Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
L'OHR va oltre la sfera politica ed entra nelle decisioni "meramente tecniche" che, di regola, non dovrebbero essere neanche discusse. Nasce così il caso della società elettrica di Brcko, Elektroprenos BIH, partecipata per il 60…
L'OHR va oltre la sfera politica ed entra nelle decisioni "meramente tecniche" che, di regola, non dovrebbero essere neanche discusse. Nasce così il caso della società elettrica di Brcko, Elektroprenos BIH, partecipata per il 60 per cento dalla Federazione e il 40 per cento della RS, dopo che l'HR Valentin Inzko decide di entrare nel merito della nomina del CdA e di cambiare la procedura relativa alla sua eventuale trasformazione, liquidazione o privatizzazione. La RS ha subito presentato una protesta formale, contro una decisione che estromette i rappresentanti serbi dai processi decisionali, e priva la RS di beni dal valore di 16 milioni di KM. Una vera e propria crisi artificiale sta travolgendo in questi giorni la Bosnia, con il forte contrasto tra Republika Srpska da una parte, e la Federazione BiH affiancata dall'OHR, dall'altra. Artefici dell'ennesima crisi gli alti funzionari della Comunità Internazionale che vogliono spaventare i politici locali e indurre quelli internazionali a sostenere le severe decisioni dell'Alto Rappresentante e l'uso dei poteri di Bonn, provocando, ancora di più, una situazione critica, di cui non si vede la fine. Le dichiarazioni contraddittorie che giungono dallo stesso OHR dimostrano anche l'inesistenza di una linea politica coerente da parte di questi tutori della Bosnia, visto che un giorno "la situazione è stabile" e il giorno dopo "è la peggiore degli ultimi mesi e le riforme ristagnano". Le accuse dell'OHR non vedono limiti, incolpando, dopo il Governo di Banjaluka, anche lo stesso Premier<strong> Nikola Spiric</strong>, per aver fermato la nomina di un altro personaggio problematico a Ministro della Sicurezza, dopo le dimissioni di Tarik Sadovic. Così, l'OHR va oltre la sfera politica ed entra nelle decisioni "meramente tecniche" che, di regola, non dovrebbero essere neanche discusse perché non sono sotto la sua ingerenze. Nasce così il caso della società elettrica di Brcko, <strong>Elektroprenos BIH</strong>, partecipata per il 60 per cento dalla Federazione e il 40 per cento della RS, dopo che l'HR <strong>Valentin Inzko </strong>decide di entrare nel merito della nomina del CdA e di cambiare la procedura relativa alla sua eventuale trasformazione, liquidazione o privatizzazione. Per attuare tali decisioni, Inzko ha risparmiato parole minacciose per la RS, accusando i suoi politici di essere sempre di ostacolo, "come nel caso dell'implementazione del 5+2 per la transizione dell'OHR", precisa. <br /> <br /> All'opinione pubblica, e allo stesso Consiglio Europeo, Inzko ha spiegato che ha preso semplicemente delle "decisioni tecniche" per mettere fine alla supervisione de distretto di Brcko, dicendosi meravigliato della reazione eccessiva da parte della RS. "<em>Sarei sorpreso se i funzionari della RS si ritirassero, in quanto non abbiamo fatto nulla di nuovo. Abbiamo solo esteso il mandato degli ex funzionari e del direttore che è un serbo</em>", ha affermato Inzko, precisando che tale decisione è stata presa per mantenere la continuità del funzionamento della società. Se tale intenzione fosse sincera non avrebbe dovuto intervenire. Ma secondo il Ministro dell'Energia della RS, <strong>Slobodan Puhalac</strong>, le decisioni di Inzko negano gli standards della Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE-OECD) e i diritti degli azionisti della RS, che dalle entità saranno trasferite al livello statale per regolare il mercato dell'elettricità. “<em>Così potranno prendere delle decisioni rilevanti anche se manca un rappresentante degli azionisti, nel caso particolare quelli della RS</em>”, conferma Puhalac. Il Governo della RS è infatti respinto le decisioni di Inzko, raggiungendo una dichiarazione congiunta da parte di tutti i rappresentanti della RS, nella quale si sottolinea che <em>“l'Alto Rappresentante, con le sue ultime decisioni, ha attaccato anche la sovranità dello Stato della BIH</em>”. Tuttavia dimentica di dire che la BIH, proprio con queste decisioni, dimostra di non essere affatto uno Stato sovrano, ma un protettorato dei grandi poteri.