Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Non vi sono dubbi che la paura del terrorismo islamico è ancora fortemente radicata nella società occidentale, influendo così anche sulla politica degli Stati e dell'atteggiamento nei confronti della comunità musulmana. Che sia…
Non vi sono dubbi che la paura del terrorismo islamico è ancora fortemente radicata nella società occidentale, influendo così anche sulla politica degli Stati e dell'atteggiamento nei confronti della comunità musulmana. Che sia 'islamofobia' oppure 'tutela della sicurezza civile ', come dir si voglia, sta di fatto che l'Europa è sempre più restia ad accettare stili di vita o costumi della rigida religiosa islamica, come dimostrato dai recenti casi di multa di alcune cittadine multate perché indossavano il burqa alla guida della loro auto. Avanzano anche polemiche sulla convivenza del credo islamico in zone d'Europa in cui è fortemente radicata la religione cristiana, nel timore che vengano demoliti i propri simboli per far posto ad una nuova religione. Uno scontro interetnico che ha fatto da sfondo anche alla guerra dei Balcani, ed in particolare in Bosnia, dopo i guerriglieri islamici sono diventati il braccio armato più violento dell'esercito bosniaco. Allora, molti non hanno voluto 'notare' questo dettaglio, e la “cecità” europea è stata alimentata solo perchè faceva comodo ed era un fattore di vantaggio nella guerra contro il mondo ortodosso, visto come un simbolo della Russia. Oggi però sono ancora tanti i coinvolgimenti di cittadini della Bosnia in attacchi terroristici in tutto il mondo, mentre si prepara un vero e proprio focolaio nel cuore dell'Europa, perché il richiamo alla conversione e alla 'Guerra Santa' ancora esiste. Fa riflettere il caso dell'organizzazione nata in Bosnia, precisamente a Tuzla, dal nome “<strong>Invito nel paradiso</strong>” (Poziv u raj) da due docenti, uno greco e uno tedesco convertiti all'Islam. Sui loro manifesti affissi nelle città della Federazione BiH è stato scritto “Conversione dei non-musulmani all'islam”. L'invito è giunto nella buca delle lettere della Chiesa cattolica a Maglaj. La cosa strana e che nella Comuità islamica non sanno nulla dell'iniziativa del tedesco, Sven Lau (Abu Adam) e del greco Efstathioss Tsionis. Due strani personaggi, quindi, che su <a href="http://www.youtube.com/watch?v=vp8l5qTSp90">Youtube hanno pubblicato dei video </a>in cui criticano i musulmani che non si comportano come “veri musulmani” e non rispettano le regole dell'Islam. “<em>E` un bene parlarne, perchè anche i media hanno cominciato a parlare di questo caso. Queste cose esistono qui in Bosnia, e si dovrebbe prestare maggiore attenzione a quanto accade</em>” , afferma Padre Filipovic di Maglaj, commentando la lettera ricevuto nella posta della sua chiesa. Stesso volantino è stato ricevuto dal prete ortodosso, Dalibor Dekic a Maglaj. “<em>Un messaggio del genere lascia sia a me che al mio popolo una brutta impressione. Io sono convinto che dietro tutta questa storia non vi è la gente semplice, non vi sono i bosniaci che da secoli hanno convissuto insieme con i serbi. Anche loro, tutti i miei vicini e conoscenti musulmani, quando hanno sentito quanto sta succedendo si sono detti inorriditi</em>”, dichiara il padre ortodosso. Quello che più meraviglia è il fatto di essere riusciti ad organizzare tutto questo senza il permesso del comune e senza una comunicazione al sindaco della città di Maglaj. Per esempio a Tuzla, è stato organizzato un seminario nella sala di cristallo dell'Hotel Tuzla. Allo stesso tempo, se la comunità islamica nega di conoscere questa organizzazione, ci chiediamo come mai al seminario di Sanski Most era presente il Presidente della comunità islamica Mirsad Efendija Spahic. Secondo quanto affermato dal <a href="http://www.pozivuraj.com/">sito web ufficiale</a> si tratta di una organizzazione internazionale che ha come scopo quello di mandare un messaggio al mondo intero, per unirsi intorno ad una vera religione, che è l'Islam. Anche se non viene detto esplicitamente, dal loro atteggiamento e dai video esposti, si può facilmente capire che si tratta di una corrente molto vicina a quella dei waahabiti. Comunità che vivono nei pressi di Maglaj e Gornja Maoca, a Brcko, dove pochi mesi fa si è tenuta l'azione di polizia Svjetlost da parte del Ministero degli Interni della Republika Srpska, che ha trovato una discreta quantità di ogni tipo di armi.