistati, per il 70% di età media inferiore ai 35 anni, hanno espresso il desiderio che le rispettive regioni aderiscano alla Svizzera. Le più forti reazioni giungono dalla regione austriaca Forarlberg, che già due volte ha tentato di staccarsi dall'Austria e di aderire alla Svizzera, come negli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale quando l'82% dei cittadini ha chiesto l'adesione con la Svizzera. Allora però nessuno voleva una Grande Germania, ma ora si sta facendo strada l'ipotesi di un referendum che coinvolga anche le province italiane di Como, Varese e Val d'Aosta, che godono già di una certa autonomia ed ora aspirano ad una autodeterminazione come due anni fa Roma ha concesso al Sud Tirolo. <br /> <br /> Allo stesso modo, anche la Savoia francese e i tedeschi del Baden Viterberg desiderano un “più alto livello di autonomia", così come la nuova alleanza fiamminga (NVA) che chiede l'indipendenza dalla parte francofona. Non dimentichiamo le dimostrazioni a Barcellona dei Catalani, che hanno protestato per la decisione della Corte Costituzionale con la quale vengono cancellate le ingerenze di questa regione spagnola. Anche se il referendum per l'indipendenza catalana è fallito, non si è smesso di pensare all'indipendenza e alla separazione dalla Spagna di una regione in cui vivono 7 milioni di persone. Il separatismo viene alimentato anche da elementi economici, che insinua in dubbio dello sfruttamento di una parte dello Stato negli interessi dell'altra parte. I casi di separatismo che si accompagnano ad atti terroristici nel tentativo di ottenere la piena indipendenza, sono ancora tanti, come quello della Catalogna e dell'organizzazione sovversiva ETA, dell'Irlanda con l'IRA, dei Baschi oppure del Quebec in Canada. <br /> <strong><br /> Il separatismo mondiale collegato al terrorismo.</strong><br /> <br /> Spesso per proteggere i propri interessi, i Paesi sovrani non escludono un supporto per le tendenze separatiste dei Paesi vicini. La condizione principale per essere uno Stato sovrano è sicuramente avere la potenzialità di proteggere i propri confini. Lo Stato, come termine di organizzazione territoriale, nazionale e culturale, deve essere in grado, dinanzi agli occhi del proprio popolo, di garantire e far rispettare il ruolo dell'organizzazione per tutti i soggetti esteri e nazionali, sulla base della legge internazionale. Se l'incapacità statale mette in dubbio la sicurezza dei confini, a quel punto si fa strada l'idea che gli altri Stati sovrani agiscono direttamente oppure indirettamente sul territorio di un altro stato. Questo continuo subentrare nella sfera dell'uno e dell'altro Stato, potrà sfociare soltanto in minacce alla propria sopravvivenza, oppure essere accantonata nel contesto di interessi economici oppure per un prestigio di ogni genere. <br /> <br /> <strong>Venezuela</strong>. Quello venezuelano è proprio l'esempio dell'invasione delle ingerenze di uno Stato rispetto ad un altro. In base alle informazioni sino ad oggi note e dei documenti trovati dai militari colombiani, Caracas ancora supporta la guerriglia delle FARK in Columbia con armi e con finanziamenti del valore di 30 milioni di dollari all'anno, portando avanti una politica che ha già 45 anni. Il separatismo, d'altra parte, viene supportato in vari modi: alleanze con i politici oppure con i gruppi sovversivi, conflitti oppure attività illegali di ogni genere. Ancora oggi la FARK si trova sulla lista delle organizzazioni terroristiche, mentre il Presidente Chavez vorrebbe che si chiamassero “forze opposte”. Durante la Guerra Fredda, gli USA non hanno esitato di entrare nella politica degli Stati sovrani, con la falsa scusa di voler fermare “il fantasma” del comunismo. Allo stesso modo, oggi è la lotta al terrorismo a trainare la politica estera americana, per influire su quegli Stati