Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
La visita prevista tra il Presidente serbo Boris Tadic e il Presidente della Presidenza BIH, come noto, è stata cancellata per un guasto al motore dell'aereo con cui Haris Silajdzic avrebbe dovuto raggiungere Belgrado. Descritta come una visita…
La visita prevista tra il Presidente serbo Boris Tadic e il Presidente della Presidenza BIH, come noto, è stata cancellata per un guasto al motore dell'aereo con cui Haris Silajdzic avrebbe dovuto raggiungere Belgrado. Descritta come una visita “non ufficiale”, rimane ancora in sospeso la definizione di una nuova data per l'incontro. Non è neanche chiaro se si possa parlare realmente di un guasto meccanico oppure delle ultima fasi della “malattia politica” che ha messo la BIH di nuovo sotto la lente d'ingrandimento della comunità internazionale. Leggendo le varie dichiarazioni, però, è palese che neanche la comunità internazionale ha le idee chiare sul da farsi in BIH, in quanto la situazione politica è paralizzata nei circoli partitici che si occupano soltanto di accusarsi a vicenda. In una situazione in cui nessuno cerca il compromesso, il dialogo, la BIH è entrata in una fase di atrofia che ostacola ogni tentativo di sviluppo. Della situazione approfitta anche la comunità internazionale, gongolante nel dimostrare che i politici locali non sono in grado di costruire uno Stato senza la sua presenza, e fiera di tenere in ostaggio popoli che da anni tentano di convivere. I pacifisti esterni “lavorano duro” sopratutto nei momenti in cui si tengono le conferenze internazionali, come l'ultima sessione del Consiglio di Sicurezza ONU. Il rapporto presentato da parte dell'Alto Rappresentante Valentin Inzko non era nemmeno diverso da tanti presentati prima, non perché in Bosnia non sia veramente cambiato nulla in positivo, ma perché sin dall'inizio è mancata l'obiettività nel lavoro di Inzko. Tale impressione è confermata dal rappresentante russo all'ONU, Konstantin Dolgov:" Il rapporto dell'Alto Rappresentante in BIH non è obiettivo né equilibrato, perché eivdenzia connotazioni sopratutto antiserbe. Inzko considera la RS unica responsabile della grave situazione pre-elettorale, in cui lui stesso ha ricoperto un ruolo distruttivo bloccando emendamenti all'atto costitutivo per violazione dei diritti umani”. Inzko, per l'ennesima volta, è caduto nella trappola di invischiarsi nella politica locale schierandosi a favore dei politici di Sarajevo, dimenticando il tono diplomatico che gli abbiamo sentito usare ben poche volte dall'inizio del suo mandato. <br /> <br /> Di recente il rappresentatrice USA all'ONU<strong> Bruck Anderson</strong> ha dichiarato che “<em>dopo 15 anni dalla firma di Dayton, la BiH ha evidenziato dei grandi progressi nel superare il passato, gli ufficiali hanno confermando la buona volontà di distruzione le armi, creando un importante fattore di sicurezza per il Paese</em>”. Con una semplice osservazione, Anderson, ha dimostrato di conoscere la Bosnia meglio di Inzko. Allo stesso tempo, Inzko non si è espresso su aperte violazioni della Costituzione, come quella perpetrata da Haris Silajdzic che si è recato all'Assemblea del CdS e in visita in altri stati senza il consenso di tutta la Presidenza. Silajdzic si è autoproclamato Presidente di tutta BIH, dimenticando che lo Stato bosniaco si basa su un accordo tra tre popoli, tutti rappresentati dalla Presidenza tramite un sistema di turnazione e accordi tra i membri della Presidenza. Un rappresentante delle istituzioni di così alto livello, quindi, non dovrebbe dimenticare o addirittura violare l'atto costitutivo che è chiamato a rappresentare e proteggere. Proprio per evitare polemiche del genere, la Bosnia era sempre stata rappresentata ai summit dell'ONU dal Presidente del Consiglio. Al di là degli errori dei singoli, comunque, ad oggi si afferma come imperativo una seria riforma della Costituzione, nonostante fino a poco tempo fa nessuno avrebbe mai pensato di poter imporre una tale decisione. A tale scopo, il primo passo sarà il vertice di Sarajevo, anche se se già alla vigilia in molti temono un suo fallimento. Mentre presso l'Ambasciata spagnola e l'Ufficio del Ministro degli Esteri, Sven Alkalaj, è stato più volte confermato il protocollo, altre fonti del Ministero degli Esteri confermano una organizzazione del tutto caotica.<br /> <br /> I media bosniaci, invece, speculano su una lettera di un assistente del Ministro degli Esteri, Jasmina Pasalic, al Presidente del Consiglio informandolo che il vertice corre un serio rischio di fallimento. Lo stesso afferma anche il Vice Ministro degli Esteri, Ana Trisic Babic, che conferma che “le preparazioni stanno andando a rilento” mettendo persino in dubbio il fatto stesso che si terrà, in contrasto con i comunicati ufficiali di Bruxelles secondo cui “la Spagna è soddisfatta dello svolgimento delle preparazioni in corso”. In questo momento, non si discute più se il Summit di Sarajevo ci sarà oppure no, ma chi rappresenterà la BIH al vertice, ritornando così ai problemi di sempre circa la rappresentanza e unità del Paese, due tratti fondamentali che rimarranno sempre in dubbio. Problemi che tra l'altro fin quando vi saranno politici i come Haris Silajdzic o Sven Alkalaj che prendono delle decisioni per proprio conto, senza prendere in considerazioni gli altri. Questi i segnali di un'ennesima spaccatura interna alla Bosnia, che sfiorano in qualche modo le dichiarazioni catastrofiche di alcuni diplomatici delle Nazioni Unite, secondo cui "ci si può aspettare la possibile comparsa di nuovo stato” oppure una “pacifica dissoluzione”in modo che “tutti quelli che non sono contenti possano andare via, senza però portare con sé nemmeno un pezzo di terra”. Queste sono le classiche frasi che ascoltiamo nel rivolgersi alla situazione della Bosnia, nell'ottica della creazione di uno Stato centralizzato ben diverso da quello previsto dall'atto di Dayton. E' chiaro che niente in Bosnia "viene deciso secondo l'etica", come invece dovrebbe avvenire in una società razionale, secondo il famoso filosofo danese Soren Kierkegaard nel suo libro “La malattia mortale”. E di fatti, allo stato attuale, in Bosnia se esiste una scelta è solo un mezzo per imporre le idee con la forza, per cui resta solo “una malattia mortale”. <strong><em>Biljana Vukicevic</em></strong>
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