Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Negli ultimi mesi e sopratutto dopo il tentato attacco terroristico al volo della compagnia “Northwest airlines”, il terrorismo è divenuto ancora una volta un tema frequente dei dispacci delle agenzie di intelligence di tutto…
Negli ultimi mesi e sopratutto dopo il tentato attacco terroristico al volo della compagnia “Northwest airlines”, il terrorismo è divenuto ancora una volta un tema frequente dei dispacci delle agenzie di intelligence di tutto il mondo. Si parla addirittura di nuovi attacchi terroristici, individuando la zona dei Balcani uno dei possibili obiettivi. Vengono così puntati i riflettori su problemi con cui la Bosnia si confronta ormai da anni, ma che risuonano come 'nuovo pericolo' per le società occidentali, focalizzato e amplificato dai media internazionali che stanno alimentando l'incendio dell'islamofobia e del panico da attacchi terroristici. La popolazione islamica, che ora è la quarta in tutto il mondo, viene vista come un vero pericolo per il mondo e per tutte le altre religioni, non solo per la sua nota corrente fondamentalista, ma anche per la sua politica demografica, che ha consentito di aumentare la popolazione islamica a ritmo più sostenuto di altri popoli. Il fondamentalismo islamico e l'esistenza di gruppi islamici e terroristici sul territorio della BIH non è un problema che esiste dall'11 settembre, quando l'America ha deciso di chiamare la lotta contro l'islam con il nome di guerra al terrorismo. Proprio in ragione del fatto che molti erano gli attentatori di 'Al qaeda' che hanno ottenuto la cittadinanza bosniaca durante la guerra nella BIH, accanto a quelli provenienti dal Medioriente che negli anni ottanta hanno fatto i loro studi nella ex Jugoslavia e che sono finiti poi sugli elenchi dei ricercati terroristi, i Balcani continuano ad essere la linea rossa del terrorismo. Da quando il terrorismo islamico “ha bussato alla porta dell'Occidente” si parla ormai spesso su quali potranno essere i punti più deboli e i possibili bersagli dei prossimi attacchi terroristici. Il Ministro degli Esteri Israeliano, <strong>Avigdor Lieberman</strong>, nei suoi colloqui con il Premier macedone Nikola Gruevski ha dichiarato che “la regione dei Balcani sono il prossimo obiettivo della jihad islamica globale”. Lieberman ha precisato che ha le prove che dimostrano le attività iraniane e quelle degli Hedzbollah nell'America del Sud, come parte della rete terroristica in Somalia, Kenya e Nigeria. Teoria che potrebbe essere in parte verificata dal fatto che gli ultimi eventi hanno visto il coinvolgimento di cittadini africani di Kenya e Nigeria, ma Lieberman considera un più ampio scenario in cui, per il reclutamento e le infrastrutture, saranno coinvolti anche i Balcani. Ciò come dimostrato che sono molte le rete umanitarie che trasferiscono fondi dall'Africa e dall'America Meridionale e poi nei Balcani dove vivono molti musulmani. La tesi di Lieberman da anni viene confermata dal Gruppo di esperti per la lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata, tra cui <strong>Domagoj Margetic</strong>, nonché <strong>Dzevad Galijasevic</strong> e <strong>Darko Trifunovic</strong>. Sembra dunque che, dopo il risveglio del fondamentalismo islamico contaminato da correnti terroristici, si riaprono anche vecchi capitoli del passato, che sino ad oggi sono stati messi da parte per dare un'immagine della Comunità Internazionale di struttura in grado di creare uno stato solido e democratico. Oltre ai gravi problemi politici interni della Bosnia, pochi sembrano convenire sul fatto che in Bosnia ancora esistono cellule che fanno parte della rete terroristica internazionale, lasciando ad