che si rivela strategicamente più interessanti. <br /> <strong><br /> Nicaragua</strong>. Uno dei casi più eclatanti di pieno coinvolgimento degli USA nelle attività di contrasto del comunismo è il supporto dato ai cosiddetti 'Contrari' nel 1979, facendo ricorso ad "assassini, violenze e maltrattamento di gente innocente". Allora, Washington stanziò un grande finanziamento a favore delle operazioni del movimento dei Contrari, per poi, dopo di 1984, decretare la loro illegalità con una risoluzione del Congresso americano, ma questo non ha messo fine al supporto del movimento in Nicaragua. Gli USA hanno alimentato il traffico delle armi verso l'Iran, pagando anche i sequestri di cittadini americani a Teheran. <br /> <br /> <strong>Kurdistan</strong>. La stessa situazione si ripropone nel caso del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), gruppo guerrigliero della Turchia che nei primi anni '80 ha avuto come scopo ultimo la costruzione dello Stato kurdo, dietro il supporto della Siria, in cui vivono circa due milioni dei kurdi, con armi, addestramento dei militanti e mezzi finanziari. Le operazioni sono state finanziate anche con la vendita dell'oppio sotto il controllo siriano. Il movimento è ancora vivo con atti terroristici. Il supporto che l'Iran ha dato al movimento militante già dal 1982, ha alla base gli interessi degli sciiti. Anche gli USA sostenevano il gruppo del PKK, nel quadro dell'accordo in merito alla politica regionale iraniana. Considerando che in Iran la popolazione sciita costituisce la maggioranza, non serve molto per capire le intenzioni iraniane. Gli Hezbollah, ispirandosi all'idea della rivoluzione islamica in Iran, ha cercato così di costruire lo stato islamico sul territorio libanese. Il concetto di Stato Islamico continua tra l'altro ad esistere, e viene supportato anche nella Bosnia Erzegovina durante la guerra del 1995, con pieno sostegno ai movimenti di wahaabiti . Si stima che Teheran invia agli Hezbollah dai 60 ai 100 milioni di dollari all'anno, oltre poi quelli inviati al movimento palestinese, visto che la maggior parte delle armi usate contro Israele proviene da Teheran. <br /> <br /> <strong>Cecenia</strong>. I ribelli ceceni chiedono da anni l`indipendenza dallo Stato russo nel nord del Caucaso, dietro il sostegno turco ed americano, anche se il più grande alleato ceceno è l'Arabia Saudita. Durante le guerre del 1994-96 e 1999-2004, il supporto militare e finanziario ai ceceni da parte saudita sfocia anche nell'indottrinamento di wahabiti e fondamentalisti islamici con un'avversione dell'Islam sunnita. Nel 1995, tramite il Consiglio della Sicurezza UN, l'Arabia Saudita aveva intenzione di mettere fine alla guerra con una risoluzione della conferenza islamica che facesse appello a tutto il mondo musulmano a supportare le aspirazioni separatiste dei ceceni. Così, mentre i ceceni hanno dirottato l'aereo russo nel 2001, gli ufficiali dell'Arabia saudita hanno sostenuto quello che era stato definito un "atto terroristico". <br /> <br /> <strong>Algeria</strong>. Supporto al Fronte Polisario, la guerriglia per l'indipendenza del Sahara Occidentale del Marocco esiste dal 1976 e continua tutt'oggi. Il movimento è stato creato nel 1973, con lo scopo di attuare la separazione della regione desertica occidentale dal Marocco. Dopo che la Spagna si è ritirata dalla sua colonia negli anni '70, comincia la guerra del fronte con Rabat. Con il supporto algerino, nel 1976 i separatisti proclamano l'indipendenza unilaterale, e l'Algeria diventa il primo Stato che riconosce il Sahara Occidentale, dandogli pieno supporto militare, finanziario e anche politico. Gli ultimi anni si parla di normalizzazione del Sahara Ovest e di una maggiore autonomia dal Marocco. <em><strong>Biljana Vukicevic</strong></em>
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