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NOTIZIE · OI-265653 · 26/07/2010 18:39:00 · 5809 g fa8 min lettura
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Il separatismo sul cielo mondiale

DiOsservatorio ItalianoSommario

 Alla luce della decisione della Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja, potrebbe scatenarsi un vero e proprio uragano di separatismo che cambierà l'intera situazione politica a livello mondiale, provocando i più forti scontri…

&nbsp;Alla luce della decisione della Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja, potrebbe scatenarsi un vero e proprio uragano di separatismo che cambier&agrave; l'intera situazione politica a livello mondiale, provocando i pi&ugrave; forti scontri in ogni paese in cui esistono&nbsp; aspirazioni secessionistiche. Nel pieno di grave crisi economica &egrave; pi&ugrave; facile operare in piccoli paesi e piccole regioni,&nbsp; sui quali&nbsp; si potr&agrave; avere un maggiore&nbsp; controllo rispetto ad una&nbsp; situazione macro economica. Si parla di confederazione e si pensa all'autonomia, si parla di regionalizzazione e si pensa alla separazione.&nbsp; In questo modo continuano di svegliarsi i risentimenti latenti, che cominciano a scaturire nel riconoscimento degli&nbsp; Stati fantocci, con i quali i poteri forti esorcizzano il fallimento della loro politica per attuare quello che spesso chiamano New World Order. Non &egrave; da escludere l'ulteriore balcanizzazione della regione, visto che cominciano ad essere accreditate le varie ipotesi di&nbsp; divisione del Kosovo, con il conferimento di un'autonomia pi&ugrave; ampia per&nbsp; Kosovska Mitrovica sotto l'ingerenza di Belgrado,&nbsp; come quella che Tirolo&nbsp; del Sud&nbsp; in Italia. Molte sono invece&nbsp; le varie situazioni che ricadono in un caso che sino ad ieri veniva considerato come &ldquo;speciale&rdquo;:&nbsp; il Nord Cipro, Somaliland, Nagorno Karabah,&nbsp; Ossezia del Sud, Abkhazia, Baschi, Pridnijedsovlie, Scozia, Tibet.&nbsp; La crisi dell'ONU negli ultimi decenni del 20simo secolo ha aperto uno squarcio nella&nbsp; crisi del diritto internazionale, a cominciare dalla frantumazione dei Paesi. Si apre una nuova era del diritto internazionale che non ha pi&ugrave;&nbsp; oggettivit&agrave; giuridica, ma che si basa sulla politica delle forza delle potenze internazionali . Il diritto dei popoli all'autodeterminazione si &egrave; trasformato con il caso del Kosovo nel diritto dei popoli a separarsi dagli Stati sovrani. I vecchi piani della &ldquo;regionalizzazione&rdquo; mondiale, insieme con quelli fatti nei laboratori delle varie intelligenze, ora sono una&nbsp; realt&agrave; da cui non ci si pu&ograve; sottrarre. <br /> <br /> I recenti colloqui tra&nbsp; Germania, Austria, Italia e Francia, per inserire&nbsp; le regioni di confine all'interno di una confederazione Alpina, sono l'esempio di come il diritto degli Stati-nazione si sta trasformando in regionalizzazione. Un fronte di discussione si &egrave; aperto tra i cittadini della Svizzera nella regione Baden Vitenberg e nella regione autonoma dell'Austria, la Forarlberg, insieme con le regioni di Como e Varese, Lombardia, Val d`Aosta e la regione autonoma della Francia , Savoia. Il sondaggio dell'Istituto svizzero &ldquo;Swiss Opinion&rdquo; rileva come met&agrave; degli&nbsp; intervistati, per il 70% di et&agrave; media inferiore ai 35 anni, hanno espresso il desiderio che le rispettive regioni aderiscano alla Svizzera. Le pi&ugrave; forti reazioni giungono dalla regione austriaca Forarlberg, che gi&agrave; due volte ha tentato di staccarsi dall'Austria e di aderire alla Svizzera, come negli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale quando l'82% dei cittadini ha chiesto l'adesione con la Svizzera. Allora per&ograve; nessuno voleva una Grande Germania, ma ora si sta facendo