<br /> <br /> Interessante anche il fatto che alla Commissione Centrale per le elezioni sia giunta la richiesta di candidatura per le prossime elezioni da parte del primo partito islamico in Europa. Si tratta del “<strong>Partito della strada giusta</strong>” , il cui programma è stato tratto quasi del tutto dal Corano, e dunque unire tutti i musulmani nel mondo, chiudere le agenzie delle scommesse, vietare il consumo di alcol, insomma una serie di misure che si rifanno così alle regole dello Sharia. Il partito, registrato in questi giorni a Sarajevo, è stato fondato da un funzionario del Governo della Federazione BIH, <strong> Admir Pozdreovic</strong>, attuale consigliere del Ministro della Cultura e dell'Istruzione della. Ex membro del partito di Haris Silajdzic , ora vuole portare il suo partito alle prossime elezioni e correre da solo. Organo principale del partito è il cosiddetto Sura, che ha la funzione di dare consigli, al pari dei partiti in Iran. Il logo del partito è scritto in lingua araba, con i tipici simboli del mondo islamico, anche se è stato presentato al pubblico come il partito della multietnicità. Pozderovic è anche autore del libro “Profezie di Muamed – scontri tra la civilizzazione nel 21 secolo e trionfo dell'Islam”, ma anche di testi come “Le alternative offerte dall'acqua in guerra e pace”. Secondo il professore Zoran Milosevic, delll'Università Slobomir e autore di vari libri sull'islam, è del tutto normale che la religione islamica sia arrivata nella politica, anche se potrebbe essere anche un grande pericolo per altre religioni. A suo parere, dietro questo partito sicuramente vi è la Turchia e il suo tentativo di influire ancora sui Balcani. <em>“Solo il nome somiglia molto al nome del premier turco Erdogan, che oggi promuove una nuova politica turca nei Balcani. Il nome di suo partito è “Il partito dell'avanzamento e della giustizia” e somiglia molto a quello 'della strada giusta'. In questo caso, la Turchia si potrà presentare come lo sponsor della “ convivenza” di tutti popoli della Bosnia, anche se dietro possono celarsi intenzioni ben più pericolose"</em>, conferma Milosevic, avvertendo che il messaggio dato è molto diverso da quello della convivenza dei popoli. <br /> Non è da dimenticare che un paio anni fa esisteva un altro partito dal nome “Il partito di Dio – i libri islamici e comprensione della giustizia, verità e libertà delle profezie di Muamed”. Oggi il partito non esiste per opera della Commissione Centrale elettorale ha chiesto un paio di mesi fa al Tribunale di Sarajevo di cancellare questo tipo di partito, non per le idee espresse ma per la sua struttura finanziaria, visto che da anni non sono stati presentati i resoconti. “<em>Questo è uno spazio molto stretto in cui si mescolano tante frustrazioni, per cui è logico che compaiano partiti del genere. Per loro non e` importante quale risultato conseguano nelle elezioni , ma il fato che possono aprire uno spazio politico per le loro idee. Questo e` il loro massimo e sono pronti ad aspettare i risultati anche anni o decenni”,</em> dichiara il sociologo Ivan Sijakovic. Per il momento, c'è da dire, che le attività di questi tipi di partiti sono giunte nei forum di internet, come Facebook, dove si possono trovare anche i profili come quello di Admir Pozderovic o di ex funzionari dell'esercito della BIH e del partito SDA. <br /> <br /> E' chiaro, dunque, che come la guerra fredda ha cambiato il mondo lasciando dietro di sé strane invenzioni, così il terrorismo ha fatto infiltrare nelle varie strutture governative e non governative la paura del mondo islamico e allo stesso tempo ha lasciato uno spazio per far fiorire certi movimenti fondamentalisti basati sul Corano e le leggi dello Sharia. Il paradosso si realizza proprio in Bosnia, dove l'America supporta e favorisce costantemente la parte musulmano-bosniaca, e allo stesso tempo preme e mostra timore per il possibile supporto che Sarajevo potrebbe dare al Presidente iraniano Ahmadinejad, per l'esistenza sul suo territorio di vari gruppi waahabiti collegati a cellule terroristiche, che nient'altro sono che i veterani della “ guerra Santa” in Jugoslavia. L'America avvisa la Bosnia e le ricorda l'amicizia con l'Iran negli anni 1992-1995 facendole pressione per la votazione delle sanzioni presso il Consiglio di Sicurezza ONU. Proprio in occasione dell'ultima visita del Segretario di Stato James Steinberg, il Dipartimento USA ricorda che ogni sostegno a Teheran avrebbe potuto rovinare i buoni rapporti tra i due Stati. Dobbiamo ricordare però che in occasione della guerra in Bosnia, combatterono al fianco della Bosnia circa 2000 iraniani, giunti insieme ad altre migliaia di combattenti da vari Paesi islamici tramite ONG. Anche gli ultimi tentativi di intermediazione da parte della Turchia, tracciano la terra dei Balcani a partire dallo stretto del Bosforo come una terra storicamente vista come “regno ottomano”, mentre nascono i nuovi partiti sostenuti proprio da queste forze. Episodi di questo genere possono anche influire sul clima elettorale ma anche il vertice nel 2 giugno, sul quale tanti puntano e che potrebbe essere oscurata da questi tentativi di “riconciliazione”. La stessa Europa che vieta l'adozione rigida del Corano e il burqa, deve porsi l'interrogativo se questa sua 'cecità' può o meno mettere a rischio la sicurezza dell'Europa. <em><strong>Biljana Vukicevic</strong></em>
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