<br /> <br /> Allo stesso modo, nella riunione di giovedì, il Governo della RS ha deciso di rivolgersi ai tribunali competenti per proteggere i suoi diritti presso la Corte dei diritti umani a Strasburgo, contro l'operato degli Alti Rappresentanti che finora non hanno rispettato l'Accordo di Dayton. “<em>Il governo della RS ha fissato 14 punti, con cui si dichiara che non saranno accettati cambiamenti alle procedure decisionali della Elektroprenos BIH. Viene inoltre dato ordine ai rappresentanti della RS presso la Elektroprenos BIH di astenersi dal partecipare ai lavori interni alla società, fin quando il consiglio amministrativo non risolverà i problemi ad essa inerenti</em> “, afferma Puhalac. Il Governo ha inoltre indetto una sessione straordinaria dell'Assemblea nazionale nel 30 settembre, nel corso della quale saranno approvate delle conclusioni in merito alle leggi emesse da Valentin Inzko, che saranno inviate alla Commissione europea, al Parlamento europeo, al Segretario Generale ONU e a tutti i garanti dell'Atto di Dayton. Ha dato, inoltre, ordine alla Gazzetta ufficiale di non pubblicare le leggi approvate dall'HR che si riferiscono alla RS, il quanto il potere "legislativo" esula dai poteri di Bonn di cui è investito. Secondo la RS, inoltre, le leggi di Inzko sono in contrasto con la direttiva europea 2003/54 EC, base giuridica delle rettifiche al settore energetico.<em> “Il Governo non accetta l'ampliamento delle ingerenza della Commissione di regolamento, con cui si stabilisce la produzione, la distribuzione e la vendita di energia elettrica nel distretto di Brcko. Non accetta neanche la decisione del supervisore per Brcko, in quanto non rientra nei poteri di arbitraggio di Brcko. La RS non può permettere l'appropriazione dei suoi beni in questo modo, in quanto il danno stimato si aggira intorno ai 16 milioni di KM</em>”, ha dichiarato Puhalac.<br /> <br /> A chiarire la situazione che ha provocato una nuova crisi interna, è intervenuto anche l'ambasciatore americano <strong>Charles English</strong>, giungendo a Banjaluka per incontrare Milorad Dodik. Questi ha avvertito l'ambasciatore che i rappresentanti della RS si sarebbero ritirati dalla Elektroprenos BIH, fino a quando l'HR non avrebbe rinegoziato la sua decisione, mentre ha ventilato anche la possibilità che i tutti rappresentanti della RS presso le istituzioni a livello della BIH si ritireranno se Inzko continua questo atteggiamento di imposizione delle soluzioni. Questo ovviamente significerebbe un blocco totale delle attività statali, mentre con le nuove disposizioni e le nuove leggi ci si aspettava di nominare il direttore generale della azienda Elektroprenos BIH e chiudere poi la supervisione del distretto di Brcko entro il 15 novembre. Perché poi tutta questa fretta? Perché così Inzko avrebbe potuto portare dinanzi alla prossima riunione del PIK il suo rapporto che la supervisione di Brcko è stata un successo grazie al suo duro lavoro? Oppure perché Raffi Gregorian, prima di andarsene via, deve chiudere i suoi affari per lasciare intatti certi interessi? Fatto sta che con gli ultimi passi “tecnici” e le accuse dirette in maniera univoca alla RS, Valentin Inzko assume, ogni giorno di più, le sembianze del suo predecessore,<strong> Paddy Ashdown</strong>. Un atteggiamento questo che vuol far credere che la politica della Comunità internazionale, sopratutto quella della linea americana, non è caduta nel fallimento, come accaduto invece in Kosovo, Afghanistan, Iraq. <br /> <br /> Eppure è stato proprio l'analista americano, <strong>David Peterson</strong>, ad affermare che, nonostante tutti gli sforzi fatti dalla Comunità Internazionale e dall'OHR, non è stato fatto altro che uno stato fantoccio, la cui sovranità non è ancora giunta nelle mani del popolo per circa il 50%, mentre oltre la metà del PIL viene sprecato nel settore pubblico. Tutti, come lo stesso Peterson, hanno chiesto di privatizzare molte delle compagnie di Stato per essere rimodernate, ma questo sicuramente avverrà come vuole il FMI e non il popolo della BIH. In questa luce si devono vedere anche le ultime decisioni di Valentin Inzko che ha sforato i limiti della politica per entrare nell'economia, e dunque nell'energia, dove poter esercitare i poteri di Bonn. Secondo lo scrittore britannico <strong>David Chendler</strong>, <em>"i nuovi Stati come BIH e Kosovo sono Stati fantoccio, formalmente indipendenti, ma nella realtà sono le creazioni dei grandi poteri. Questi sono i casi 'degli Stati senza sovranità'. Finora l'OHR era rimasta l'ultima autorità che potesse avere delle ingerenze su questioni inerenti l'ambito della sovranità statale. I motivi per cui l'OHR non è ancora pronto a tirarsi indietro dalle loro ingerenze in BIH, sono gli stessi di quei personaggi che ancora lucrano su questi Paesi, come facevano in Afghanistan e in Iraq, perché ritengono che non si conquista un territorio per poi darlo ai quelli che già ci vivono</em>", dichiara Chendler. Parole che, dette da un britannico, come pure da un americano, hanno il loro peso e la loro credibilità, mentre se fossero dette da Dodik, la RS sarebbe subito etichettata come nazionalista. La verità però è un'altra, ossia che le forze colonialiste in BIH, non lasciano il terreno che hanno conquistato. Sia per nostalgia dell'impero austriaco, sia per il potere che gli ha dato tra le mani l'OHR, Valentin Inzko non vuole lasciare al popolo della BIH quello che vuole avere la Comunità internazionale. <em><strong><br /> </strong></em> <em><strong>Biljana Vukicevic</strong></em>
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