strada l'ipotesi di un&nbsp; referendum che coinvolga anche le province&nbsp; italiane di Como, Varese e Val d'Aosta, che godono gi&agrave; di una certa autonomia ed ora aspirano ad una autodeterminazione come due anni fa&nbsp; Roma ha concesso al Sud Tirolo. <br /> <br /> Allo stesso modo, anche la Savoia francese e i&nbsp; tedeschi del Baden Viterberg desiderano un&nbsp; &ldquo;pi&ugrave; alto livello di autonomia&quot;, cos&igrave; come la nuova alleanza fiamminga (NVA)&nbsp; che chiede l'indipendenza dalla parte francofona. Non dimentichiamo le dimostrazioni a&nbsp; Barcellona dei Catalani, che hanno protestato per la decisione della Corte Costituzionale con la quale vengono cancellate&nbsp; le ingerenze di questa regione spagnola.&nbsp; Anche se il referendum&nbsp; per l'indipendenza catalana &egrave; fallito, non si &egrave; smesso di pensare all'indipendenza e alla separazione dalla Spagna di una regione in cui vivono 7 milioni di persone. Il separatismo viene alimentato anche da&nbsp; elementi economici, che insinua in dubbio dello sfruttamento di una parte dello Stato negli interessi dell'altra parte. I casi di separatismo che si accompagnano ad atti terroristici nel tentativo di ottenere la piena indipendenza, sono ancora tanti, come quello della Catalogna e dell'organizzazione sovversiva ETA, dell'Irlanda con l'IRA, dei Baschi&nbsp; oppure del Quebec in Canada.&nbsp; <br /> <strong><br /> Il separatismo mondiale collegato al terrorismo.</strong><br /> <br /> Spesso per proteggere i propri interessi, i Paesi sovrani non escludono un supporto per le tendenze separatiste dei Paesi vicini. La condizione principale per essere uno Stato sovrano &egrave; sicuramente avere la potenzialit&agrave; di proteggere i propri confini. Lo Stato, come termine di organizzazione territoriale, nazionale e culturale, deve essere in grado, dinanzi agli occhi del proprio popolo,&nbsp;&nbsp; di garantire e far rispettare il ruolo dell'organizzazione per tutti i soggetti esteri e nazionali, sulla&nbsp; base della legge internazionale. Se l'incapacit&agrave; statale mette in dubbio la sicurezza dei confini, a quel punto si fa strada l'idea che gli altri Stati sovrani agiscono direttamente oppure indirettamente sul territorio di un altro stato. Questo continuo subentrare nella sfera dell'uno e dell'altro Stato,&nbsp; potr&agrave; sfociare soltanto in minacce alla propria sopravvivenza, oppure essere accantonata nel contesto di interessi economici oppure per un prestigio di ogni genere. <br /> <br /> <strong>Venezuela</strong>. Quello venezuelano &egrave; proprio l'esempio dell'invasione delle ingerenze di uno Stato rispetto ad un altro. In base alle informazioni sino ad oggi note e dei documenti trovati dai militari colombiani,&nbsp; Caracas ancora supporta la guerriglia delle FARK in Columbia con&nbsp; armi e con finanziamenti del valore di 30 milioni di dollari all'anno, portando avanti una politica che ha gi&agrave; 45 anni. Il separatismo, d'altra parte, viene&nbsp; supportato in vari modi: alleanze con i politici oppure con i gruppi sovversivi,&nbsp; conflitti oppure attivit&agrave; illegali di ogni genere. Ancora oggi la FARK si trova sulla lista delle organizzazioni terroristiche, mentre il Presidente Chavez vorrebbe che si chiamassero &ldquo;forze opposte&rdquo;. Durante la Guerra Fredda, gli USA non hanno esitato di entrare nella politica degli Stati sovrani,&nbsp; con la falsa scusa di voler fermare &ldquo;il fantasma&rdquo; del comunismo. Allo stesso modo, oggi &egrave; la lotta al terrorismo a trainare la politica estera americana, per influire su quegli Stati che si rivela strategicamente pi&ugrave; interessanti. <br /> <strong><br /> Nicaragua</strong>. Uno dei casi pi&ugrave; eclatanti di pieno coinvolgimento degli USA nelle attivit&agrave; di contrasto del&nbsp; comunismo &egrave; il supporto