intendere all'opinione pubblica si trova nel cuore dell'Europa e neanche "troppo lontano". Sulla base delle dichiarazioni di Lieberman , il Ministro degli Esteri della BIH, <strong>Sven Alkalaj </strong>nega ogni possibilità che in Bosnia possano verificarsi eventi di questo tipo, escludendo ogni ipotesi che possano danneggiare l'immagine della BIH soprattutto in momento in cui ci si aspetta la liberalizzazione dei visti. Secondo Alkalaj, sul territorio della Bosnia non esistono né campi di addestramento e né “cellule terroristiche”. Nonostante le smentite di Sarajevo, Lieberman conferma che la BIH ospita una base logistica per estremisti islamici. “La prova sono le transazioni finanziarie che provengono dall'Africa e Sud America per finanziare bosniaci e albanesi nei Balcani. I fondamentalisti ricevono i soldi da Iran e Arabia Saudita, tentando di reclutare uomini per i loro programmi terroristici. I nuovi terroristi saranno poi rimandati a casa per provocare scontri e dare inizio alla rivoluzione islamica, come dichiarato dal Ministro degli Esteri israeliano. Stesse conferme giungono dal Washington Post, secondo il quale non soltanto i paesi islamici, ma anche la stessa America, sotto l'amministrazione Clinton, mujaheedin sono riusciti ad entrare in Bosnia. Dopo la guerra bosniaca del 1996, non hanno preso infatti ancora sul serio il fatto che un gruppo islamico “Jihad islamica di Bosnia” ha cercato di fare un attacco terroristico contro le forze della NATO. Il boomerang è ora tornato indietro. Ieri la Casa Bianca dava ai mujaheddin, il Pentagono rifornimenti di armi e la CIA il supporto logistico e l'addestramento. Clinton pensava che in quel modo avrebbe potuto “comprare la fiducia del mondo islamico” . Il quotidiano francese Le Figaro già nel 1995 scriveva che i fondamentalisti dell'Algeria avevano creato una rete in Europa costituita da guerriglieri addestrati in Afghanistan tra cui anche in Bosnia. Un anno dopo, sono stati arrestati in Belgio alcuni attivisti islamici, tra cui due nati in Bosnia, come responsabili del traffico di armi in Algeria. Da quella data in poi, abbiamo assistito ad una lunga successione di casi di che avevano come protagonisti terroristi islamici coinvolti negli attacchi in tutto il mondo. Uno di questi era anche<strong> Abu Mali</strong>, con nome bosniaco<strong> Safet Catovic</strong>, che ha prestato servizio presso la missione dell'ONU in Bosnia. L'ex consigliere nel Congresso americano, <strong>Joseph Bodanski</strong>, ha confermato che nel 2006, i terroristi islamici e al Qaeda avevano progettato un piano detto “Balcani 2020”, con basi in Croazia, Bosnia, Kosovo e Sangiaccato dove saranno creati centri terroristici per l'Europa. Inoltre, i finanziamenti avvenivano tramite organizzazioni umanitarie, come conferma anche Evan Colman, pubblicista americano e esperto di antiterrorismo. Prove sono state prodotte anche dalla TV pakistana GEO, con un'intervista a Osama Bin Laden dal giornalista Hamid Mir, dalla quale sembra evidente che Osama parla la lingua bosniaca. Qui conferma la sua visita in BIH e i legami tra al Qaeda e l'UCK in Kosovo e in Albania. <br /> <br /> Che il fondamentalismo islamico sia ancora attivo in BIH viene dimostrato anche dal sito web Putvijernika.com, che apertamente attacca il Ministro della Difesa della BIH come regista del traffico di armi in Afghanistan, scrivendo: ”<em>Questo è un chiaro aiuto delle forze di occupazione della NATO e dell'America nella lotta contro i musulmani, e per tale atto devono essere cacciati dalla fede di Allah</em>”. L'esperto per l'Islam nei Balcani, <strong>Stephen Suleyman Schwartz</strong>, dichiara che <em>”i wahabiti si sono infiltrati in Kosovo, ma la situazione peggiore si trova in Macedonia e in Albania, dove non esistono sistemi di controllo per l'islamismo radicale</em>”. Stessa tesi viene sostenuta dal team di esperti per la lotta contra il terrorismo e la criminalità organizzata. Dzevad Galijasevic, da anni parla del pericolo del fondamentalismo islamico, che sta danneggiando gli stessi musulmani in BIH.