La crisi di Hormuz spinge Aramco a trasformare la sicurezza delle esportazioni in un obiettivo infrastrutturale di lungo periodo. L'amministratore delegato Amin Nasser ha dichiarato a Nikkei Asia che la compagnia, oggi dotata di tre direttrici principali di export, studia una quarta e una quinta via e un potenziamento della capacità di stoccaggio fuori dal Regno, precisando che l'oleodotto Est-Ovest è un fascio di più condotte e non una linea unica.

Nel frattempo il Regno ha venduto circa 100 milioni di barili a raffinerie di Cina, India, Giappone e Corea del Sud per consegne in ottobre-novembre attraverso lo Stretto, con Aramco che si fa carico di logistica e trasporto, mentre la dorsale verso Yanbu non ha ancora recuperato la piena capacità dopo l'attacco del 10 settembre. La strategia consolida il ruolo saudita di fornitore affidabile per l'Asia e sposta il vantaggio competitivo dalla sola capacità produttiva alla ridondanza della rete.