dato ai cosiddetti 'Contrari' nel 1979,&nbsp; facendo ricorso ad &quot;assassini, violenze e maltrattamento di gente innocente&quot;. Allora, Washington stanzi&ograve; un grande finanziamento a favore delle operazioni del movimento dei Contrari, per poi, dopo di 1984, decretare la loro illegalit&agrave; con una risoluzione del Congresso americano,&nbsp; ma questo non ha messo fine al supporto del movimento in Nicaragua. Gli USA hanno alimentato il traffico delle armi verso l'Iran, pagando anche i sequestri di cittadini americani a Teheran. <br /> <br /> <strong>Kurdistan</strong>. La stessa situazione si ripropone nel caso del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), gruppo guerrigliero della Turchia che nei primi anni '80 ha avuto come scopo ultimo la costruzione dello Stato kurdo, dietro il supporto della Siria, in cui vivono circa due milioni dei kurdi, con&nbsp; armi, addestramento dei militanti e&nbsp; mezzi finanziari. Le operazioni sono state finanziate anche con la vendita dell'oppio sotto il controllo siriano. Il movimento&nbsp; &egrave; ancora vivo con&nbsp; atti terroristici. Il supporto che l'Iran ha dato al movimento militante gi&agrave; dal 1982, ha alla base&nbsp; gli interessi degli sciiti. Anche gli USA sostenevano il gruppo del PKK, nel quadro dell'accordo in merito alla politica regionale&nbsp; iraniana.&nbsp; Considerando che in Iran la popolazione sciita costituisce la maggioranza, non serve molto per capire le intenzioni iraniane. Gli Hezbollah,&nbsp; ispirandosi all'idea della rivoluzione islamica in Iran, ha cercato cos&igrave; di costruire lo stato islamico sul territorio libanese. Il concetto di Stato Islamico continua tra l'altro ad esistere, e viene supportato anche nella Bosnia Erzegovina durante la guerra del 1995, con pieno sostegno ai movimenti di wahaabiti . Si stima che Teheran invia agli Hezbollah dai 60 ai 100 milioni di dollari all'anno, oltre poi quelli inviati al movimento palestinese, visto che la maggior parte delle armi usate contro Israele proviene da Teheran. <br /> <br /> <strong>Cecenia</strong>. I ribelli ceceni chiedono da anni l`indipendenza dallo Stato russo nel nord del Caucaso, dietro il sostegno turco ed americano, anche se il pi&ugrave; grande alleato ceceno &egrave; l'Arabia Saudita. Durante le guerre del 1994-96 e 1999-2004, il supporto militare e finanziario ai ceceni&nbsp; da parte saudita sfocia anche nell'indottrinamento di wahabiti e fondamentalisti islamici con un'avversione dell'Islam sunnita. Nel 1995, tramite il Consiglio della Sicurezza UN, l'Arabia Saudita aveva intenzione di mettere fine alla guerra con una risoluzione della conferenza islamica che facesse appello a tutto il mondo musulmano a supportare le aspirazioni separatiste dei ceceni.&nbsp; Cos&igrave;, mentre i ceceni hanno dirottato l'aereo russo nel 2001, gli ufficiali dell'Arabia saudita&nbsp; hanno sostenuto quello che era stato definito un &quot;atto terroristico&quot;. <br /> <br /> <strong>Algeria</strong>.&nbsp; Supporto al Fronte Polisario, la guerriglia per l'indipendenza del Sahara Occidentale del Marocco&nbsp; esiste dal 1976 e continua tutt'oggi. Il movimento &egrave; stato creato nel 1973, con lo scopo di attuare la&nbsp; separazione della regione desertica occidentale dal Marocco. Dopo che la Spagna si &egrave; ritirata dalla sua colonia negli&nbsp; anni '70,&nbsp; comincia la guerra del fronte con Rabat. Con il supporto algerino, nel 1976 i separatisti proclamano l'indipendenza unilaterale,&nbsp; e l'Algeria diventa&nbsp; il primo Stato che riconosce il&nbsp; Sahara Occidentale, dandogli&nbsp; pieno supporto militare, finanziario e anche politico. Gli ultimi anni si parla di normalizzazione del Sahara Ovest e di una maggiore autonomia dal Marocco. <em><strong>Biljana Vukicevic</strong></em>

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