<em> ”I wahabiti hanno introdotto uno stile di vita talmente diverso e un'immagine distorta dell'Islam, una cosa talmente strana per i musulmani in BIH</em>”, aggiunge. La zona dei Balcani, a questo punto, diventa un luogo logistico-strategico per il terrorismo internazionale. <em>“Non è possibile distinguere il pericolo del terrorismo dal pericolo della criminalità organizzata. Nei Balcani entrambi i pericoli si sono fusi in un unico fenomeno</em>”, dichiara l'analista croato Domagoj Margetic. L'esistenza dei gruppi terroristici, di campi di addestramento, di reclutatori e transazioni finanziarie con riciclaggio di denaro si conoscono da anni, ma fino ad oggi è stato sempre conveniente ignorarli, perché la maggior parte dei membri di tale rete è stata supportata dalla Comunità Internazionale. <br /> <br /> In questo momento di crisi politica per i Balcani, anche se nessuno riuscirà mai a capire cosa accadrà in futuro e dove la comunità internazionale è fallita con una politica parzialmente rivolta agli stessi musulmani e fondamentalisti, i media occidentali scagliano i loro principali sospetti sull'esistenza di cellule terroristiche in Bosnia. La macchina propagandistica USA, anche in questo caso, è il frutto del fallimento delle politiche e delle idee della democrazia. Anche in questo caso potrà essere utile un intervento in Bosnia preventivo per mettere fine alla lunga crisi politica, togliendo semplicemente ogni dubbio se la Bosnia debba o meno entrare nella NATO oppure no. In tal senso, si pronunciano i due scrittori tedeschi <strong>Olaf Ihalu</strong> e <strong>Walter Mayr </strong>che, nel loro libro “<em>Il campo minato dei Balcani</em>” , confermano che la rivalità tra America e Russia nei Balcani non porterà alla pace fin quando questa parte non sarà in Europa. Secondo Ihlau, l'Europa ha sbagliato innanzitutto con la questione del Kosovo, che "<em>doveva essere risolto diversamente". ”Gli europei dovevano raggiungere un accordo con il nuovo governo democratico a Belgrado, mentre dovevano dare maggiore autonomia al Kosovo senza sfociare nell'indipendenza. Di fatti, essi hanno sottovalutato le ambizioni a lungo termine dell'America e lo sviluppo demografico degli albanesi nella provincia. Il popolo albanese, nelle prossime due generazioni, sarà il popolo più numeroso nei Balcani. Non vi sarà più la maggioranza dei serbi, e a quel punto solo Dio li potrà aiutare</em>”, avverte Ilau. Secondo i due autori, il pericolo nei Balcani sta nella fusione in nuovo Paese del popolo albanese diviso tra Montenegro, Macedonia, Kosovo, Albania e sud della Serbia. Allo stesso modo, se i serbi di Bosnia e Kosovo faranno un referendum per l'indipendenza, si uniranno con la Serbia, mentre i Croati con la Croazia e rimarrà una piccola isola islamica, come patria dell'Islam dei fondamentalisti nel cuore dell'Europa, da dove partiranno i possibili attacchi terroristici in Europa. Purtroppo, il fondamentalismo islamico in BIH, tra la propaganda americana e il vero pericolo costituito da gruppi fanatici che vorrebbero dominare la Bosnia e l'Europa stessa, rimarranno ancora vivi fin quando non verrà imposta una lotta onesta contro il terrorismo non solo nei Balcani, ma anche nell'UE. <em><strong> </strong></em><br /> <em><strong>Biljana Vukicevic</strong></em>
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